martedì 24 marzo 2020

Il fratello di Francesco Giuseppe a Carezza

Una storiella curiosa mi salta fuori da un giornale altoatesino del 1911



L'arciduca Ludwig Viktor, il fratello omosessuale dell'imperatore Francesco Giuseppe, in vacanza a Merano, in compagnia del suo aiutante di campo, imboccò con la sua automobile la strada della val d'Ega che da Bolzano sale a Carezza, sebbene il transito fosse stato vietato - cosa che all'arciduca era stata fatta presente. Si telegrafò dunque al prossimo paese, probabilmente Ponte Nova (Birchabruck), affinché si bloccasse l'automobile. 



Così l'autovettura fu costretta a fermarsi perché due carri furono messi di traverso sulla strada. Un folto gruppo di contadini si posizionò di guardia con falci e forconi. L'aiutante dell'arciduca fece presente al rappresentante del Comune l'identità della personalità sull'automobile, ma il pubblico ribatté che "l'Altezza Imperiale deve rispettare le leggi come tutti gli altri". 
Si chiese l'intervento del capo distrettuale che tuttavia fu costretto a riconoscere che la competenza sulla viabilità era del Comune. L'aiutante riesce allora a telefonare a Bolzano alle autorità superiori, ottenendo la risposta che - per una volta tanto - "il Comune potrebbe soprassedere" e lasciar passare l'automobile con l'arciduca. A malavoglia il rappresentante del Comune si ritira, ma l'assembramento non si scioglie: i paesani non vogliono che la macchina passi. "La cosa si protrae per altri tre quarti d'ora, finché anche i più riottosi lasciano il campo, e l'arciduca può proseguire."



mercoledì 18 marzo 2020

L'imperatrice civettuola - Elisabetta e la liaison con uno sconosciuto

Poco noto è l'episodio di un lungo flirt che l'imperatrice intrattenne con uno sconosciuto, o per esser più precisi con un normale funzionario di Vienna. La storia viene narrata già dal biografo Corti nella sua biografia sull'imperatrice dei primi anni del Novecento, che ebbe modo di conoscere il protagonista e di leggerne le lettere.



È martedì grasso del 1874 quando Elisabetta decide di andare ad un ballo in maschera che si teneva al Musikverein la bellissima sala dove ogni anno si svolge il concerto di Capodanno, ovviamente in incognito. Solamente la sua dama di compagnia Ida Ferenczy, la parrucchiera Fanny Feifalik e la cameriera Gabrielle Schmidl, sono parte del segreto, giurando ovviamente di non raccontar nulla in giro. La sera, mentre all'Hofburg tutti stanno dormendo, Elisabetta indossa un costume da domino (uno dei travestimenti più classici del carnevale veneziano) in broccato giallo, mette una parrucca rosso-bionda sulla sua chioma e una maschera nera orlata di lungo merletto che le nasconde praticamente tutto viso. Ida Ferenczy si veste invece da domino di colore rosso che promette all'imperatrice di chiamarla solo Gabriella, col nome della cameriera, anch'essa alta e slanciata, cosicché qualsiasi sospetto possa per l'appunto cadere su di essa.
Si dirigono quindi al Musikverein ove si svolge l'elegante e tradizionale ballo del Mardi Gras, una delle feste più ricche, sfrenate e alla moda della città. Tutti ne parlano, l'imperatrice è curiosa. Ida e Gabrielle si siedono in galleria cosicché possano vedere bene il trambusto nella sala da ballo. Quando la Ferenczy notò che intorno alle 23:00 l'imperatrice era annoiata, suggerì di indicargli una persona da portargli al posto per poterci conversare. Elisabetta è presa dall'idea, guarda nella sala in cerca di un giovane di bell'aspetto che cammina su e giù da solo sul bordo della pista da ballo. Ne vede uno il cui volto le sembra nuovo; lo indica, Ida corre giù per le scale e, sotto la protezione della sua maschera, gli infila il braccio sotto quello di lui informandosi se conosca quello e quell'altro - all'uomo vien subito facile capire che la donna voglia sapere se è in rapporti con l'aristocrazia. Non conoscendo nessuno, Ida chiede al gentiluomo se gli piacerebbe intrattenere una sua amica seduta da sola nella galleria. L'uomo acconsente e il domino rosso lo conduce al domino giallo. Lo straniero si presenta, si chiama Friedrich Pacher von Theinburg ed è un funzionario ministeriale, praticamente uno completo sconosciuto a Vienna. La conversazione è imbarazzata, l'uomo vuol scoprire chi è la sua interlocutrice; l'imperatrice si diverte a civettare. Si alza, si avvicina al parapetto della galleria con la sua figura slanciata e chiede se conosce l'imperatore, cosa si dice del suo governo... Risponde in maniera cauta, ma assai verace. Poi d'un tratto la donna gli chiede se conosce l'imperatrice, se gli piace e cosa pensa di lei. "La conosco solo di vista quando va al Prater per cavalcare", spiega il giovane. "È una donna meravigliosa, bellissima. Ma i sudditi deplorano ch'ella si mostri così poco, e che è troppo impegnata con i suoi cavalli e con i suoi cani." Elisabetta si diverte a parlare, andando in giro con Fritz al quale per un tratto balenò nella mente che quella potesse esser davvero l'imperatrice. Poi Sissi gli chiese quanti anni le desse e lui azzeccò l'età esatta della sovrana. Lei rimane spiazzata, cerca di cambiar discorso. La conversazione langue. Ella d'un tratto si alza e dice al giovane di andarsene. Fritz, scherzosamente le dice che non è carino mandare a chiamare le persone, tempestarle di domande e poi liquidarle in quel modo. Elisabetta allora lo fa rimanere al palchetto, poi decide di scendere nella sala da ballo, al braccio dello sconosciuto. 
Egli non sa chi sia la sua compagnia, ma è sicuro si tratti di una gran dama: lo si capisce dal modo di muoversi, di camminare, di incedere fra le gente... E' chiaro che lei non è abituata a stare in mezzo alla calca, sussulta ogni volta, non si sente sicura e propriamente a suo agio. Egli lo percepisce. L'imperatrice vuole conoscere le origini della sua famiglia, la professione e molto altro, parlano del suo poeta preferito Heinrich Heine che anche quello di Pacher. Con ciò, conquistò completamente l'imperatrice. Fritz le chiese di rivelargli la propria identità, ma la donna si ritrae sempre di più. La prega di togliersi un guanto per mostrargli la sua mano, sia pure senza anelli. Ma l'imperatrice ricusa. "Mi conoscerai, ma non oggi" gli riferisce. "Ti andrebbe di venire con me a Monaco o a Stoccarda?" gli chiese. Lui rispose: "Ti seguirei in capo al mondo!"
Passano due ore e l'imperatrice deve tornare a Corte. Egli le lascia l'indirizzo e lei gli promette di scrivergli presto. Scendendo le scale del Musikverein seguiti da Ida, l'uomo fa per scostarle il pizzo della maschera per vedere un po' di più del volto dell'interlocutrice, ma gettando un grido, Ida si frappone fra i due. Fritz allora la accompagna alla carrozza promettendole di non ritornare nella sala, quasi come due fidanzatini. Elisabetta e Ida, salgono sulla carrozza, non senza istruire il cocchiere di portarle all'Hofburg attraverso strade secondarie, in modo che lo sconosciuto non possa seguirle. 

Il piccolo episodio sulla conoscenza al ballo al Musikverein e l'unico flirt dimostrabile dell'Imperatrice 
Fritz non ha pace. Vuol sapere chi sia quella donna. Gira al Prater senza sosta per scorgere l'imperatrice e avere un raffronto. un giorno si scorgono. Elisabetta trasale emozionata.
Una settimana dopo, Pacher riceve una lettera da Monaco: "Caro amico", scrive Gabrielle più che fiduciosamente, "Sono passata di qui da alcune ore e uso i brevi momenti del mio soggiorno per darvi il ​​promesso segno di vita... [...] Avete parlato con mille donne e fanciulle, vi è sembrato di trovarvi diletto, ma la tua mente non ha mai incontrato l'anima correlata. Finalmente avete trovato quello che stavate cercando da anni, per tornarlo forse a perdere di nuovo."
Fritz risponde immediatamente, chiede a Gabrielle con chi sta trascorrendo la giornata, se egli ha da esser geloso e via dicendo. Porta la lettera all'ufficio postale principale, in modo che possa essere depositata fermo posta come concordato. Dopo due giorni, chiede e scopre che la busta è stata ritirata. Mentre il giovane prende sul serio l'avventura per Elisabetta il tutto è un gioco, un civettare, un simpatico intermezzo nella sua triste vita. 

Nel marzo dello stesso anno manda una seconda lettera al suo ammiratore: "Caro amico, quanto mi fai compassione! Tanto tempo senza mie nuove, che deserto sarà la tua vita, come interminabili le ore! [...] Se pensavo a te? Quel che pensavo lo so io e tanto basta. Non sono in dovere di appagare la tua curiosità, signor presuntuoso, sicché su questo punto non ti dirò nulla. [...] Mi stai sognando o stai intonando canzoni nostalgiche nella notte tranquilla? Nell'interesse del tuo vicinato, auguro piuttosto la prima cosa... Cordiali saluti, Gabrielle ".
Elisabetta fa spedire la lettera alla sorella Maria che si reca alle cacce in Inghilterra, così da depistare le tracce. Il Pacher è travolto da emozioni indescrivibili. Chi sarà la dama? Alla lettera ne segue un'altra nell'aprile dello stesso anno narrando del suo odio per i cani, ovviamente per mettere il Pacher su falsa pista... Le mille domande che lui pone nella sua lettera, la richiesta di aver maggiori informazioni sulla donna della quale aveva probabilmente compreso l'identità, fanno stizzire l'imperatrice che per castigarlo cessa del tutto la sua corrispondenza. 

Undici anni dopo, Elisabetta si ricorda di questo intermezzo giocoso. Domanda dunque alla Ferenczy di rintracciare l'indirizzo dell'uomo. lo aveva intravisto talvolta al Prater, ne aveva trovato il nome sui giornali. Nel 1876 avevano provato invano a rintracciarlo soprattutto per riavere indietro le lettere.
Gli scrive nuovamente sotto il nome di Gabriella, pregandolo che le mandi il suo indirizzo esatto e la sua fotografia. La lettera è spedita suscita emozione stupore nel destinatario che nel frattempo si era sposato con una donna "che ti somiglia per statura e figura", "diventato calvo", e padre di una bambina. "Puoi se ti garba, dopo questi lunghi undici anni, deporre senza timore il tuo domino e chiarire la misteriosa avventura che m'interessò più d'ogni altra toccatami...", scrive nel giugno 1885. 
In ottobre, infine, egli riceve una lettera da parte del domino rosso (dunque da parte di Ida) nella quale gli chiede se egli si sia poi deciso a farsi fotografare nelle vesti di marito, con la sua "paterna calvizia". La lettera anodina, indispettisce (giustamente) il Pacher che crede d'esser nuovamente preso in giro dalla dama. Stizzito, in questo stato d'animo nel quale non si dovrebbe mai scriver lettere, invia questa risposta ad Elisabetta:

"Pregiatissimo domino giallo e rosso, mi duole assai che tu, dopo undici anni, trovi ancora necessario giocare con me a rimpiattino. Gettare la maschera, dopo tanto tempo, sarebbe un gustoso epilogo del martedì grasso 1874; una corrispondenza anonima, dopo tanto tempo, presenta scarso interesse. La tua prima lettera di Carnevale mi fece piacere; quest'ultima mi ha irritato. Non può gradire la diffidenza chi sa di non meritarla. Addio, senza rancore...!"
Al ricevere la lettera, l'imperatrice la ripone indispettita e la liaison del domino giallo finisce così. Elisabetta ne scriverà indispettita nella sua poesia La lettera del 1885:

Il terzo, beh, quello era una bestia!
Davvero un volgarissimo beast;
calvo per giunta, perfino brutto
decisamente da buttare! 


Memore di quei giorni, Elisabetta compose anche un'altra poesia intitolata "Long, long ago" che chiama "il canto del domino giallo" e che vuol far pervenire all'uomo, concepita in un momento di più malinconico ricordo della serata.

"Ricordi la notte nella sala luminosa?
Tanto, tanto, ma proprio tanto tempo è passato
da quando due anime s'incontrarono quella volta

[...]
Ricordi le parole, così fervide, intime
che scambiammo fra le melodie del ballo?

[...]
Non m'era concesso svelarti il volto.
[...]
Gli anni son passati, si son dileguati.
[...]
Tanto, tanto, ma proprio tanto tempo è passato
[...]
Se vivi ancora, un giorno fammi un cenno
che non oso quasi più sperare, aspettare,
perchè è tanto, tanto il tempo passato!
Però tu non farmi più aspettare, non più!
"

Pacher rispose a sua volta in versi, tuttavia l'imperatrice, che non aveva dimenticato neppure lo sgarbo di due anni prima, non mandò mai a ritirare la lettera che le era stata inviata fermo posta.



lunedì 27 gennaio 2020

Il Giorno della Memoria: Francesco Giuseppe e gli Ebrei

Nel Giorno della Memoria, risulta quanto più che doveroso scrivere degli ebrei sotto l'Impero Austroungarico.
Tutti noi sappiamo quanto l'Impero di Francesco Giuseppe e Sissi fosse vasto e dunque incredibilmente multietnico e multiculturale: checché se ne dica, ogni peculiarità veniva tutelata e salvaguardata, dalle varie minoranze linguistiche a quelle religiose, ed è forse per questo che si spiega il senso di attaccamento e di nostalgia che si può percepire ancora oggi in molte vecchie Province dell’Impero. 
Tutti i sudditi veneravano il buon imperatore e la bella eccentrica moglie, tutti si consideravano fortunati di vivere sotto la sua regola come testimoniato dallo scrittore ebreo-austriaco Stefan Zweig, come pure da Joseph Roth, anch'egli ebreo austriaco.
Durante i suoi 68 anni di regno, a dispetto di molte altre monarchie europee, infatti, il monarca sostenne la libertà religiosa degli ebrei ed era contro l'antisemitismo. Per questo fu sempre particolarmente apprezzato dalla popolazione israelitica, poiché l’osservanza religiosa ebraica, sotto il suo regno, conobbe un'ascesa senza precedenti. 
Gli ebrei adoravano il monarca poiché fin dal 1867 egli aveva sostenuto la libertà di culto, tutelando le minoranze nella costituzione, e di fatto aveva reso gli ebrei cittadini uguali agli altri dopo secoli di persecuzioni - una situazione che non era esistita fino ad allora, come riferito dallo storico Marcus Patka, curatore del Museo ebraico di Vienna. C’è da dire che, ovviamente, l'imperatore non lo fece volontariamente e spontaneamente - per quanto fosse di buon cuore - poiché al tempo aveva subito terribili sconfitte militari e si trovava dunque in una posizione scomoda nella quale cercare il favore delle minoranze nell’Impero risultava una manovra quanto più doverosa possibile. Pertanto, dovette rivedere l’assetto del suo Impero con la creazione della Duplice Monarchia, rispondendo sempre di più alle esigenze della società civile e comprendendo il senso del concedere più diritti alle diverse minoranze.
Ciononostante, la maggior parte degli ebrei pensava che Franz fosse una brava persona ed erano a lui grati giacché a loro avviso superava tutti i sovrani europei nella giustizia e tolleranza religiosa. Bastava fare un salto verso est per scoprire come, ad esempio, nel vasto Impero russo gli ebrei venissero perseguitati. 
A Vienna ogni Shabbat nelle Sinagoghe erano piene di fervore per l'imperatore Francesco Giuseppe e per l’imperatrice Elisabetta; la preghiera Hanoten Teschua, tradizionalmente dedicata al sovrano del paese, era rivolta alla coppia imperiale. La comunità israelitica in Vienna rendeva sempre omaggio a Sissi e Franz, in qualsiasi occasione importante che fosse l'onomastico dell'imperatore o dell'imperatrice, come pure di altri componenti della famiglia imperiale; per i vari e numerosi compleanni, nozze d'argento, vari matrimoni dei figli dei sovrani, dei figli dei figli... ecc... 
Le comunità ebraiche in tutta la monarchia mandavano lettere e doni alla famiglia imperiale, lettere di omaggio solenni, ma non presentate pubblicamente. Karl Vocelka, professore di storia austriaca all'Università di Vienna, ci dice che i servitori archiviavano lettere e doni nella biblioteca dell'Hofburg: opere magnifiche, libri riccamente decorati sia nelle copertine che al loro interno, preziose opere d'arte cui lavoravano gli artisti migliori del tempo per quanto il loro contenuto non fosse particolarmente interessante. Del resto erano montaggi di frasi che enfatizzavano tutta la devozione all'imperatore, che lo considerano il grande sovrano e gli augurano la benedizione di Dio. Opere tutte uguali che provenissero dai tirolesi o dagli sloveni. Tuttavia, le lettere di omaggio si distinguevano da quelle dei non ebrei per l'utilizzo della lingua poiché le comunità ebraiche di solito scrivevano in ebraico.
Gli ebrei nelle terre della corona attribuivano grande importanza all'imperatore per aver riconosciuto la loro miseria e visto a quale odio erano esposti. In segno di gratitudine, espressero sempre la loro lealtà nei suoi confronti. In cambio, Francesco Giuseppe garantì agli ebrei la protezione degli Asburgo. La grande simpatia che risvegliava nell'animo degli israeliti diede presto a Franz il soprannome di Judenkaiser (l'imperatore ebreo). Egli finanziò spontaneamente la costruzione di una sinagoga a Gerusalemme, come affermato dall'ebraista Carsten Wilke, e fece numerose donazioni per altre questioni ebraiche, come anche per le scuole, per gli ospedali ecc... 
Onorare il sovrano non ebreo svolge un ruolo importante nella tradizione ebraica, del resto nella Torah sottolinea che lo Stato deve essere rispettato altrimenti la convivenza delle persone affonderebbe nel caos. Dunque per gli ebrei - che in ogni caso non avevano nazionalità come ungheresi, cechi, croati e rumeni ecc... - l'appartenenza alla monarchia divenne una specie di nazionalità. Era come sentirsi austriaci nonostante l'Austria non esistesse ancora. Questo tipo di identità politica ha una lunga storia nel giudaismo: non importa se il sovrano è ebreo o no, l'importante è che protegga gli ebrei.


In ambiente privato era certamente differente e questo lo si evince da alcune lettere della famiglia imperiale. E' ovvio che fin dall'antichità gli ebrei erano sempre stati guardati con pregiudizio, preconcetti che si protrassero anche nel XIX secolo e che solo nel XX, col pangermanismo, sfociarono nell'Olocausto. Ovviamente tutti li avevano in mente nella famiglia imperiale. Nel 1862, ad esempio, in una lettera a sua madre, l'arciduchessa Sofia, in occasione delle annuali vacanze estive a Bad Ischl, Franz scrisse: "Sarebbe ancora più bello qui se ci fossero meno bagnanti ed ebrei!"
E in una lettera a sua moglie Sissi, Francesco Giuseppe scrisse di un ricevimento che fu dato in suo onore durante un viaggio in Terra Santa alle porte di Gerusalemme:
"Sono stati i sentimenti di devozione ed emozione che mi hanno colpito [...] Sfortunatamente, gli ebrei qui sono predominanti, e tra questi ci sono molti di sudditi austriaci, i cui urli patriottici non li hanno resi particolarmente piacevoli”.

Certo, nessuno osava pensare a cosa sarebbe accaduto dopo la morte di quel patrono degli ebrei, ma quando questo accadde nel 1916, alla veneranda età di 86 anni, la comunità israelitica rimase attonita. Lo scrittore ebreo austriaco Manès Sperber scrisse nella sua autobiografia che suo padre scoppiò a piangere e singhiozzò: “Per noi ebrei era un buon imperatore. Ora tutto diventa incerto".
La venerazione di Francesco Giuseppe continuò. Sopravvisse alla prima guerra mondiale e alla seconda guerra mondiale tra gli ebrei - e persino all'Olocausto.


In foto la Judendplatz, la piazza degli Ebrei, di Vienna dove fin dal 1150 si era stabilita una ricca comunità israelitica fino alla sua cacciata e al suo sterminio avvenuti nel 1420/21, eccidio che va sotto il nome di Gesera viennese.
Su questa piazza si trovavano l'ospedale ebraico, la sinagoga (i cui resti medievali sono stati ritrovati sotto le fondamenta dei palazzi), un bagno pubblico, la casa del rabbino e la scuola ebraica. 
Vi si trova oggi il il Museo Ebraico e il Monumento all'Olocausto di Rachel Whiteread: sulle piastrelle del pavimento, posate intorno al monumento, sono ricordati i nomi dei luoghi in cui gli ebrei austriaci trovarono la morte durante il dominio nazionalsocialista.







lunedì 25 novembre 2019

Sissi a Feldafing

Quando Elisabetta tornava in patria dopo essere divenuta imperatrice non alloggiava mai a casa dei genitori, questo ragioni di etichetta di Corte. Fra le varie residenze tra Monaco di Baviera e il lago di Starnberg ritroviamo l'Hotel Englischer Hof (non più esistente) a Monaco mentre sulle rive del lago Sisi alloggiava presso il castello di Garatshausen (di proprietà del fratello Luigi, oggi residenza per anziani con demenza senile) o presso l'Hotel Strauch a Feldafing (oggi Golfhotel Kaiserin Elisabeth am Starnberger See). In quest'ultimo albergo l'imperatrice amò soggiornare per molti anni, nei mesi di giugno e luglio, dal 1876, quando andava a trovare la famiglia a Possenhofen. Qui l'imperatrice trovava il giusto punto di partenza per escursioni, cavalcate e giri in barca. 
L'albergo veniva affittato per intero, dunque chiuso ad altri ospiti, e l'imperatrice poteva disporre a proprio piacimento di moltissime stanze che venivano affittate anche ai dipendenti personali, molti alloggiati nella dependance. 
Qui l'imperatrice, spesso accompagnata dalla figlia Valeria e da un seguito di circa 50 persone, vi giungeva con il treno fino alla stazione di Possenhofen. In questo periodo, oltre a numerose carrozze, l'imperatrice portava con sè anche numerosi cavalli, circa 15-20, che trovavano posto nella stalla appositamente attrezzata o nella vicina canonica. Per Sua Maestà era anche stata realizzata una scala a chiocciola poiché pare avesse paura degli incendi. Nel 1882 le fu attrezzata una sala come palestra, con il pavimentano coperto da materassi. Per il resto ella si dedicava a lunghe passeggiate lungolago. Quando faceva caldo l'imperatrice amava molto fare il bagno nel lago e in tali circostanze lo stabilimento balneare veniva chiuso solo per lei. Vi soggiornerà per l'ultima volta nel 1894.
Nel 1900 fu concessa l'autorizzazione a dare il nome dell'imperatrice all'albergo. Nel 1926 una statua con le sue fattezze, realizzata dallo scultore Karl Wilfert, venne collocata nel giardino dell'albergo. La statua era stata realizzata per la città di Franzesbad, ma quando nel 1918 si vollero estirpare tutti i ricordi della casa d'Asburgo, il monumento fu tolto e poiché lo scultore viveva sul lago di Starnberg ne venne concesso il trasferimento a Feldafing.

Qui sotto un particolare di un dipinto poco noto che ci mostra l'imperatrice a cavallo davanti all'Hotel Strauch





Qui sotto, invece, un bel tableau di 11 scene di luoghi visitati da Sissi sul lago di Starnberg. Realizzato a matita nella seconda metà dell'Ottocento.
In questo schizzo si possono scorgere l'imperatrice Elisabetta in carrozza con la figlia Marie Valerie, presumibilmente al castello di Garatshausen (di proprietà del fratello e dove Sissi soggiornò alcune volte), l'Hotel Strauch a Feldafing nel quale Sua Maestà prese alloggio numerose volte, il castello di Berg (dove poi verrà rinchiuso il cugino Ludwig II di Baviera), l'imbarcadero e un battello sul lago, il castello di Possenhofen, forse il moretto Rustimo, l'imperatrice a cavallo in un luogo imprecisato ma presumibilmente l'attuale Club Undosa sulle rive del lago e altri luoghi che non riesco ad identificare.



domenica 29 settembre 2019

Anna di Prussia, amore giovanile di Franz

Un'altra ipotetica sposa per Francesco Giuseppe fu la principessa: Anna di Prussia, nipote del re di Prussia. 



Era la figlia più giovane del principe Carlo di Prussia, e di sua moglie, la principessa Maria di Sassonia-Weimar-Eisenach.
La sorella di Sofia, Elisabetta, era divenuta per matrimonio regina di Prussia e si pensava perciò che il matrimonio concordato non fosse altro che una questione di intese tra famiglie regnanti. 
Essendo una giovane e bella principessa, essa fu oggetto di molte attenzioni alla corte prussiana. Non si badò al fatto che la prescelta fosse già fidanzata con un principe tedesco e che ella non nutrisse alcun interesse nei confronti di Francesco Giuseppe. 

Nell'inverno del 1852, il giovane Franz la incontrò a Berlino e se ne innamorò. Egli desiderava dichiararle il suo amore e così la madre di lui, l'arciduchessa Sofia, scrisse alla regina Elisabetta di Prussia riferendogli della «gioia che si è mostrata a lui come un sogno fluttuante, facendo un'impressione sul suo cuore molto più forte e profonda di quanto avessi pensato inizialmente». 
In ogni caso, Anna era già fidanzata all'epoca e, in aggiunta a questo, vi era la complicazione della forte opposizione tra gli statisti prussiani contro un'alleanza con l'Austria. Se ci fossero state solo ragioni del cuore a impedire l'unione, probabilmente il matrimonio sarebbe stato celebrato comunque, ma vi si opposero motivi strettamente politici.
La madre di Francesco Giuseppe chiese: «c'è qualche speranza che questo triste matrimonio, che stanno imponendo all'affascinante Anna e che non le lascia alcuna prospettiva di felicità, possa venir impedito?», purtroppo i suoi sforzi non vennero coronati da successo.


Il 26 maggio 1853, Anna sposò il principe Federico Guglielmo d'Assia-Kassel nello Schloss Charlottenburg, a Berlino. Anna era la seconda moglie del suo nuovo marito, che nove anni prima aveva perso l'amata moglie Aleksandra Nikolaevna di Russia mentre dava alla luce un figlio. Federico Guglielmo non riuscì mai a superare la perdita, che avvenne appena un anno dopo il primo matrimonio, e si ritiene che fosse questa la ragione per cui la sua relazione con Anna di Prussia fu educata, ma emotivamente distaccata.

Anna, oltre ad essere bella, era anche una donna molto intelligente che presiedeva a salotti di corte dove si riunivano importanti artisti e musicisti. Lei stessa era una pianista di grande talento ed abilità, educata con metodo classico da Theodor Kullak. Fatto insolito per una langravina assiana, si convertì al cattolicesimo nel 1901, che portò a delle complicazioni a livello politico.Anna morì il 12 giugno 1918, a Francoforte, all'età di ottantadue anni; venne sepolta nella cattedrale di Fulda, davanti all'altare di Sant'Anna.





Elisabetta d'Austria, principessa d'Ungheria e Boemia - Un'altra sposa per Sua Maestà

Un'altra possibile sposa per l'imperatore fu l'arciduchessa Elisabetta d'Austria, principessa d'Ungheria e Boemia. 
Figlia del conte palatino Giuseppe d'Asburgo-Lorena e di Maria Dorotea di Württemberg. Era sorella maggiore della regina dei belgi Maria Enrichetta, andata in sposa al duca Leopoldo di Brabante nel 1853, madre dell’arciduchessa Stefania del Belgio nuora di Sissi.
Per i canoni estetici dell'epoca, la giovane era una ragazza molto bella. 

Il 4 ottobre 1847 sposò l'arciduca Ferdinando Carlo d'Asburgo-Este, figlio terzogenito del duca di Modena Francesco IV e della principessa Maria Beatrice di Savoia. La coppia ebbe una figlia, Maria Teresa (1849-1919) che in seguito sposerà il futuro re Ludovico III di Baviera.

Rimasta vedova del primo marito, morto in seguito ad una visita in un ospedale di Brno dove contrasse il tifo, Elisabetta venne presa in considerazione come possibile moglie per Francesco Giuseppe, ma l'arciduchessa Sofia si oppose fermamente ad un matrimonio con una vedova e, oltretutto, già madre. A questo s’aggiungeva il fatto che la donna fosse d’ascendenza ungherese e come sappiamo Sofia odiava tutto ciò che era ungherese. Sofia preferiva un matrimonio “tedesco” e non ne fece mai mistero; sarebbe stata addirittura disposta ad accettare una nuora protestante che comunque si sarebbe dovuta poi convertire al cattolicesimo prima delle nozze.

Elisabetta si sposerà in seguito con Carlo Ferdinando d’Asburgo-Teschen (nella foto qui sotto) dal quale avrà ben sei figli una delle quali fu Maria Cristina, in seguito regina consorte di Spagna dopo aver sposato Alfonso XIII.
Nel 1874 il suo secondo marito morì e lei gli sopravviverà 29 anni, morendo a Vienna il 14 febbraio 1903.


sabato 28 settembre 2019

Sidonia di Sassonia, una sposa per Franz

Prima del fidanzamento con Sissi furono fatti altri nomi come possibili mogli di Francesco Giuseppe. Una di queste era Sidonia di Sassonia (1834-1862), terza delle sei figlie del re Giovanni di Sassonia e Amalia Augusta di Baviera, sorella gemella dell’arciduchessa Sofia.
La principessa nacque il 16 agosto 1834 alle 6 del mattino nel castello di Pillnitz, a sud-est di Dresda, nel quale la famiglia visse fino all’ascesa al trono di Giovanni. 
Sidonia venne presa in considerazione dall’arciduchessa Sofia quale probabile sposa per il figlio che aveva visitato più volte la Sassonia con il suo amico e cugino Alberto.
Nella primavera del 1853, però, le trattative s’interruppero. Si dice che l’imperatore d’Austria non rimase molto colpito dalla giovane, ma sappiamo pure che il padre di Sidonia non approvò questa unione a causa delle differenti religione professate. 
Nella fattispecie, poiché per Giovanni non erano importanti matrimoni politici, non appoggiò neppure un possibile matrimonio col re vedovo Vittorio Emanuele II di Savoia. Molti altri candidati fallirono tanto che la povera Sidonia, non bella certamente, a ventisette anni non si era ancora sposata. 
Ormai zitella morì il 1 ° marzo 1862 alla sera alle sette e mezza, a Dresda, duramente colpita dal tifo. Fu sepolta nella Cripta della cattedrale della Santissima Trinità.