lunedì 28 maggio 2018

Sissi come una Santa Elisabetta d'Ungheria


Statua di Santa Elisabetta d'Ungheria, con le sembianze dell'imperatrice Elisabetta 
Gelnika, Slovacchia 
(probabilmente realizzata nel 1899)


Fa parte di quella serie di sculture raffiguranti la sovrana d'Austria nelle vesti di santa. Quando Elisabetta morì assassinata dall'anarchico italiano Luigi Lucheni nel 1898, la sua figura fu mitizzata - specialmente in Ungheria - e si guardava alla vita della sovrana con compianto già idealizzando quell'imperatrice romantica, sognatrice, prigioniera di una gabbia dorata che tanto le stava stretta. Si guardava alla sovrana come una donna buona, gentile, sempre presente nella vita del popolo, sempre pronta a donarsi come "madre della Patria", una vera e propria santa, tanto che la sua figura fu traslata in quella di Santa Elisabetta d'Ungheria (a volte anche in quella di Turingia, come spesso ricorre nelle cronache di quand'era in vita).






martedì 15 maggio 2018

Ludovico Vittorio d'Asburgo-Lorena, lo scandaloso cognato di Sissi


Nasceva oggi a Vienna, il 15 maggio 1842 , Ludovico Vittorio, ultimo figlio dell'arciduca Francesco Carlo d'Asburgo-Lorena e della principessa Sofia di Baviera, fratello minore dell'imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, dell'imperatore del Messico Massimiliano e dell'arciduca Carlo Ludovico.
Qui sotto una presunta fotografia dell'arciduca da bambino e un ritratto giovanile:



L'arciduca Ludovico Vittorio in primo piano
con la famiglia imperiale
Soprannominato Luziwuzi, nel 1848, allo scoppio dei moti rivoluzionari, seguì la famiglia imperiale nella fuga a Innsbruck, per poi seguirli a Olmütz, allorché la situazione nella capitale si era nuovamente fatta minacciosa. Per quel bambino di sei anni tali eventi non rappresentarono altro che un'avventura. A testimonianza dell’animo gentile e sensibile, si racconta che una volta, avendo visto un prigioniero condannato a morte, incatenato a mani e piedi, ne avesse chiesto l’immediata scarcerazione.
Crescendo, i tipici tratti degli Asburgo modificarono il suo dolce visino e ben presto divenne senz'alcun dubbio uno dei fratelli più brutti di Francesco Giuseppe: il prognatismo asburgico, comunque evidente anche negli altri, era ben più evidente sul volto di Ludovico Vittorio, i cui occhi grandi e languidi, un po' cadenti, e la precoce stempiatura, non facevano altro che renderlo poco piacevole. A ciò s'aggiungeva l'andatura melliflua, elegante e raffinata, le movenze femminee che non lo facevano di certo il partito più appetibile del suo tempo.

Fotografie dell'adolescentre arciduca, la prima con la madre, l'arciduchessa Sofia e altre persone sconosciute.







Dal momento che all'interno della famiglia imperiale non si prestava considerazione per le doti artistiche, anche lui venne educato alla carriera militare come tutti gli arciduchi. Divenne generale di fanteria, nonché capo di un reggimento che portava il suo nome nonostante non possedesse ambizioni e interessi militari o politici.

 


La principale passione dell'arciduca era infatti l'arte, della quale si era occupato sin da giovane.
Perciò fece costruire come primo edificio uno sfarzoso palazzo in quella che oggi è la Schwarzenbergplatz. Questo palazzo, che venne progettato secondo lo stile neo-rinascimentale dal famoso architetto Heinrich Ferstel, venne arricchito con ricercati reperti artistici, in parte di proprietà del padre e in parte suoi. Il palazzo è ancora oggi conosciuto come Palais Erzherzog Ludwig Viktor.
Il palazzo, terminato nel 1868, fu il primo palazzo nobiliare ad esser costruito sulla Schwarzbergplatz - nel 1911 divenne sede del Militärkasino, nel 1918 divenne sede di alcuni uffici della Repubblica Austriaca, nel 1938 l'uso della casa è andato alla Reichskriegerbund nazista, dopo la fine della seconda guerra mondiale i locali furono inizialmente utilizzati dalle truppe russe sovietiche e in seguito dal ministero federale dell'energia, poi sede dell'Ufficio di Stato per gli affari dell'esercito; in seguito a numerose traversie, la sala da ballo del palazzo e l'ala Dritten Raum andarono al Burgtheater e altre stanze al Ministero della Difesa.




Numerosi furono i tentativi di trovargli una moglie: la madre, l’arciduchessa Sofia, lo avrebbe voluto sposato con la duchessa Sofia Carlotta (sorella dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, sua cognata), mentre suo fratello Massimiliano, che non avendo figli progettava di nominarlo suo erede in Messico, lo avrebbe visto accasato con la figlia dell’imperatore del Brasile. Qui sotto un noto servizio fotografico che vede l'arciduca Ludovico Vittorio con i fratelli di Sissi, figli e le figlie del duca Max e della duchessa Ludovica in Baviera, forse in occasione del progettato fidanzamento tra l'arciduca e Sofia Carlotta:



L'arciduca Ludovico Vittorio con le cugine Mathilde e Maria Sofia, regina del Regno delle Due Sicilie: 


Luigi Vittorio si oppose con successo a questi piani rimanendo scapolo per tutto il resto della vita, attirando così l'attenzione delle malelingue cortigiane a causa di numerosi scandali e pettegolezzi. La sua presunta tendenza omosessuale era un “segreto pubblico”, sebbene Luigi avesse avuto anche una lunga relazione con la ballerina Claudia Conqui. L'imperatore avrebbe detto di lui: “Bisognerebbe dargli una ballerina come aiutante di campo, almeno non accadrebbe nulla”.

Ritratto giovanile dell'arciduca Ludovico Vittorio



Alla corte viennese Luigi Vittorio non godeva di particolare popolarità e i giudizi su di lui erano discordanti.


Fotografia ufficiale della famiglia imperiale.
Ludovico Vittorio è dietro al divano,sul quale sono sedute
l'imperatrice Elisabetta e l'arciduchessa Sofia:


Soprattutto l'imperatrice Elisabetta lo trattava con diffidenza, nonostante egli fosse un fervente ammiratore della sua bellezza. Inizialmente fra loro si sviluppò un rapporto affettuoso, che va ovviamente esaminato in base al “metro” secondo il quale Sissi sceglieva i membri del proprio entourage: Elisabetta infatti amava dare scandalo stringendo amicizia con quelle persone la cui reputazione avrebbe portato imbarazzo alla Casa d’Austria.

Fra loro due vi fu un fitto contatto epistolare, nel quale lei gli chiese alcuni favori: 
Caro Ludwig […], con l’ultima mia ti ho inviato un cavalluccio marino disseccato, ricordi?! Ti prego fammene fare una riproduzione esatta e graziosa in oro, della stessa identica grandezza […]!”. 
Nel 1862 Sissi gli scrisse da Venezia: “Sto mettendo insieme un album delle 'bellezze', e a questo scopo raccolgo numerose fotografie, ma soltanto di donne. Mandami ti prego, tutti i bei volti che riuscirai a scovare dall’Angerer o altrove”. 
Nonostante questo fitto scambio epistolare il loro rapporto ebbe una brusca interruzione quando Elisabetta lo accusò di essere un pettegolo e di aver fatto insinuazioni sul suo conto, dando adito a pettegolezzi. Probabilmente Luigi Vittorio era fatto sfuggire qualche commento di troppo o osservazione maliziosa nei confronti di Sissi, tanto che da un giorno all’altro non gli parlò più. La loro amicizia si tramutò così in astiosa avversione. Elisabetta confidò alla sua dama di compagnia, la contessa Festetics: “L’arciduca Ludwig mi detesta! Per farmi dispetto mi ha riferito per filo e per segno tutte le menzogne che la gente fa sul mio conto! Egli non riesce a sopportarmi, s’intende, e in questa maniera aveva intenzione di ferirmi. Non lo incontrerò mai più da sola e né lo riceverò più! Ha sparlato e mentito tanto che mi ha davvero avvelenato l’esistenza!” 
Parlò di lui in due delle sue numerose poesie. La prima è scritta nel 1887 in occasione di un pranzo di famiglia svoltosi in quell’anno:

Usa comparir per primo 
Il fratello minore di Oberon: 
e il mondo intero non regge carogna peggiore di lui. 
Essere malaticcio e moscio, 
ha sempre considerato la menzogna 
un passatempo ed un dovere 
e ha scelto la diffamazione per mestiere. 
Perciò guai a chi gli capita fra le grinfie! 
Si consideri già perduto. 

Oberon, come in altre poesie di Elisabetta è suo marito Francesco Giuseppe, quindi pare più che logico che il fratello minore di Oberon sia in realtà l’arciduca Ludovico Vittorio.


La seconda poesia fa invece riferimento a un pranzo avvenuto sempre nell’agosto del 1887 in occasione del genetliaco dell’imperatore. In essa, Elisabetta, scelse di raffigurare tutti i commensali sottoforma di animali, e per l’arciduca scelse la scimmia: 

Ora, dopo tanti animali cari, 
affronto questo soltanto alla fine 
perciò dopo di lui dovrò 
disinfettar la penna in fretta. 

 Mi ripugna la scimmia, 
malvagia come alcun’altra bestia; 
questo giorno sembra una vera punizione 
perché lo vedo, mentre di solito lo fuggo. 

Se l'aspetto è brutto 
è depravato il grugno. 
Inorridisco ogni volta 
che me lo trovo accanto! 

Sono versi particolarmente crudeli, ma bisogna considerare la naturale antipatia che Elisabetta provava nei confronti di ciascun membro della famiglia Asburgo. Del resto Luigi Vittorio appariva davvero una personalità complessa. Poiché da giovane mancava di sicurezza, forza e fermezza, da adulto mascherò la sua inadeguatezza con un atteggiamento presuntuoso, tentando di farsi valere in questo modo. 
Una delle dame di corte della principessa Stefania del Belgio era riuscita a risalire con perspicacia alle origini psicologiche di questo comportamento, descrivendolo in questo modo: “La natura è stata crudele con Ludwig Viktor. Dall'apparenza malaticcia, piuttosto brutto, egli tentava di minimizzare i suoi difetti con una condotta leziosa e superba!”. 
Tuttavia va ricordato che Luigi Vittorio fu certamente uno dei membri più intelligenti e divertenti della famiglia imperiale. Socievole ed estroverso, capace di aprirsi senza pregiudizi a chiunque considerasse interessante, ospitava o veniva ospitato nei salotti della buona società, nei quali si guadagnava popolarità grazie a battute spiritose e pungenti. 
La principessa Nora Fugger affermò che “la sua lingua era mordente come un serpente velenoso”. 
Assiduo frequentatore di teatri e mostre, Luigi Vittorio collezionava antichità, porcellane e dipinti, e alcuni preziosi prototipi fotografici, vista la sua passione per la fotografia. Il suo amore per l’ambiente un po’ ambiguo delle terme centrali gli costò qualche guaio… Un giorno, avendo tentato di avvicinare un ufficiale imperiale in una delle terme gay ancor'oggi funzionante (la cosiddetta Kaiserbündl Sauna di Vienna), si arrivò alle mani e l’arciduca si trovò con un occhio nero. Si dice addirittura che avesse tentato di avere un rapporto sessuale con un minorenne che gli tirò un pugno e lo derubò, ma la faccenda ad oggi non è chiara.
Qui sotto la sauna gay di Vienna:






L'arciduca ormai adulto in due fotografie la cui localizzazione non è nota (forse proprio Abbazia, in Croazia, nota località balneare degli Asburgo), come pure non lo sono le altre persone ritratte:




Non fu possibile celare completamente lo scandalo e Luigi Vittorio fu ribattezzato dall'opinione pubblica Arciduca del bagno. Iniziarono così a girare diverse fotografie che lo ritraevano in abiti femminili, ma altro non erano che rudimentali fotomontaggi distribuiti al fine di schernirlo.



Nel 1864 si trasferì a Salisburgo, presso il castello di Klessheim. Si dice che sia stato il fratello imperatore a volere il suo allontanamento da Vienna a seguito dello scandalo avvenuto alle terme.


Anche nel ritiro salisburghese si dimostrò un collezionista appassionato, arredando di proprio gusto il castello, dove si contornò di statue in stile classico raffiguranti giovani atleti nudi. Stando alle memorie dei servitori, pare che l’arciduca passasse ore a toccarle e accarezzarle.
Continuò anche a dedicarsi al suo amore per l’architettura, con la costruzione della Casa del Cavaliere nel 1879, per le donazioni benefiche e per le opere di mecenatismo diventando patrocinatore della Kunstverein. Dopo l'esondazione del 1899 elargì una grossa somma per la sistemazione degli edifici e per aiutare i disagiati. Organizzò una gigantesca iniziativa di beneficenza nel suo castello, aiutò gli orfani, pagò l'assistenza medica dei più poveri, allestì distribuzioni di pasti per i senzatetto, finanziò e fondò numerose organizzazioni umanitarie e caritative.

Immagini dell'arciduca durante il ritiro a Klessheim:



 

Quando in seguito all'assassinio della cognata Elisabetta la città di Salisburgo decise di dedicarle un parco, Luigi Vittorio assunse senza indugio la presidenza del comitato responsabile per il monumento commemorativo. È lui che bisogna ringraziare se Salisburgo si è aggiudicata uno dei monumenti più belli dedicati a Elisabetta, opera realizzata con molta grazia dallo scultore Edmund Hellmer (1850 – 1935), ex rettore dell’accademia di Belle Arti di Vienna.




Nel 1896 l'imperatore lo nominò sovrintendente alla Croce Rossa Austriaca: prese a visitare quasi tutti i territori dell'impero austro-ungarico per ispezionare e migliorare le strutture e le attività della Croce Rossa. La città di Salisburgo consacrò l'operato dell'arciduca dando il suo nome alla piazza Alten Markt, che da quel momento, fino al 1927, si chiamò Ludwig-Viktor-Platz. Nel 1901 venne chiamato in suo onore il complesso di ponti (Lehner Brücke) sul fiume Salzach: i Ludwig-Viktor-Brücke, in ricordo del suo primo ingresso a Salisburgo quarant'anni prima.




L'arciduca era però molto affezionato anche alla piccola comunità di Siezenheim, dove grazie a una sua ingente donazione nel 1906 venne fondata la Volkschule. Nel 1911 tre gruppi carnevaleschi di Siezenheim divisi in contadini, ragazzi e scolari andarono a sfilare davanti al castello di Klessheim in onore dell'arciduca, il quale donò loro il ducato d'oro tutt'ora conservato nella cassaforte della banca cittadina. Gli anziani di Siezenheim raccontano che l'arciduca era solito cavalcare al galoppo per tutto il villaggio, lanciando caramelle alla folla accorsa nelle vie.
I disturbi mentali di cui fu affetto negli ultimi anni fecero sì che l'arciduca, tanto amato dai salisburghesi, si ritirasse nel suo castello. Nel 1915, a seguito dell’aggravarsi dei suoi disturbi psicologici, gli venne assegnato un curatore.
Morì il 18 gennaio 1919 nel castello di Klessheim e venne sepolto secondo le sue volontà nel cimitero locale di Siezenheim.
La pietra tombale non riporta alcun nome, ma solo la seguente epigrafe:

Mio imperatore (Francesco Giuseppe I) Grazie! 
La mia anima – pentita e ravveduta – vola verso Dio, 
mentre la Terra ferma mi raccoglie le mie spoglie.
Ringrazio tutti i miei amici, 
per tutto ciò che han saputo donarmi in vita. 
E a tutti i ciechi il mio perdono, 
che mi han gratificato nel loro odio.




L'arciduca in alcune fotografie che lo ritraggono ormai anziano durante il confino a Salisburgo e a Klessheim:







Altre fotografie dell'arciduca Ludovico Vittorio

Il giovane arciduca durante una festa di carnevale all'Hofburg, vestito da Arlecchino: 



L'arciduca in una non nota occasione:



L'arciduca Ludovico Vittorio e i fratelli Francesco Giuseppe, Massimiliano e Carlo Ludovico







Sullo yacht "Greif" insieme al fratello Francesco Giuseppe

L'arciduca Ludovico Vittorio, secondo uomo da destra, dietro le nipoti Maria Valeria e Gisella,
figlie dell'imperatrice Elisabetta.