mercoledì 13 febbraio 2019

"Come un gabbiano nero - Gli ultimi giorni dell'imperatrice Elisabetta" - parte II


La tragica morte della "principessa" Sissi


10 settembre 1898

Quella notte anche l'imperatrice aveva dormito assai poco, dapprima disturbata dai cantanti italiani sotto alle sue finestre, poi dalla luce del faro del lago. Si addormentò ma si svegliò di soprassalto nel cuore della notte allorquando il chiarore della luna le illuminò solamente il viso mentre il letto e la stanza fluttuavano in una luce mistica. 
La mattina la sovrana la occupò con il suo lungo rituale della pettinatura. Alle 11, con la sua dama di compagnia, si recò in un negozio di Ginevra per vedere un organetto meccanico dal quale ascoltò le musiche di Verdi e Wagner il cui Tannhäuser era la sua opera preferita. Qui acquistò un enorme organo per i suoi nipotini a Wallsee. Il loro giro proseguì per le vie della città ma si stava già facendo tardi poiché alle 13:40 dovevano prendere il battello. Raggiunsero dunque il Beau Rivage e l'imperatrice si cambiò d'abito da sola mettendoci più del solito: la sua dama di compagnia si preoccupò poiché, se avessero perso il battello, sarebbero rimaste da sole a Ginevra considerando che il personale era già tutto partito. Poiché l'imperatrice s'attardava, Irma fece mandare il lacchè al battello affinché le aspettasse. Sissi intanto beveva del latte e ne porse un bicchiere anche alla sua dama, che però non riuscì a terminarlo tanto era in prenda all'ansia. Infine lasciarono l'albergo. Davanti all'Hotel due figure salutarono l'imperatrice inchinandosi. 
Erano le 13:35.



Le due donne si avviarono verso l'imbarcadero dove il battello già mandava il segnale dell'imminente partenza. L'imperatrice sembrava felice e serena come una bambina e guardando i castagni in fiore ricordò come anche a Schönbrunn fiorissero due volte l'anno. L'imperatore le aveva scritto che a Vienna erano già in piena fioritura. D'un tratto un uomo sbucò da dietro un albero e s'avvicinò alle due dame camminando a zig zag, poi quando fu loro vicino, sembrò come incespicare, e batté forte con una mano conto l'imperatrice che cadde all'indietro senza alcun grido. L'enorme massa di capelli aveva attutito il colpo a terra; Irma invece si chinò su di lei gridando disperatamente. 







L'assassino venne in seguito catturato, processato e arrestato. Si ucciderà qualche anno dopo.


La lima con la quale Lucheni uccise l'imperatrice.
Conservata al Sisi-Museum di Vienna

La aiutò a rialzarsi assieme ad un fiacre che aveva assistito alla scena. Sua Maestà era cosciente, spettinata ma vigile. Molta gente le si avvicinò per chiederle come stesse, non sapendo di essere al cospetto dell'imperatrice. Lei rispose a tutti nella loro lingua e disse di stare bene, che non le era stato rubato nulla. Il cocchiere le spolverò l'abito e nel frattempo era accorso pure il portiere del Beau Rivage che aveva assistito all'evento. Lei disse comunque di stare bene e che non c'era bisogno che la gente si preoccupasse, anzi si incamminò veloce verso il battello convinta che l'uomo che l'aveva assalita volesse solo rubarle l'orologio. Sissi era pallida, comunque agile e veloce. Qualche cenno di dolore sul viso al che la dama di compagnia le chiese se si sentisse bene. Sissi manifestò un lieve dolore al petto. 
Appena salita sul battello, Sissi fu presa da vertigini e si accasciò chiedendo il braccio della sua dama - nel colorito dell'incarnato e negli occhi esangui riconobbe la morte.

Il battello sul quale spirò l'Imperatrice in una fotografia dell'epoca


Elisabetta venne portata al ponte più alto affinché potesse avere giovamento dall'aria fresca. Si chiamò un medico e sopraggiunse una giovane infermiera che con acqua e acqua di Colonia cercò di rianimare l'imperatrice. La dama le slacciò il corpetto per farla respirare meglio e con una zolletta di zucchero imbevuta di etere alla fine Sissi parve riprendersi. Si sedette addirittura mentre il battello era già salpato da un po'. Sebbene fosse seduta ella aveva un'aria distrutta e i suoi occhi tristi vagavano inesistenti attorno a sé. Inginocchiata davanti a Sua Maestà, Irma osservava con attenzione i mutamenti sul volto della sua amata. Gli occhi di Sissi indugiarono sul cielo e sulle montagne. "Cosa mi è accaduto dunque?" chiese ella prima di cadere all'indietro senza conoscenza.



Si riprovò a rianimarla con l'etere mentre Irma le slacciò il corsetto di seta nera per farla respirar di più: fu solo allora che sulla camicia di batista notò una macchia scura grande come un fiorino in corrispondenza del cuore. Fu subito tutto chiaro: l'imperatrice aveva subito un attentato.
Irma fece chiamare immediatamente il comandante e gli rivelò che la dama colpita a morte era in verità l'imperatrice d'Austria. Il battello venne ricondotto al porto e il corpo dell'imperatrice riportato all'albergo su di una barella di fortuna, coperta col suo cappotto nero, scortata da un uomo che teneva aperto l'ombrellino bianco sulla testa della sovrana che sembrava lottare contro la morte.








Sissi venne ricondotta alla sua stanza dove già l'attendeva un medico cui se ne aggiunse un altro che sopraggiunse poco dopo. Oltre la dama di compagnia, sul posto erano presenti anche la moglie del proprietario dell'hotel e un'infermiera inglese che alloggiava al Beau Rivage. Irma mostrò al dottore la ferita che non poté essere esplorata con la sonda poiché con l'apertura del corsetto s'era spostata. 
Il dottore dichiarò che non c'era più speranza. Alle 14:40 venne dichiarata ufficialmente morta. 
Incisa l'arteria del braccio sinistro, non ne uscì una goccia di sangue. Arresto cardiaco: la lima sottilissima dell'assassino aveva trapassato il ventricolo sinistro del cuore di Elisabetta, ferendolo irreparabilmente ma senza dolore - uscì qualche goccia di sangue che causò l'arresto cardiaco. Ella neppure se ne accorse. 
Morì così sommessamente senza dolore, lontano dalle compassate cerimonie della Corte, come aveva sempre voluto.

Fotografia che di solito viene fatta passare per una dell'imperatrice sul letto di morte,
in realtà fotogramma dal primo film muto biografico sulla vita di Sissi del 1921.
Qui sotto il frame dell'assassinio e della morte:






Romy Schneider nella scena tagliata del "Ludwig" di Luchino Visconti, nella quale il regista volle riprodurre la famosa fotografia (falsa) dell'Imperatrice sul letto di morte. 
Il piano sequenza era previsto per essere inserito nel momento in cui Sissi, sull'Isola delle Rose sul lago di Starnberg insieme al cugino, prevede che i reali possano essere uccisi.



Orari del battello annotati dalla dama di compagnia dell'imperatrice Elisabetta. Notare come nel secondo foglio abbia scritto: "Il n'y avait pas de retour!!!"




Curiosità


A Ginevra, per un curioso caso del destino, s'è conservato il battello sul quale morì l'Imperatrice. Ovviamente non è stato fatto di proposito, sarebbe stato troppo macabro...
Il battello M/S GENÈVE è uno dei più vecchi battelli a vapore ancora esistente, risalente proprio al periodo della Belle Epoque, ma che per ovvie ragioni di conservazione non ha l'autorizzazione alla navigazione con passeggeri. Pertanto si trova ancora là all'imbarcadero dove salì Sissi, proprio come 120 anni fa. 
Questa barca fu costruita dalla Società Sulzer a Winterthur nel 1896 per la CGN, in occasione dell'Esposizione Nazionale che si svolse a Ginevra. Nel 1918, il battello venne quasi venduto al Ministero della Marina francese per essere rottamato in seguito a difficoltà finanziarie del CGN, ma il permesso all'esportazione venne rifiutato e la vendita non andò a buon fine.
Il 3 maggio 1928, il battello entrò in collisione con un altro piroscafo del CGN, il "Rhone". Nel 1934, sarà trasformato e rinnovato con l'installazione di un motore diesel-elettrico che fece perdere una piccola capacità di imbarco. 
Accantonato nel 1973, si evitò la sua demolizione grazie all'acquisto da parte di un'associazione privata per scopi sociali: questa associazione si è impegnata nel restauro dei locali interni trasformando il battello in un ristorante turistico.
Un piccolo poster informa i pedoni sulla storia della nave e sulla sua connessione con l'imperatrice Elisabetta.




Da un quotidiano dei giorni in cui morì l'imperatrice: il cuscino del battello Genève, sul quale morì Sissi. Conservato nella cappella privata della Kaiservilla di Bad Ischl, residenza estiva della famiglia imperiale. S'intravede appena nell'ultima foto, chiuso in una teca di vetro a sinistra.




martedì 15 gennaio 2019

"Come un gabbiano nero - Gli ultimi giorni dell'imperatrice Elisabetta" - parte I


Il 30 agosto 1898 l'imperatrice Elisabetta insieme alla sua dama di compagnia Irma Sztaray, al conte Conte Albert Berzeviczy e a qualche cameriera, raggiunse il Grand Hôtel de Caux, sopra Montreux, dimorandovi sotto il nome di contessa di Hohenembs. Ella proveniva da un lungo soggiorno di cura a Bad Nauheim - per il quale aveva dovuto disdire la già programmata vacanza al lago di Carezza e Trafoi (BZ) - dopo del quale aveva visitato Homburg e Francoforte. 


L'imperatrice amava Caux sopra ogni cosa ed era felice di poterci soggiornare. 
Fin dal giorno successivo programmò le numerose escursioni nei dintorni che contemplavano Bex-les-Bains, Rocher-de-Naye, Evian, Ginevra e Pregny dove Sissi desiderava visitare i giardini e le magnifiche serre della baronessa Julie Rotschild. 
Il tempo non fu dei migliori, specialmente durante la visita alla località di Bex-les-Bains, dove una fitta nebbia non lasciava intravedere il bel panorama. Non appena le due donne scesero di carrozza presso l'Hôtel des Salines, la bruma si aprì e l'imperatrice fu avvinta dal bellissimo paesaggio coronato dalle cime innevate del Dents-du-Midi e del massiccio del Trient: contemplarono a lungo quello spettacolo affascinante e rimasero per un po' in profondo raccoglimento. 



Fortemente impressionata l'imperatrice manifestò l'intenzione di prolungare il soggiorno ma già dal pranzo ella cambiò idea poiché i piatti serviti dall'Hotel lasciavano molto a desiderare e la carne era particolarmente dura. Nel pomeriggio ebbe luogo un'altra escursione nei dintorni durante la quale la dama di compagna le manifestò le sue perplessità circa il soggiorno a Ginevra, poichè secondo Berzeviczy "c'è parecchia gentaglia"; Sua Maestà però disse che quelle preoccupazioni erano semplicemente ridicole. 
Il 3 settembre la comitiva imperiale raggiunse Rocher-de-Naye, utilizzando un'affascinante ferrovia a cremagliera che saliva sulla sommità d'una montagna con vista mozzafiato sul lago Lemano, rimanendo incantata davanti al bel panorama che si apriva da lì. 
Il 5 settembre l'imperatrice e il suo seguito prese il battello a Territet: nonostante fosse pieno di viaggiatori, Sissi non fu riconosciuta e ciò le permise di chiacchierare senza provare il minimo imbarazzo, passeggiando su e giù per il ponte, osservando i dintorni e le persone tutt'attorno, criticandone talvolta qualcuna sebbene in modo benevolo. Ad Ouchy il battello si fermò circa 24 minuti, pertanto le due donne scesero e si trattennero su di una panchina all'ombra di un albero, placando la sete con della frutta fresca. Da qui raggiunsero Evian-les-Bains (qui sotto in una fotocromia del 1890 ca.) che, per quanto non entusiasmò l'imperatrice, le diede modo di godere d'una giornata fra le comodità borghesi.


Sul battello le due donne discussero sulla visita alla baronessa Rotschild a Pregny che le offriva il suo yacht per permettere all'imperatrice di arrivare direttamente da lei; Sua Maestà però non accettò anzi fu proprio su quel battello che ella fece scrivere dalla sua dama di compagnia all'Hôtel Beau Rivage di Ginevra facendole prenotare un appartamento.

Il 7 settembre 1898, l'imperatrice Elisabetta rimase al Grand Hôtel de Caux, occupando la giornata con il lavaggio dei capelli che avveniva ogni tre settimane. 
Passeggiando per la terrazza dell'appartamento dell'imperatrice, Irma ripropose alla sovrana di evitare il soggiorno a Ginevra come le aveva già detto i giorni precedenti, sollecitata dalla preoccupazione di Berzeviczy che temeva per la vita di Sissi. Secondo il generale, a Ginevra "c'è parecchia gentaglia". Se proprio non voleva rinunciare a quel soggiorno, che almeno portasse con sé un gentiluomo del seguito che avrebbe potuto scortarla. Per far piacere al generale, l'imperatrice acconsentì a portare con sè a Ginevra il segretario Kromar "anche se non so come potrà essermi utile, dato che egli resterà in Hotel mentre io me ne andrò a spasso".

Qui sotto alcune fotografie del Grand Hôtel de Caux come si presenta oggi, ancora integerrimo nella sua struttura originaria, trasformato credo in centro congressi o roba del genere.





L'8 settembre, ricorreva la festa della Natività di Maria, pertanto la mattina di quel giorno Sua Maestà inviò un telegramma d'auguri alla figlia Maria Valeria. Fu inquietante il fatto che a sera doveva ancora giunger risposta.
La stessa sera la baronessa Julie Rotschild chiamò Irma al telefono per offrire loro nuovamente il suo yacht privato che però ella, per ordine di Sissi, dovette rifiutare facendole sapere che l'indomani l'avrebbero raggiunta per il pranzo con un normale battello di linea. 
In quell'occasione Irma le diede dei chiarimenti a proposito del pranzo, raccomandandole di evitare tutto ciò che potesse disturbare il mantenimento dell'incognito dell'imperatrice. 
Frattanto da Territet alcuni bagagli furono spediti all'Hotel Beau Rivage di Ginevra che l'imperatrice avrebbe raggiunto l'indomani.

Qui sotto, il monumento all'Imperatrice Elisabetta a Territet che la cittadinanza di Montreux commissionò allo scultore italiano Antonio Chiattone nel 1902, per commemorare l’imperatrice assassinata dall’anarchico italiano Luigi Lucheni.



9 settembre 1898... il giorno prima della morte

Alle 8 del mattino di una meravigliosa giornata autunnale, l'imperatrice e la dama di compagnia partirono per Pregny accompagnate da un lacchè che portava i loro cappotti e un piccolo bagaglio. A Terriet s'imbarcarono alle 9 su di un battello di linea: l'imperatrice era serena e l'autunno malinconico sembrava dissipare le ombre delle preoccupazioni e delle sue amarezze. Si addolciva divenendo più bella e sperava, come di consueto, in una visita dell'imperatore che però era sempre occupato a Vienna col suo lavoro. Giunsero a Ginevra intorno a mezzogiorno e all'imbarcadero c'era il segretario Kromar che attendeva le due donne con un messaggio di Maria Valeria. 
Presero dunque la carrozza alla volta di Pregny raggiungendo la villa della baronessa Rotschild (ancora esistente e di proprietà dei discendenti della famiglia) che accolse calorosamente l'imperatrice. Incredibilmente, sul tetto della villa sventolava la bandiera di Casa Asburgo, pertanto Irma si premurò di farla abbassare per non rivelare la presenza dell'imperatrice: la bandiera venne prontamente ammainata. 




La baronessa, una simpatica donna di mezz'età, condusse le donne nella sala da pranzo apparecchiata per tre dove venne servito il déjeuner con sottofondo musicale d'una piccola orchestrina che, quasi per uno strano caso del destino, suonava musiche italiane.
Bevve dello champagne ed assaporò il gelato pregando poi la contessa di inoltrare il menù al marito e alla sorella Matilde particolarmente golosa di gelato come l'imperatrice.
Dopo il pranzo visitarono la villa e il meraviglioso giardino per il quale era molto nota la dimora dei Rotschild: durante la passeggiata Sua Maestà fu colpita dalla portentosa collezione di orchidee e ritornò più volte ad una cascata di fiori bianchi, osservandole con sguardo interrogativo come se avessero voluto dirle qualcosa. Irma fu sopraffatta dal presentimento che sarebbe accaduto qualcosa.... 
La baronessa Rotschild pregò l'imperatrice di farsi fotografare, ma ella disse di no poiché aveva smesso da anni di farsi ritrarre in foto. Credeva che ogni qualvolta si faceva fotografare capitasse una disgrazia....
Fu poi l'ora di ritornare a Ginevra: dopo la visita la baronessa portò il libro degli ospiti sul quale l'imperatrice appose il solo nome di "Elisabetta"; poi lo porse alla sua dama di compagna che aprì il libro su di una pagina bianca sulla quale stava la firma del defunto figlio di Elisabetta, Rodolfo. La baronessa fissò la dama di compagnia poiché aveva notato questo incontro inatteso che l'aveva fortemente scossa; lesta riprese il libro degli ospiti e lo ripose.
Alle 17 l'imperatrice e la dama di compagnia lasciarono la villa di Pregny in carrozza e si diressero a Ginevra. Durante il viaggio Sissi ricordava piacevolmente quel sereno 9 settembre e fu assai vivace. D'un tratto il discorso divenne serio e si toccò la religione. Sissi disse d'esser credente a modo suo, ma non era escluso che un giorno sarebbe diventata estremamente pia. Era un tema che riconduceva sempre alla morte che Sissi confidò di temere anche se spesso l'aveva agognata. Irma si sforzò di trovare un discorso più allegro, ma erano ormai giunte all'Hotel Beau Rivage ove era stato riservato un appartamento per Sua Maestà - ovviamente in incognito col nome di contessa di Hohenembs.



Qui sotto alcune foto dell'Hotel e dell'appartamento di Sissi ancora oggi conservato come un tempo:


Molte cose dell'hotel Beau Rivage di Ginevra ricordano ancora oggi della tragedia di Sissi e testimoniano il passaggio della sovrana fra quelle antiche mura. 

La Hall dell'albergo

Il ballatoio delle stanze del primo piano. La porta in fondo a sinistra è quella
dell'appartamento di Sissi

La bella suite a lei dedicata ("Suite Sissi" per l'appunto) è situata nell'angolo sud-ovest dell'edificio ed è stata ricavata proprio nelle sale dove dimorò Elisabetta, la cui disposizione è rimasta pressoché intatta. La camera da letto di oggi, un tempo era per l'appunto la camera dove spirò Sissi e per quanto le tappezzerie e i mobili siano stati cambiati nel corso del Novecento, le boiserie, le specchiere, il caminetto in marmo e altri arredi, sono ancora gli originali del tempo di Sissi.


Il salottino dell'imperatrice come si presenta oggi. 

La camera da letto dell'imperatrice come si presenta oggi.




Dopo aver riposato un'ora, le due donne fecero un giro per la città recandosi in una nota pasticceria presso il Boulevard du Theatre. Si fece tardi, pertanto le donne ritornarono verso l'albergo, fermandosi da Dimier dove l'imperatrice acquistò un tavolino come dono di Natale per Maria Valeria. 
Ormai era sceso il buio pertanto Sissi ed Irma non ritrovarono la via per arrivare in albergo: Irma si fece prendere dal panico ma Sissi si orientò rapidamente e raggiunse in breve il Beau Rivage intorno alle ore 22! L'imperatrice prenotò la colazione per l'indomani e andò a dormire serena e contenta d'aver trascorso una bella giornata. Irma scrisse alcune lettere, una alla madre nella quale le raccontò quant'era successo quel giorno e poi si mise a letto: ebbe una notte stranamente agitata e la passò più in veglia che dormendo. Si svegliò di soprassalto come se qualcuno l'avesse chiamata con voce acuta; il suo primo sguardo cadde sul Monte Bianco che al sorgere del sole s'incendiava d'un rosso acceso. Era già la mattina del 10 settembre.




mercoledì 26 dicembre 2018

Un canto di Natale e una storia ottocentesca


La versione originale del famosissimo canto natalizio "O Holy Night " (in francese Minuit, chretiens) noto anche come "Cantique de Noël", ha una storia tutta ottocentesca. 

A Roquemaure, in Francia, alla fine del 1843 l'organo della chiesa era stato recentemente rinnovato. Per celebrare l'evento, il parroco chiese al mercante e poeta Placide Cappeau, nativo della città, di scrivere un poema natalizio, anche se quest'ultimo non aveva mai mostrato alcun interesse per la religione. Cappeau accettò e scrisse il testo d'una poesia intitolata "Minuit, chrétiens" (Mezzanotte, cristiani). 


Poco dopo, nello stesso anno, Adolphe Adam - prolifico compositore d'opere e balletti fra i quali "Giselle" del 1844 e "Le Corsaire" del 1856 - ne scrisse la musica. Il canto venne eseguito per la prima volta a Roquemaure nel 1847 dalla cantante lirica Emily Laurey. Il sacerdote John Sullivan Dwight, direttore del "Dwight's Journal of Music", tradusse la canzone in testo inglese nel 1855 di quello che ancora oggi è considerato il canto di Natale più noto, eseguito ogni anno da un'infinità di cantanti pop di tutto il mondo. Sia nell'originale francese che nella versione inglese del canto, così come in molte altre lingue, il testo riflette sulla nascita di Gesù e sulla redenzione dell'umanità. 

Qui il tenore Roberto Alagna lo esegue nel 1997


"L'Idillio di Tribschen" - Un regalo natalizio di Wagner alla moglie Cosima


Era la mattina del 25 dicembre 1870. Cosima von Bülow, figlia di Franz Liszt che fu insegnante di musica di Sisi, festeggiava il suo trentatreesimo compleanno.
Nella villa del marito Richard Wagner (sposato nell'estate di quell'anno, dopo anni di scandalosa convivenza) a Tribschen, nei pressi di Lucerna, ai piedi della scala principale, era stato allestito un gigantesco albero di Natale "alla tedesca" decorato con gli orpelli e i decori più ricchi e più belli del tempo. Ai piedi stavano numerosi regali per tutti i componenti della famiglia, sistemati alla meglio sia sotto le fronde dell'abete che su tavoli stracolmi di pacchi e doni preziosi.
Ma il regalo più bello fu quello che il compositore fece alla moglie, nata come Sissi la notte della vigilia di Natale del 1837, omaggiata con la prima esecuzione di una composizione per orchestra da camera intitolata "L'idillio di Sigfrido". Quindici elementi - quattro violini, due viole, violoncello, contrabbasso, flauto, oboe, fagotto, due clarinetti e due corni - trovarono posto sulle scale principali della casa. Cosima fu svegliata dalle delicate melodie dell'overture della composizione e tutta emozionata raggiunse il parapetto della scalinata abbigliata con una vestaglia da camera di color ceruleo, commossa, assistendo con gioia all'esecuzione dei musicisti che si voltarono verso di lei quand'ella comparve. Tra essi vi era il famoso direttore d'orchestra Hans Richter, che suonava la viola ed eseguì anche la breve parte della tromba, imparando a suonare lo strumento appositamente per l'occasione. 

Una cartolina Liebig di fine Ottocento.

Wagner aveva consegnato la partitura a Richter a inizio dicembre, e questi a Zurigo aveva copiato le parti e preparato l'orchestra. Il brano era stato provato l'11 e il 21 dicembre a Zurigo in presenza di Wagner, e l'orchestra raggiunse Lucerna solo nella vigilia di Natale, tenendo una prova generale presso l'Hôtel du Lac. Nel mattino di Natale gli orchestrali, dopo aver accordato gli strumenti nella cucina di casa Wagner, si sistemarono nella scala e, alle sette e mezza del mattino, cominciarono l'esecuzione diretti dal compositore stesso in vestaglia da camera.
Cosima scriverà nel suo diario:

«Non posso raccontarvi niente di questa giornata, bambini miei, niente riguardo ai miei sentimenti, niente riguardo al mio stato d'animo, niente, niente. Posso solo informarvi, chiaramente e semplicemente, di cosa è successo. Quando mi sono svegliata ho sentito un suono che cresceva d'intensità, e non mi sembrava più di sognare, la musica mi avvolgeva, e che musica! Al termine, Richard mi raggiunse insieme ai nostri cinque figli e mise fra le mie mani la partitura del suo "regalo sinfonico di compleanno". Ero in lacrime, ma lo era anche il capofamiglia: Richard aveva disposto l'orchestra nelle scale e così aveva consacrato la nostra Tribschen per sempre!  - così era intitolata la composizione [...]»


Qui sotto, "L'idillio di Sigfrido" diretta da Herbert von Karajan 
 


Dopo il risveglio e la colazione, l'orchestra eseguì nuovamente l'Idillio, seguito dalla marcia nuziale del Lohengrin e dal settimino di Beethoven, concludendo con una terza esecuzione dell'Idillio.
Un episodio tanto emozionante per la donna che finalmente poteva vivere pienamente e alla luce del sole la relazione col compositore, circondata dall'affetto dei figli e del marito; una scena immortalata anche dal regista Luchino Visconti nel suo capolavoro "Ludwig" (qui sotto in foto)


Cosima e Richard in una fotografia del 1872 ca.

giovedì 15 novembre 2018

Rituale delle "tre bussate" nei funerali degli Asburgo


Scena del funerale di Rodolfo d'Asburgo dal fiction "Il destino di un principe" diretto da Robert Dornhelm nel 2006. 
Qui si mostra la "cerimonia delle tre bussate" che si crede tradizionale dei funerali della famiglia imperiale d'Austria. 



In realtà, secondo quanto riportato dalla direzione della Cripta dei Cappuccini di Vienna, tale riturale è quello che potremmo definire un "falso storico": nella cronaca dell'epoca, come avrete potuto notare, non v'è traccia di questa usanza e, per quanto il Corti lo riporti nella sua biografia su Sissi, nei giornali del tempo non si fa menzione del rituale neppure al funerale di Rodolfo o a quello di Francesco Giuseppe. Anche dalla Cripta dei Cappuccini, così come scritto in diversi articoli austriaci, ci viene detto che il rituale venne creato ex-novo per il funerale dell'ultima imperatrice d'Austria, Zita di Borbone-Parma, che venne tumulata nella tomba della famiglia nel 1989. Qui il rituale: La stessa cerimonia venne fatta per Otto d'Asburgo, figlio di Zita, arciduca ereditario d'Austria-Ungheria, morto nel 2011: 



Ciononostante, l' Illustrierte Kronen Zeitung del 1° dicembre 1916, in occasione del funerale di Francesco Giuseppe ci dice che: 
"L'imperatrice Anna fondò il monastero e la cripta nel 1617, ma la maggior parte delle usanze furono introdotte per la prima volta dall'imperatrice Eleonora Magdalena Teresa, moglie di Leopoldo I, che morì nel 1720. Quando il corteo funebre con la bara si avvicinò al cancello di ferro che chiudeva le tombe in fondo alle scale, il Gran Maestro della Corte dovette bussare alla porta della cripta e chiederne l'ammissione. Senza aprire, dall'interno della cripta, il Padre Guardiano chiese: "Chi c'è?" "Sua Maestà, l'imperatore più imperiale... " rispose l'Obersthofmeister da fuori. "Ignosco, non lo conosco!" rispose il Guardiano. Di nuovo, il Gran Maestro della Corte bussò e alla rinnovata domanda su chi fosse, egli invocò i titoli e le onorificenze del principe che veniva portato nella tomba. "Ignosco, non lo conosco!" fu la fredda e secca risposta. Per la terza volta l'Obersthofmeister bussò e per la terza volta dalla cripta chiusa giunse nuovamente la domanda. "Un peccatore... " risponde il Gran Maestro della Corte, "... nostro fratello..." Solo allora il cancello si aprì. Nella cripta, la bara fu riaperta e il Gran Maestro della Corte mostrò il cadaveri ai monaci dell'ordine presenti. Il Padre Guardiano lesse il titolo e il nome del defunto da una pergamena già pronta, e quindi pose il rotolo nella bara ai piedi del cadavere. Consegnò una copia del rotolo al maggiordomo, un'altra fu tenuta a Corte e una terza venne consegnata ai monaci di Sant'Agostino. Poi la bara fu chiusa, le due serrature della bara chiuse a chiave e una delle due chiavi venne consegnata al Padre Guardiano dal Gran Maestro della Corte Queste cerimonie medievali, come ci hanno detto gli iniziati, sono state richiamate nel corso del tempo e non furono più osservate dai funerali dell'imperatore Giuseppe II, sebbene i singoli trattati di quel tempo ne parlino ancora. Per inciso, l'origine di queste usanze può essere trovata in Spagna, e l'imperatrice Eleonora [di Gonzaga, sovrana del Sacro Romano Impero, arciduchessa d'Austria, regina d'Ungheria e Boemia, come moglie di Ferdinando II], in particolare, sembra avesse adottato tal modesto modo d'entrare nella tomba con disposizioni simili del tempo di Carlo V." 

Comunque mi pare sia una cerimonia molto toccante, evocativa e solenne. Prima di entrare in chiesa, il maestro del cerimoniale che precede la bara, bussa per tre volte alla porta chiusa della casa del Signore. Dentro, il Padre Guardiano chiede chi sia e dal di fuori si elencano tutti (ma proprio tutti!) i titoli nobiliari del defunto ai quali il prete risponde di non conoscere nessuno in quel modo; allora il maestro del cerimoniale bussa di nuovo e il sacerdote ridomanda chi sia, al che dall'esterno rispondono con il titolo nobiliare principale del defunto, cui il Padre Guardiano risponde di non conoscere la persona che vuole entrare. In ultimo tempo, il maestro del cerimoniale bussa per una terza volta e alla domanda "Chi vuole entrare?" si risponde "Sono ..., un umile povero peccatore" al che le porte del Chiesa dei Cappuccini vengono aperte e il feretro può finalmente entrare. Nella morte noi umani siamo tutti uguali; con e senza titoli. Lo sfondo di questa cerimonia è la convinzione cristiana che l'uomo non può andare davanti a Dio con titoli e onorificenze ereditati, nemmeno con alte cariche nobiliari e le decorazioni: solo la fede e le buone opere di fede che un uomo ha compiuto nella sua vita, contano davanti a Dio.


giovedì 1 novembre 2018

Otto d'Asburgo-Lorena: un altro Asburgo scandaloso


Ricordiamo oggi l’anniversario della morte di quel perdigiorno dell’arciduca Ottone d’Asburgo-Lorena, figlio di Carlo Ludovico (fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe), nonché fratello dell’erede al trono Francesco Ferdinando e padre dell'imperatore Carlo I, avvenuta a Vienna il 1° novembre 1906. 

L'arciduca Otto, detto "Bolla", è considerato uno degli Asburgo più scandalosi. 
La sua vita è iniziata come una classica biografia asburgica: venne al mondo il 21 aprile 1865 a Graz, da una famiglia rigidamente cattolica, quale secondo figlio di Carlo Ludovico e della sua seconda moglie Maria Annunziata di Borbone. Il principe è descritto come amichevole e cordiale, in contrasto con suo fratello maggiore Francesco Ferdinando d'indole riservata e seria, per quanto assai geloso del fratello minore. 
Otto, come previsto per i figli della dinastia, fu ben presto avviato alla tipica carriera da ufficiale per quanto fin da bambino dichiarò tranquillamente di non essere affatto interessato alla carriera militare - piuttosto giocava spesso cattivi scherzi ai suoi insegnanti. Tuttavia, fu sempre molto benvisto dalla famiglia, ed era pure molto più popolare di suo fratello, perché aveva una natura allegra, amabile e socievole. 
Crescendo divenne un uomo molto bello che gli valse l’appellativo di schöne Erzherzog, il bell’arciduca.


Nel 1886, su pressione della famiglia, sposò Maria Josefa (1867-1944), figlia del re sassone Giorgio e dell'Infanta Maria Anna del Portogallo. La sposa era estremamente religiosa e quindi considerata adattata alle convenzioni della Corte. Dal matrimonio nacquero due figli: il futuro imperatore Carlo (1887-1922) e un altro figlio Massimiliano Eugenio (1895-1952). 

Tuttavia, l'arciduca era un bon vivant e amava le allegre e scanzonate compagnie. Fu protagonista di numerosi scandali per via del suo stile di vita dissoluto che provocò grande indignazione nel pubblico, ma anche nella famiglia imperiale. Fra questi si ricordano due episodi che fecero storcere il naso a tutta la Corte – ivi compresa la bigottissima figlia di Sissi, Maria Valeria, che ne parlerà anche nel suo diario: una volta, all’Hotel Sacher, durante un’orgia, il bell’arciduca, completamente ubriaco andò in giro in costume adamitico per i corridoi dell’albergo con solo i guanti bianchi, la spada e l'Ordine del Toson d'Oro a coprire le sue nudità. Tra le sue braccia, si dice, la moglie dell'ambasciatore britannico… Immaginate!! Francesco Giuseppe, furioso, lo confinò per tre mesi in un monastero.
Un altro scandalo, che condusse pure ad un’inchiesta del Consiglio imperiale, fu quando in occasione di un funerale il bell’arciduca saltò col suo cavallo sopra alla bara del defunto, causando il diniego degli astanti!
Otto aveva fatto parlare di sé anche quando durante un banchetto nella sua guarnigione di Klagenfurt aveva gettato fuori dalla finestra i ritratti della coppia imperiale dopo averli usati per alcuni scherzi di pessimo gusto. L'imperatrice Elisabetta nel suo diario poetico scrisse proprio una poesia intitolata "Una storia vera" dedicata a questo episodio.
Una sera, invece, completamente ubriaco, insieme ad alcuni amici salì fino alla camera da letto della moglie per mostrar loro “una suora”, o "una santa"... Dipende dal libro che si legge! Fortunatamente un aiutante di campo, il conte Durkheim, evitò che l’uomo entrasse nella stanza insieme alla sua combriccola.


Come s’intuisce, il matrimonio dell’arciduca non doveva funzionare troppo bene, soprattutto per la disuguaglianza caratteriale dei due coniugi, e stava in piedi solo per proforma, dal momento che il divorzio non era possibile. Sicchè la coppia ebbe pochissimi contatti. Ciononostante, Otto rese la vita di sua moglie veramente un inferno. Ella trovò sostegno nella sua profonda religiosità, con la quale tentava di superare l’umiliazione derivata dagli scandali del marito. 
Otto ebbe anche innumerevoli relazioni extraconiugali dalle quali egli ebbe pure alcuni figli illegittimi, alcuni dei quali furono addirittura riconosciuti ufficialmente: un figlio (Alfred Joseph von Hortenau, 1892–1957) nacque dalla relazione con la ballerina Marie Schleinzer e una figlia (Hildegard von Hortenau) probabilmente dal legame di lunga data con la cantante d’operetta Louise Robinson.
La ballerina fu esiliata da Vienna per intervento di Francesco Giuseppe e fu fatta sposare a un suo vecchio spasimante, il medico ebreo Julius Cohn. Costui sì convertì al cattolicesimo e riconobbe come suoi i due bambini. In cambio ricevette il titolo di barone Von Hortenau, una rendita finanziaria e una villa.
Qui sotto una foto della ballerina e dei suoi due figli avuti con l'arciduca Otto:

 

Nelle sue innumerevoli avventure sessuali contrasse la sifilide... poteva esser diversamente? Forse Maria Josefa pregava proprio affinché quello scapestrato del marito avesse la giusta punizione divina. In assenza di cure mediche efficaci, in effetti questa malattia era una vera e propria condanna a morte, una malattia lunga e terribilmente invalidante. Le conseguenze dell'infezione furono così massicce che Otto che scomparve dal pubblico: il suo naso si deformò e doveva essere spesso sostituito con una protesi di gomma. La laringe si decompose e per questo motivo era pure difficile stargli vicino a causa dell'odore del tessuto in decomposizione. 
Otto trascorse dunque i suoi ultimi anni in isolamento forzato presso Villa Döblinger, assistito da "sorella Marta" dietro la quale si celava la sua ultima amante, Louise Robinson. 
Qui pare che l’uomo si sia ricongiunto a Dio. Oltre alle rare visite della moglie, l’arciduca veniva visitato regolarmente della matrigna, l’arciduchessa Maria Teresa, terza e ultima moglie del padre Carlo Ludovico. 
Il 41enne Otto fu liberato dalla sua sofferenza il 1° novembre 1906. Nonostante tutto, il suo corpo è sepolto nella cripta dei cappuccini di Vienna.

La vedova Maria Josefa uscì dall’ombra solo dopo la morte del coniuge e sopravvisse a lui per diversi anni. Dopo l’incoronazione di suo figlio Carlo, ella assunse il ruolo di orgogliosa madre imperiale, impegnata in ruoli di rappresentanza e in seguito nella cura dei feriti durante la prima guerra mondiale.
Dal momento che l'imperatore Francesco Giuseppe perse suo figlio Rodolfo nel 1889 e non ebbe altri figli maschi, il fratello Carlo Ludovico sarebbe divenuto sovrano d’Austria e Ungheria. Purtroppo però egli morì nel 1896 dopo un viaggio in Terra Santa: era talmente tanto pio e devoto che pare abbia bevuto l’acqua infetta del Giordano dalla quale contrasse la febbre tifoidea. 
Quando si paventò l’imminente morte dell’arciduca suo padre, Francesco Ferdinando divenne erede al trono ufficiale ma in quel frangente, gravemente affetto da una malattia polmonare tubercolare che lo obbligò ad un lungo soggiorno al Grand Hotel Mendelhof (oggi abbandonato) al Passo della Mendola (BZ), s’ipotizzò un’ipotetica successi di Otto al trono… cosa che per fortuna fu scongiurata da un buon recupero dell’effettivo pretendente.