martedì 11 agosto 2020

Il giallo di Villa Camille al Passo della Mendola

La mattina del 10 agosto 1906 Alfons (o Adolf) Braunschweig, cognato del banchiere bolzanino Schwarz, consigliere cantonale e produttore di orologi, domiciliato a Chaux de Fonds nel cantone di Neuchâtel, lasciò da solo Villa Camille nella quale era ospite, per fare una delle sue consuete passeggiate sui monti della Mendola dove aveva soggiornato Sissi dimorando presso l'Hotel Mendelhof e l'Hotel Mendelpass.
Villa Camille, una delle casine più caratteristiche della Mendola, venne costruita nel 1886 dal ricco banchiere di Bolzano Sigismund Schwarz (1848-1919), quale residenza estiva per la sua famiglia per sfuggire alla canicola estiva della città in piena moda delle Sommerfrisches. Egli diede alla villa il nome della moglie, Camille Braunschweig,  nata a La-Chaux-des-Fonds nella Svizzera francese, e morta a Rio Pusteria, dopo lunga malattia, nel 1893 alla giovane età di 35 anni, dopo avere dato alla luce tre figli.


Sigismund Schwarz era comproprietario con suo fratello Arnold della banca E. Schwarz & figli, con sede a Bolzano, di cui era pure direttore. Nel 1885 la banca acquistò assieme ad Anton Florian Mall il maso Mendelhof con campi, prati e boschi dal Comune di Caldaro. 
Sigismund era discendente di una famiglia di origine ebraica di Hohenems nel Vorarlberg in Austria che nel Sudtirolo era proprietaria di alcune fabbriche di birra, la più nota era quella di Vilpiano. Egli fu pure un grande fautore dello sviluppo delle ferrovie locali: in modo convinto sostenne la costruzione della ferrovia Mori-Arco-Riva, della ferrovia dell'Oltradige, della funicolare della Mendola, della funicolare del Virgolo, della ferrovia del Renon e della Ferrovia della Val Venosta. 

Il Passo della Mendola con i grandi alberghi e le ville per la Sommerfrische.
In primo piano, da sinistra a destra, Villa Maria e Villa Ambach. Sullo sfondo il Grand Hotel Penegal, il Mendelpass e il Mendelhof; più dietro Villa Camille.
fotocromia del 1899 circa.


M ritorniamo all'argomento del post. Durante l’escursione verso il monte Roen (o verso il Penegal, i giornali discordano) egli parlò con diverse persone lungo la strada, agricoltori e altri turisti. Si fermò per il pranzo e verso il tramonto s’incamminò verso Villa Camille. Non vi fece mai più ritorno.
Quella stessa sera e per tutti i giorni seguenti, più di 30 uomini setacciarono la zona, senza ritrovare l’uomo o una qualsiasi sua traccia. La ricerca venne condotta dal proprietario del Grand Hotel Penegal. Anche gli abitanti di Kaltern della Nonsberg cercarono in tutta la Mendola e al Roen senza trovare alcunché.
Le indagini proseguirono per tutti i giorni successivi e la cronaca riportò che quando l’uomo era partito aveva con sé diverse corone e oggetti di valore, come se ciò potesse giustificare immediatamente un furto con omicidio. Si disse ulteriormente che Braunschweig fosse malato di nervi e che si fosse recato alla Mendola per ritrovare serenità. Che si fosse schiantato sul Röhnberg?
Una persona disse che in quei giorni a Kirchbichl (nella Unterinntal) aveva visto un signore che sembrava identico al Braunschweig, ma la notizia si ritenne fin da subito discutibile. Qualcuno disse che fosse addirittura tornato in patria alla chetichella. Il perché non era noto.



Tuttavia, dopo 8 giorni non era ancora stato trovato.
 Il 16 giunse la sua famiglia ma dopo quasi un mese il caso venne archiviato. Dunque i Braunschweig lasciarono la Mendola ma promisero una ricompensa di 1.000 corone a coloro che avrebbero ritrovato la persona scomparsa. Sulle bacheche della comunità dei monti della Mendola furono appesi foto e descrizione di Alfons, a riprova che questa persona scomparsa tanto cercata non era stata ancora trovata e che la voce del suo rientro in patria non era vera.
Il banchiere Schwarz e la famiglia dello scomparso ingaggiarono due investigatori privati parigini per cercare l’uomo, dopo le precedenti indagini infruttuose. Questi iniziarono ad esser particolarmente molesti sia con i turisti che con i contadini, fermandoli da mane a sera, cercando e indagando anche nei masi più sperduti, cosa che sollevò una notevole indignazione locale.
Un po’ per dar discredito al Tirolo Meridionale, un po’ per dare qualche scoop alla stampa locale ed estera, i due agenti riferirono d’aver trovato in una locanda della zona abiti da uomo e un bottone riconducibili alla ditta che era solita consegnare i vestiti a Braunschweig. Gli abiti stessi erano senza dubbio di sua proprietà. Gli agenti scoprirono pure che al momento della scomparsa del Braunschweig c'era un giovane nella zona che improvvisamente era partito per Parigi dove, come dimostrato, si presentò sotto falso nome. Raccontavano che immediatamente dopo la scomparsa di Braunschweig, al giovane era stato consegnato un orologio d'oro, che si dice fosse proprio l'orologio del signor Braunsckiweig. Tutto ciò che si sapeva del sospettato è che si trovava in una taverna nella zona della Mendola - dove in seguito furono ritrovati i vestiti dell'industriale scomparso - una casa che i due agenti della polizia di Parigi riportarono nei loro rapporti come "l’ostello insanguinato". I due agenti hanno inventato questo soprannome per la locanda dopo aver presumibilmente scoperto che nel corso di cinque anni sei turisti che si erano fermati lì erano scomparsi nello stesso modo misterioso di Herr Braunschweig.
A seguito di questi rapporti degli agenti di polizia, i giornali parigini si è sentirono quasi obbligati ad inviare i propri cronisti in Tirolo per indagare sul questa storia oscura, poiché cresceva la certezza che si trattasse seriamente d’un omicidio.
La storia della sanguinosa taverna nella foresta si rivelò inventata in ogni dettaglio, degna d’un romanzo giallo! La presunta taverna della foresta era in realtà una casa di legno aperta situata su un sentiero molto frequentato dai camminatori, la cosiddetta Waldbuffet (dove si dice si fosse fermato anche l'imperatore Francesco Giuseppe) dove un coraggioso pasticcere di Kaltern serviva rinfreschi ai turisti durante la stagione estiva. Egli aveva un figlio che ogni anno, durante l'inverno, lavora come pellicciaio a Parigi e poiché era appena tornato nella capitale francese gli investigatori lo trasformarono nel figlio dell'assassino fuggito a Parigi con l'orologio rubato. 

Il Waldbuffet alla Mendola, situata poco distante a dove oggi sorge il rifugio Genzianella


D'altra parte, si apprende che la polizia austriaca aveva fatto tutto il possibile per indagare sulla scomparsa di Braunschweig, tuttavia non v'era ancora traccia dell’uomo e qualcosa di sensazionale doveva pur esser detto!!
Lo Stato francese, in ogni caso, lamentò le ingerenze delle autorità di Bolzano che rifiutarono di sostenere ulteriormente le forze di polizia francesi nello svolgere le indagini. Del resto troppo fango era già stato lanciato contro la Mendola, “covo dei crimini più efferati” come scrissero i giornali del tempo. In particolare, si ebbe l'arresto di una famiglia di sette persone sospettate di omicidio nell'Hotel Mendelhof, cosa che in breve tempo venne repentinamente respinta.
Intanto dell'uomo non vi era alcuna traccia.

Quasi un anno dopo, il 12 luglio 1907, l'impiegato Heinz Kältenbrunner e il macchinista Andreas Schiegl durante un giro sul Penegal avevano portato con sé un apparecchio fotografico, che per un momento misero sopra una roccia in un punto esposto. Un'improvvisa folata di vento fece cadere il dispositivo. I due signori discesero dunque a cercare lapparecchio  ma loro ricerca di un'ora fu vana. La macchina fotografica non venne trovata ma nella cosiddetta gola Kreuzschlucht, al di sotto della parete del Penegal, in direzione di Appiano, rinvennero il cadavere di un uomo vestito elegantemente. Poiché già completamente decomposto, si presumette si trattasse del signor Braunschweig, scomparso nell'estate dell’anno prendente mentre camminava sulla Mendola. L’uomo venne riconosciuto proprio dagli abiti e da tutti gli oggetti di valore che furono trovati sul suo corpo. Dunque si trattò  dun incidente e ogni reato di rapina venne escluso.