Se c'è qualcosa che mi affascina tremendamente, questo è il cinema muto. Da bravo nerd che si rispetti, per quanto ad alcuni potranno sembrare noiosi, questi primordiali film muti della cosiddetta Silent Era non solo mi incantano, ma mi appassionano per lo stile della recitazione, la ricostruzione di scenografie e la realizzazione di costumi, che rimandano più che mai alla messa in scena teatrale del XIX secolo che all'odierna immagine che abbiamo del cinema.
Detto questo, visto che è molto tempo che non aggiorno questo blog e considerando che questa mattina mi sono imbattuto in un film muto a tematica natalizia; ho pensato di scrivere un nuovo post riguardante i film a tematica natalizia di prima dell'avvento del sonoro.
La filmografia riguardante il Natale di prima del sonoro, è certamente molto limitata ed è difficile stilare una lista completa e sufficientemente esaustiva, corredata per di più dei filmati stessi, perché molti di questi sono andati perduti mentre molti altri sono noti ma non mi è stato possibile reperire il film online da potervi mostrare. Ulteriormente poi, bisogna pure precisare che non tutti i film sono a tematica natalizia vera e propria - sulla scia di "Miracolo sulla 34a strada" e simili - ma sono più o meno ambientati durante le festività, hanno alcune scene che riguardano la festa e spesso sono più depressivi che edificanti. Altri invece riguardano principalmente la figura di Babbo Natale, ispirati o tratti da racconti di quell'epoca, con lieto fine, scene e ambientazioni più calorose e familiari.
Cominciamo dunque dal più antico che è giunto ai giorni nostri. "Santa Claus" risale addirittura al 1898 ed è forse il primo film natalizio dedicato alla figura di Babbo Natale. Diretto da Georg Albert Smith, ci troviamo di fronte a dei rudimentali effetti speciali, sullo stile del suo contemporaneo francese George Méliès.
E' di fatti di poco dopo, del 1900 / 1901, il film del pioniere del cinema Georges Méliès, "The Christmas Dream" nel quale il regista mostra il sogno di due bambini che attendono la venuta di Babbo Natale e l'apertura dei regali l'indomani: compaiono così il portatore dei regali, campane, feste e banchetti, in un mondo fiabesco tipico dei film di Méliès che richiama in maniera evidente (compreso di balletto) "Lo Schiaccianoci" di Petipa andato in scena al teatro Mariinsky di San Pietroburgo solo qualche anno prima.
Segue il film "Scrooge - or Marley's Ghost" del 1901 che è probabilmente il primo adattamento cinematografico del noto "Canto di Natale" di Charles Dickens.
E' del 1901 il film "A Holiday Pageant at home", un semplicissimo e breve clip di una famiglia con cinque figli, che hanno messo su uno show per il pubblico, composto da quattro scene, ognuna delle quali si svolge nella stessa identica sezione del salotto di una casa confortevole della classe media.
Ritroviamo nel 1902 un altro film di Méliès, nuovamente con ambientazione natalizia, che in questo cortometraggio traspone sulla pellicola la storia de "La piccola fiammiferaia" di Hans Christian Andersen che tutti voi conoscerete sicuramente.
E' del 1904 un altro film di Méliès "L'Ange de Noël" (o "The Christmas Angel" / L'angelo del Natale), uno dei primissimi film seri del regista francese. A differenza di tutti gli altri film di Méliès, questo suona grave, come un melodramma: una famiglia povera in una casa fatiscente, dove la neve cade attraverso il tetto rotto, non c'è il carbone per riscaldare la piccola stufa, la madre è malata, e il padre manda la figlia un po' di soldi in quella serata gelida e nevosa, come fosse ispirato alla piccola fiammiferaia. Rifiutata da altri mendicanti, la ragazza crolla due volte in mezzo alla neve rischiando di morire... ma alla fine c'è il famoso happy ending! Una storia semplice che scalda il cuore.
Segue dunque, nel 1905, l'adattamento della novella "The night before Christmas" di Clement Moore della quale scrissi lo scorso anno. Trovate l'articolo dedicato al racconto a questo link: A Visit from St. Nicholas
Questo semplice film di Clement S. Porter, con scene di esterni e ricostruzioni nei teatri di posa, si presenta come una fedele narrazione della storia.
"A winter Straw ride" del 1906, nuovamente di Porter, dedicato ad una giornata di sole durante le festività natalizie, focalizzandosi sulle attività all'aperto come giri in carrozza e slitta; con bellissime e avveniristiche (per l'epoca!) scene in esterno con neve. Da notare gli abiti borghesi del tempo.
A Little Girl Who Did Not Believe in Santa Claus è un delizioso film del 1907 diretto da J. Searle Dawley e nuovamente da Edwin S. Porter. Alla vigilia di Natale, un bambino di una famiglia benestante esce di casa per andare a giocare con la sua slitta. Incontra una bambina povera, tutta infreddolita perché non ha nemmeno un cappotto. Lui la copre con il suo e la porta a casa per giocare con lei. La ragazza gli racconta che lei non crede a Babbo Natale perché non è mai venuto a casa sua. Quella notte, il bambino, mentre si trova a letto, giunge alla conclusione che Babbo Natale deve andare a visitare la casa della bambina povera per portarle i suoi regali.
E' invece del 1909 il cortometraggio "A Trap for Santa Claus" del famoso regista americano David W. Griffith, che racconta come alcuni bambini, per vedere Babbo Natale, gli piazzano una trappola alla finestra, visto che la casa non è fornita di camino. Nella trappola cadrà il loro padre, che ha abbandonato la famiglia ma che ora torna, dopo aver saputo che la moglie è l'erede di un ricco patrimonio. Commedia, ma allo stesso tempo una storia realista sullo stile proprio di Griffith.
Nel 1910 invece, compare un nuovo adattamento de "Il Canto di Natale" di Dickens, ma questa volta in una versione molto più dettagliata e fedele al romanzo, nonché moderna e con effetti speciali e scenografie molto più rifiniti, poiché il cinema dell'epoca si stava via via modernizzando.
Sempre del 1910 abbiamo una mera documentazione sul processo di fabbricazione dei cosiddetti "Christmas Crackers", noto gioco tradizionale americano e britannico. Trovate le tradizioni del Natale vittoriano in questo mio vecchio post: Il Natale Vittoriano - tra usi, costumi e tradizioni
Solo nell'ultimo minuto, si ritrova una deliziosa scena con una famiglia attorno all'albero di Natale, un gigantesco Crackers e Babbo Natale:
Anche il cinema muto italiano ebbe i suoi anni di gloria. Fra i tanti film che si ricordano, c'è la serie di Cretinetti, un uomo un poco sciocco che ne combinava di tutti i colori! Di essa fa parte anche questo episodio del 1910, diretto ed interpretato da André Deed, ambientato la viglia e il giorno di Natale:
Nel 1912 viene realizzato il film "A Christmas Accident" per la regia di Harold M. Shaw.
Il signor e la signora Gilton, una famiglia benestante, ha come vicini la famiglia dei Bilton che, di buon cuore, invece sbarcano il lunario con estrema difficoltà. I poveri Bilton irritano spesso con i loro comportamenti il signor Gilton e le cose si aggravano durante le feste natalizie. La ricca signora Gilton vuole aiutarli, ma incontra l'opposizione del marito.Tuttavia, durante la magia della festività, ritrovano tutti qualcosa che non si aspettavano: l'amore
Un altro film, curioso ed anche un poco inquietante, proviene dalla Russia con furore ed è del 1913. Si intitola "The night before Christmas" (Notsh pered Rozhsdestvom o Noch' Pered Rozhdestvom / in russo Ночь пе́ред Рождество́м) ed è una trasposizione del racconto di Nikolaj Gogol, del regista russo Władysław Starewicz.
N.B.: la musica ovviamente non è quella originale, ed è davvero brutta!
Sempre del regista Starewicz, dal 1913 proviene il cortometraggio realizzato in stop-motion "The insects' Christmas", un delizioso - quanto inquietante film - che racconta di un addobbo dell'albero di Natale con le fattezze di Babbo Natale che scende dall'albero decorato, e va nella foresta. Qui crea e decora un albero di per le creature della foresta invitando poi tutti gli insetti, insieme ad una simpatica rana, a godere dei doni che gli ha preparato e per festeggiare il Natale.
"The Adventure of the wrong Santa Claus" è un film del 1914 diretto da Charles M. Seay che racconta della famiglia Randall che, per fare una sorpresa ai loro figli, invitano il signor Octavius (che nome!), di mestiere investigatore dilettante, chiedendogli di impersonare Santa Klaus.
Octavius porta con sé il proprio costume, benché la signora Randall si sia premurata di fornirgliene uno. Un ladro, che si introduce nella residenza dei Randall, si traveste con questo secondo costume, mette al tappeto Octavius e facendo man bassa in casa, rubando pure i regali di Natale. Ripresosi, Octavius va all'inseguimento del ladro.
Nel 1915 compare un altro film che ha come protagonista Santa Klaus, "Santa Claus vs. Cupid" di Alan Crosland, che racconta di come un uomo disperato e due rivali in amore si incontrano a una festa natalizia.
"The Right to Be Happy" del 1916 è stato un altro adattamento di A Christmas Carol, questa volta diretto e interpretato da Kiwi Rupert Julian come Scrooge. Di questo film però non è stato possibile trovare neppure un frame. Nel 1917 "Bab's Diary" è un altro film a carattere natalizio, diretto da James Searle Dawle, ma anche in questo caso non ho trovato un video da mostrarvi.
Dopo alcuni anni senza film natalizi, nel 1923 ritroviamo un altro adattamento del Christmas Carol di Charles Dickens originariamente intitolato "Scrooge". Trovate questo film su Vimeo a questo link:
Continuando questa curiosa carrellata di film muti, ve ne suggerisco altri due:
- "The Goose Hangs High" del 1925, diretto da James Cruze, che ha qualcosa a che fare con il socialismo, il Natale e una nonna snob. Anche di questo non vi è traccia nel web.
- "Santa Claus", sempre del 1925, girato nella regione artica dell'Alaska e che riguarda quello che succede nella Terra dell'inverno gli altri 364 giorni dell'anno. Fortunatamente è stato caricato su YouTube diviso in due parti:
Da qui i film del cinema muto divengono sempre più rari, soppiantati dall'avvento del sonoro nel 1926 del quale il primo film fu "Don Giovanni e Lucrezia Borgia" di Alan Crosland.
Nonostante questo, molti altri film muti continuarono ad esser prodotti fino agli anni '30 del Novecento ed altri titoli ambientati durante le festività natalizie si ritrovano in questo periodo di tempo. Tra di essi spicca il lungometraggio "The Bells" del 1926 di James Young, con Lyonel Barrymore e Boris Karloff. La storia, dalle tinte assai cupe, si svolge in un piccolo paesino austriaco nel periodo di Natale dove Mathias, un oste che cerca di diventare borgomastro, uccide un ebreo polacco divenendo ricco. Tuttavia, egli è ossessionato dal suono delle campane (da qui il titolo del film) e le allucinazioni di un uomo che ha ucciso e...
Se vi ho incuriosito e se volete vedere questi film ad alta risoluzione - per quanto sia possibile - vi suggerisco il dvd "A Christmas Past (1901-1925)" che raccoglie alcuni di questi film muti dedicati al Natale e che potete trovare qui su Amazon:
Spero che questo curioso post vi sia piaciuto e se siete amanti del cinema muto come me, se conoscete altri film del genere riguardanti il Natale, non esitate a scrivermi.
Curioso come un nuovo hobby appreso da pochissimo tempo, sia così strettamente collegato alla monarchia asburgica e in parte all'imperatrice Elisabetta! Sto parlando dell'arte di fare merletto a mano con la tecnica del tombolo. Curioso a maggior ragione che un ragazzo si dedichi a quest'arte, ma che essendo propriamente tale non dovrebbe avere distinzioni di sesso. Eppure, nell'immaginario collettivo l'arte di fare pizzi è destinata alle donne, alle vere e proprie merlettaie che di questo un tempo ne facevano un mestiere assai remunerativo.... ma per fortuna c'è sempre e comunque qualche eccezione in giro per il mondo!
Il merletto a fuselli l'ho scoperto da un diversi anni nel paesino di Predoi, il comune più a nord d'Italia dove vivono poco meno di 600 persone, nel fondovalle della bellissima ed incontaminata Valle Aurina in Alto Adige. Proprio qui, in uno di quei paesini che paiono sospesi nel tempo, lontani dal caos di altre località dove tutto è legato alle proprie antiche tradizioni che si tramandano di generazioni in generazioni, ho conosciuto per la prima volta l'arte del merletto a fuselli, o pizzo al tombolo e me ne sono innamorato a tal punto da voler imparare io stesso!
Ma cos'è il merletto a fuselli?
Il merletto a fuselli, chiamato anche tombolo, è un pizzo fatto a mano che viene realizzato un po' in tutto il mondo. Con il termine tombolo si indicano sia il merletto in sé, sia lo strumento usato per realizzarlo. Il tombolo è un cuscino che solitamente ha forma cilindrica - in alcuni eccezioni ha una forma appiattita - sul quale viene fissato con degli spilli il cartoncino con il disegno del merletto. La lavorazione viene eseguita utilizzando come strumenti dei bastoncini, detti fuselli ed utilizzati a coppie, attorno ai quali viene arrotolato il filo necessario alla lavorazione che viene intrecciato con specifici movimenti, fissando i nodi realizzati con degli spilli. I fuselli usati nelle realizzazioni più complesse possono essere anche un centinaio, mentre per quelle più semplici bastano poche coppie. La cosa particolare dei fuselli è che non sono tutti uguali, ma ogni località del mondo che realizza merletto a tombolo ha un suo proprio fusello.
Qui sotto potete vedere un'abile merlettaia di Predoi nell'esecuzione di un motivo tradizionale, con fuselli tipici del paese altoatesino: non incanta anche voi osservare come le sue mani si muovano con sapienza e realizzino un così bel disegno? Io lo trovo davvero affascinante, considerando soprattutto quanto sia antica quest'arte, e sentire il rumore dei fuselli in legno è quasi ipnotico e rilassante... perché fare merletto a tombolo è davvero un momento di relax, tanto si è concentrati nella lavorazione!
Il merletto a tombolo di Predoi
La storia della comparsa del pizzo al tombolo di Predoi in questa zona remota e sperduta fra le Alpi, non è del tutto chiara ma è comunque legata alla storia dell'Austria perché un tempo ne faceva parte. Prima della scoperta di questa tecnica, Predoi era un paese molto famoso per la presenza di una miniera di rame che dava lavoro a moltissime persone sia della valle Aurina, che delle vallate limitrofe. Era un'attività talmente tanto redditizia che molti lavoratori provenivano addirittura anche da altre Nazioni e secondo la tradizione pare che fu proprio un minatore della Moravia a portare quest'arte a Predoi nel XVIII secolo. Stando alle fonti ufficiali, si dice che nella seconda metà del XVIII secolo nel tribunale distrettuale di Campo Tures esistevano circa 300 persone che realizzavano pizzi con questa tecnica. Nel XIX secolo, il numero di merlettai era aumentato a oltre 500 persone, tra le quali c'erano parecchi uomini. Con la comparsa dei primi macchinari per la realizzazione del merletto industriale, la fabbricazione artigianale subì un durissimo colpo e a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in generale, il numero di merlettai diminuì anche a Predoi a circa 10 o 15 persone.
Quando intorno al 1893 la miniera cessò la sua attività, una quarantina di famiglie rimasero senza lavoro e, prive di denaro, dovettero pensare ad una nuova fonte di sostentamento. Qualche anziana signora allora rispolverò il proprio tombolo e si rimise a lavorare come un tempo a pizzi e merletti di ogni sorta. Il parroco di allora, Johann Pescosta, pensò dunque che il pizzo al tombolo sarebbe stato l'ideale per risollevare le sorti delle famiglie giacché all'epoca era un mestiere particolarmente redditizio: i pizzi erano parte integrante sia dei costumi tradizionali delle Alpi (indipendentemente da uomini e donne), così come erano spesso presenti nell'abbigliamento del clero e in quello delle donne della borghesia e della nobiltà.
Poiché Predoi all'epoca era parte dei territori della monarchia austriaca, il parroco Franz Kleinlechner, direttore della scuola dal 1893 al 1903, scelse alcune tre giovani ragazze lavoratrici del tombolo particolarmente dotate che furono inviate a Vienna - dove esisteva la scuola principale dell'Impero per l'insegnamento del merletto a fuselli - per perfezionare quell'arte. Quando ritornarono al paese, queste ragazze insegnarono l'arte anche alle altre donne del paese. Poiché la richiesta di pizzo al tombolo era talmente elevata, si pensò di realizzare una vera e propria scuola che fu istituita nel 1894, fondata da Rosa Kofler Mittermair che già a a soli nove anni lavorava al tombolo con grande dedizione insieme alla zia Anna Mittermair e che divenne nei cinquant'anni successivi la vera e unica rappresentante della scuola di pizzo al tombolo di Predoi, riconosciuta anche al di fuori dei confini provinciali. Nel 1970, durante la fiera internazionale dell’artigianato a Monaco di Baviera, la scuola di Predoi ricevette il premio statale del governo bavarese e la medaglia d’oro. Nel 1994 ci fu la rifondazione della scuola, che da allora è un’associazione con proprio statuto e consiglio d’amministrazione e che ancora oggi tramanda quest'antica tradizione.
Vienna e il merletto a fuselli
La storia del merletto in Austria deve essere considerata nel contesto della monarchia, dal momento che la maggior parte delle località nelle quali si faceva merletto erano nelle ex terre della corona. Nel cuore dell'odierna Austria, esistevano però poche località nelle quali si produceva il pizzo mentre altrove si potevano trovare dei paesi in cui vi erano anche scuole e diversi corsi di tombolo. Il legame che esiste tra l'Austria (intesa come Impero Austriaco) e l'arte di fare il pizzo, si perde nella notte dei tempi ma si sa per certo che XV secolo nei territori dell’Impero le donne producevano dei merletti per i loro costumi sia nella tecnica ad ago che in quella fuselli (tombolo). Si ritiene che il merletto a tombolo sia stato introdotto dapprima nell'Erzgebirge Sassone (Monti Metalliferi) con l'arrivo di persone da altre parti d'Europa, per poi passare in Boemia e da lì portato in altre parti della monarchia austriaca grazie alle numerose miniere che esistevano in tutto il territorio e che richiamavano numerosa manovalanza da ogni parte. Ancora oggi, non è certamente possibile dedurre a quale tipo di lavorazione, a quale genere di merletto fanno allusione i documenti trovati e risalenti al Medioevo, dove si parla di tramezzi, di merletti o di passamanerie. Un documento ufficiale però ci dice che l'arte del merletto a fuselli nell'Erzgebirge era già in uso nel 1561 grazie a Barbara Uttman - considerata figura storica molto importante nel mondo del merletto - che nella regione dei Rudohori (Monti Metalliferi) realizzava e commerciava dei preziosi manufatti artigianali e che diede modo alle donne di conoscere ed imparare questa tecnica.
Alcuni documenti ci suggeriscono che nella seconda metà del XVII° secolo, nei territori presi in esame, già molte merlettaie erano già largamente impegnate nella lavorazione di pizzi e merletti di ogni genere.
L'imperatrice Maria Teresa, divenuta sovrana d'Austria nel 1740, amava molto il pizzo tant'è che molti suoi abiti ne venivano confezionati con grandissime quantità. Esistono due suoi ritratti eseguiti nel 1755 circa ad opera del pittore di corte Martin Van Meytens, che mostrano la sovrana ritratta con un lungo abito realizzato interamente a tombolo, dono della cittadina di Mecheln e realizzata dalle merlettaie del Brabant (Belgio). Amava talmente tanto questi preziosi merletti che lei stessa aveva elevato il merletto al rango delle "libere professioni", tant'è che nel 1767 donò ad una merlettaia olandese il permesso di fondare a Praga una scuola dove si insegnasse il merletto con la tecnica olandese: il Punto di Bruxelles, il merletto di seta nera o bianca (blonda), all’epoca fortemente richiesti e ricercati. Questa scuola formò 118 giovani ragazze.
Il merletto divenne quindi di gran moda in Austria e nel 1786 in Boemia quasi 14.000 persone erano impegnate in questo tipo di lavorazione, dando vita ad una vera e propria industria.
Nel 1806, l'imperatore Francesco I volle a tutti i costi riunire nella capitale dell'Impero,Vienna, tutte queste manifatture e fu così che venne aperta la prima scuola di merletto. L'organizzazione fu affidata alla signora Vandercruyie che divenne a sua volta la direttrice di altre 5 scuole in altre località del regno. Dal 1818 la scuola di Vienna venne spostata a Praga.
Nella zona del Flachgau salisburghese, a St. Gilgen dove oggi esiste un museo di storia locale con una collezione di pizzi, il merletto a tombolo veniva realizzato da moltissime persone: gli elaborati erano principalmente grossolani, realizzati con lino domestico e destinati alla classe media. Nel corso del tempo in questa zona si sviluppò uno stile ben preciso, con molti elementi fiamminghi con l'arrivo, nel XIX secolo, del merletto a Torchon con il tipico "Salzburger Nahtl". Nella seconda metà dell'Ottocento, molte scuole superiori dedicate all'insegnamento professionale di quest'arte vennero istituite in tutta la monarchia, come ad esempio Luserna, Idrija, Drosau, Gorizia, Wamberg e molte altre località.
Con l'Esposizione Universale di Vienna del 1873 divenne chiaro che l'Austria non poteva competere con il resto del mondo nella realizzazione dei merletti tanto che si decise di aprire una nuova scuola di arte del ricamo a Vienna nel 1874, affiliata ad una Scuola Centrale per il disegno di modelli e la realizzazione di merletti, riunendo così tutte le vecchie scuole. Nel 1879 venne creato il K. K. Wiener Zentralspitzenkurs, ovvero l'imperial-regio Corso Centrale per il merletto viennese, per migliorare la produzione del pizzo al fine di essere una Nazione sempre più competitiva dal punto di vista commerciale, occupandosi della specializzazione delle insegnanti mediante l'apprendimento di tecniche collegate, della fornitura di disegni e del materiale didattico, del disegno di nuovi modelli e dello sviluppo di nuove tecniche per arginare il declino della produzione di pizzo artigianale per fornire ai migliori lavoratori migliori opportunità di lavoro nonché un buona commercializzazione dei merletti. Il Corso Centrale di Vienna pubblicizzava infatti i propri modelli anche attraverso le riviste di moda, così le clienti potevano fare le
loro ordinazioni attraverso il Corso Centrale o direttamente alle varie scuole delle varie località. Il Museo Austriaco per l’Arte e l’Industria organizzava
poi nelle città più importanti esposizioni per promuovere
e vendere i manufatti. I disegni, depositati e dei quali era
vietata la riproduzione, erano inviati da Vienna dove disegnatori
provetti ne creavano sempre di nuovi secondo la
moda.
Il Corso Centrale di Vienna divenne in breve tempo il punto focale delle formazione e della divulgazione di quest'arte di tutto l'Impero, tant'è che da questa scuola provenivano elementi assai validi che facevano di quest'arte un'eccellenza dell'Impero e una fonte di reddito per moltissime donne e uomini. Coloro che venivano considerati più meritevoli e che cercavano un'occupazione più stabile e remunerativa, trovavano impiego sia nelle fabbriche che nelle scuole austriache. A Vienna molte donne trovavano impiego nei negozi di prestigio e di moda, perché il pizzo artigianale costava davvero tanto. I sarti più importanti facevano affidamento a queste donne per arricchire i propri abiti e molti furono gli abiti che venivano confezionati per la Corte Asburgica. Anche gli abiti dell'imperatrice Elisabetta, seguendo la moda dell'epoca, erano spesso realizzati con numerosi inserti di pizzo. Nella scorsa mostra dedicata agli abiti e agli accessori dell'imperatrice, sono stati esposti al pubblico un paio di abiti colorati con rifiniture in merletto, visibili qui sotto nelle prime due foto. Le altre mostrano una replica di uno dei suoi abiti da lutto arricchita con numerose ruches di pizzo, un abito avorio appartenuto all'imperatrice ed utilizzato in occasione di un natale nella famiglia imperiale decorato con diversi tipi di merletti, la ricostruzione del suo abito dell'incoronazione a regina d'Ungheria ed esposto al Sisi-Museum, ventaglio r ombrello originali in pizzo appartenuti all'imperatrice Elisabetta:
Quando Josef Ritter von Storck divenne il direttore prestò particolare attenzione al design e a quell'epoca Johann Hrdlicka dirigeva il corso di disegno, mentre le lezioni pratiche era tenute da Adelheid Richter. Sorsero nuovi campionari che andando in stampa ed imparati nei 6 mesi di corso, venivano diffusi dagli insegnanti in tutta la monarchia.
Johann e Mathilde Hrdlicka, oltre a Franziska Hofmanninger, lavorarono a modelli moderni al posto di quelli tradizionali, prendendo spunto dalle forme armoniose e allo stesso tempo selvagge della natura: era il periodo dell'Art Nouveau. Questo periodo vide o anche la nascita del noto AUSTRIA-SPITZE, un pizzo delicato e impalpabile. I loro lavori furono lodati in tutta Europa e nel Nord America con numerose pubblicazioni.
La realizzazione del merletto a fuselli si legherà anche alla Wiener Werkstatte (Scuola per l'arte e l'Artigianato), innovativa comunità di produzione viennese, fondata il 2 maggio 1903 dall'architetto Josef Hoffmann (1870-1956), dal banchiere Fritz Wärndorfer e dal pittore Koloman Moser (1868-1918), come sogno imprenditoriale legato al mondo del design che raccoglieva gli esiti delle correnti artistiche di quel tempo come la Secessione viennese, l'Arts and Crafts, il Liberty inglese, l'Art Nouveau francese e lo Jugendstil austriaco e tedesco. Questa scuola da sogno durò 30 anni ed ebbe tra i suoi artisti, grandi personaggi come Klimt e Dagobert Peche. Il marchio della scuola era una rosa con una foglia ed un bocciolo. In questo laboratorio si progettava e si produceva di tutto, cestini di fiori, giocattoli, sedie e merletti, cartoline e francobolli, modelli d’arte e di qualità, usati come prototipi per la produzione in serie destinata al grande pubblico. Si progettavano persino mobili, giardini, palazzi e la scuola impose il suo stile in tutta Europa mentre allo stesso tempo esisteva una parte dell'atelier che era destinato all'insegnamento delle arti, fra i quali quella merletto a fuselli. Molti furono gli artisti che disegnarono un'infinità di motivi per i cartoni che servirono ad eseguire ricercati merletti a tombolo di grandissima qualità artistica e stilistica che venivano conservati negli archivi della Scuola Centrale di Vienna e che venivano a loro volta venduti ed inviati alle altre scuole dell'Impero.
Dagobert Peche
Dagobert Peche è stato un grande disegnatore e decoratore della Wiener Werkstatte che produsse numerosi disegni sia per merletto che per gioielli e mobili. Artista molto eclettico, i suoi gioielli in oro, non a caso assomigliavano ai merletti. Durante la sua permanenza a Zurigo, Peche realizzò numerosi disegni per il merletto a fuselli ed il merletto di tulle: essi rappresentavano gli dei mitologici e piante stilizzate. Non ci sono documenti scritti che attestano il tempo di eseguibilità di tali disegni, che erano assai complicati. Presso l'Istituto di Arti di Minneapolis ci sono due merletti eseguiti dalla Wiener Werkstatte sui disegni di Peche.
Su Peche è stato anche pubblicato un libro tedesco che raccoglie molti dei suoi disegni per merletto, edito quest'anno dalla Barbara Fay Verlag, che contiene numerose fotografie e 16 disegni a fine testo per ricreare i disegni di Peche.
Altre località dell'ex Impero Asburgico e l'arte del merletto
Moltissime erano le località dell'impero che nel XIX secolo avevano fondato una propria scuola di merletto grazie ai sussidi che il Governo di Vienna mandava per la formazione professionale delle giovani donne (e uomini) questo perchè, pur non facendo parte attualmente dell'Austria, un tempo erano parte integrante dei territori dell'Impero Austriaco cui solo la Prima Guerra Mondiale pose fine irrimediabilmente.
Senza entrare nella storia, fra le scuole sotto la direzione del Corso Centrale del merletto di Vienna, vanno ricordate le più importanti quelle di:
Idrija (Slovenia)
E' senza dubbio una delle poche oasi felici del merletto, in quanto quest'arte antichissima non è mai stata intaccata nemmeno durante le due guerre mondiali che di certo non hanno risparmiato questa regione, e va avanti ininterrotta ancora oggi portata avanti dalle donne del posto e da un festival estivo dedicato proprio al merletto a tombolo. Attraverso il tempo le abili merlettaie di Idrija perfezionarono la loro arte creando motivi unici che danno al merletto di Idria un timbro unico. Il merletto a tombolo (klekljana čipka) ha una storia antichissima in Slovenia. Le testimonianze scritte risalgono al XVII secolo, ma senza dubbio esso ha radici più antiche. Nell'archivio della camera di Corte di Vienna, c'è un prezioso documento che attesta l'esistenza della lavorazione del merletto in Slovenia già nel 1696. La sua provenienza risale a quando le famiglie dei minatori ed esperti minerari provenienti dalla Germania e Cecoslovacchia, emigrarono in Slovenia . Le mogli dei minatori insegnarono alle donne del luogo l'arte del merletto che poi si è diffuso in tutte le regioni della Slovenia.
Nell'Ottocento, essendo aumentata la richiesta di merletti di alta qualità e visto l'alto numero di persone che facevano merletto nella zona, il Governo di Vienna decise fondare proprio ad Idrija una scuola del merletto (1876), che ancora oggi opera per la diffusione e l'evoluzione del tanto prezioso "Idrianische Spitze" (merletto di Idrija), partecipando altresì a varie mostre internazionali a Parigi e a Vienna, ricevendo ambiti premi. Agli inizi del '900 ad Idrija c'erano 1790 persone dedite alla lavorazione del merletto e 2000 a Zirovsko e 950 a Zelezniki. Tra questa grande schiera di merlettaie c'erano anche degli uomini!
Idrija però è la città dove maggiormente si è radicata e continua la lavorazione e la conservazione del merletto. Ancora oggi , durante l'estate si possono vedere le signore, attente nel loro lavoro, sull'uscio di casa, oppure organizzano degli incontri nei loro giardini per scambiarsi opinioni e consigli. Ancora oggi qui molte ragazze (e da alcuni anni anche qualche ragazzo) scelgono di dedicare due pomeriggi la settimana all’arte del merletto, perpetrando questa tradizione secolare con impegno e entusiasmo.
Qui si trova il catalogo digitalizzato della scuola di merletto di Idrija, contenete tutti i modelli di pizzo realizzati (1905):
Le origini della produzione di merletti a Gorizia, Görz in tedesco quand'era ancora Impero Austriaco, è legata all'arrivo in città dell'ordine religioso delle Orsoline, dal 1672. Queste, provenienti da un convento di Vienna, fondarono un convento e un collegio e aprirono la prima scuola femminile della città e avviarono le giovani alla lavorazione del merletto a fuselli, aperta alla frequenza di tutte le ragazze dalla città sin dal Seicento. Perché proprio il merletto a fuselli? Perché due di loro provenivano da Liegi e Madre Catherina Lambertina de Pauli Stravius conosceva molto bene l’arte del merletto appreso in Belgio dov'era molto in volga e considerata fonte di sostentamento già di diverso tempo. La tradizione del merletto a fuselli venne portata avanti ed intensificata nel XIX secolo, allorché furono introdotti nuovi corsi dall'Impero e fu ufficializzata la scuola di Gorizia. Le insegnanti annualmente si recavano alla Scuola centrale di merletti di Vienna che organizzava numerosi corsi di aggiornamento e che forniva il giusto e adeguato sostentamento per portare avanti la tradizione.
Con il passaggio di Gorizia al Regno d'Italia, l'insegnamento del merletto a fuselli proseguì sotto l'amministrazione dei Regi corsi di merletti. Dopo la seconda guerra mondiale, a partire dall'anno scolastico 1946-47, proseguirono i corsi di merletto scolastici, dal 1978 organizzati dalla Scuola dei corsi merletti di Gorizia, diffondendo la pratica in tutto il territorio della regione. Oggigiorno le province del Friuli Venezia Giulia si occupano della valorizzazione del proprio patrimonio con l'organizzazione di mostre, convegni e concorsi settoriali, mentre la scuola di Gorizia è attualmente gestita dalla "Fondazione Scuola dei Merletti di Gorizia" (fondata nell'aprile del 2013 dalla regione autonoma Friuli Venezia Giulia) assieme al comune, alla provincia e alla CCIAA di Gorizia, che ha come fine di proseguire l'attività didattica e di valorizzazione della scuola e di promuovere la conservazione e la divulgazione del sapere e della tradizione del merletto goriziano.
Dal 2008, il merletto goriziano è promosso e tutelato anche attraverso un marchio collettivo denominato "Merletto Goriziano- SCM- FVG". Il marchio può essere concesso in uso per merletti a fuselli realizzati a mano, nel territorio regionale del Friuli Venezia Giulia, e nel rispetto delle tradizione promossa e tutelata dalla Scuola dei merletti di Gorizia, che prevede accuratezza, precisione, regolarità ed uniformità della lavorazione.
La Fondazione Scuola Merletti di Gorizia possiede un proprio patrimonio didattico costituito da merletti, disegni su cartoncino giallo, cartine e cianografie che riproducono merletti e disegni per merletto. Il patrimonio didattico della Fondazione è costituito da merletti, disegni su cartoncino giallo, cartine, e cianografie che riproducono merletti e disegni per merletto.
I merletti, anche grazie alla pubblicazione “Trasparenze” , sono fotografati e schedati secondo un ordine cronologico che parte dai primi decenni del secolo scorso.
Recente è l’acquisizione di una cartella dei primi del 900 intitolata “Programma – Isola d’Istria” oggetto anch’essa di uno studio pubblicato nel 2012.
Interessante la raccolta di cartoncini e cianotipi risalenti ai primi del Novecento, ispirati al gusto liberty ed allo stile della Wiener Werkstätte, a testimonianza dei legami con il Corso Centrale di Merletti di Vienna.
Cartoncini gialli provenienti da Vienna
(SCM – Archivio materiali grafici)
Il merletto a fuselli in Trentino Alto Adige
Oltre a Predoi, in Trentino Alto Adige si ritrovano moltissime altre località ricollegabili con il Corso Centrale di merletti di Vienna proprio perchè, prima della Grande Guerra, anche questi territori facevano parte della monarchia asburgica.
Della vecchia lavorazione al tombolo nel Trentino si sa molto poco ma è noto comunque che alla fine dell'XIX secolo c’era una scuola di merletto ben avviata a Rovereto, mentre a Trento c’erano dei conventi che si prestarono a diffondere questo mestiere. In alcune valli come nella Val di Fassa ci fu qualche sporadica comparsa del merletto a fuselli e molte ragazze trentine si recarono a Vienna dove c’era la scuola di merletto molto nota per le sue alte qualità nell'insegnamento.
Qualche iniziativa sorse anche, in Valsugana e in Val di Non, senza esiti duraturi. Presso il Museo Civico di Bolzano si possono vedere dei merletti del XIX secolo: c’è una collezione di merletti per polsi, cuffiette e un collo per abito nuziale.
Oggi in Alto Adige, la lavorazione del merletto a fuselli è concentrata a Merano, in Val Sarentino e in Valle Aurina.
Provès (BZ)
Proves (Proveis) è un piccolo paesino situato a 1.420 m.s.l.m., la località più alta della Val di Non. Nel XIII secolo alcuni minatori tedeschi si insediarono in questa zona e fondarono il paesino, ancora oggi si notano le tracce lasciate dai minatori. Si può credere quindi che già anticamente l'arte del merletto fosse praticata anche qui.
Don Franz Mitterer, parroco del paese nel XIX secolo, nei suoi numerosi viaggi in Boemia vide
che gran parte delle donne si guadagnava da vivere con
i merletti e pensò di portare tale arte nel suo paesino “in
modo che le povere ragazze trovino lavoro e guadagno a
casa e non siano obbligate ad emigrare, con il pericolo di
perdere onore e salute e non recar danno ai propri genitori”.
Nacque quindi, nel 1876, la prima scuola di merletti del Trentino Alto Adige,
sovvenzionata momentaneamente da un privato, che
però poi cominciò a disinteressarsi del progetto. Il curato
Mitterer si rivolse quindi al Ministero del Commercio austriaco,
che inviò una maestra boema ad insegnare nonché numerosi fondi e sussidi per il mantenimento di tale struttura.
La scuola divenne poi statale, con regolari diplomi rilasciati
dopo tre anni. Erano accettate ragazze di lingua
tedesca, italiana ed anche di località lontane.
Per ragioni
di spazio e del numero sempre maggiore di partecipanti,
vennero quindi fondate altre scuole: nel 1879 a Malè, nel
1883 a Luserna, nel 1885 a Predazzo, nel 1890 a Calavino
e nel 1895 a Cles e Tione.
Luserna (TN)
Luserna (Lusérn), comunità cimbra in provincia di Trento, è sempre stata identificata con le professioni dello scalpellino e della merlettaia. Qui, molti e molti anni fa c’era una scuola di merletto. Già più di un secolo fa, risulta accertata a Luserna la presenza di una rinomata scuola di pizzo antico, denominato tombolo (in cimbro: Knöpln). Si narra che molti degli abiti più sontuosi delle dame dell’ Ottocento siano stati ricamati proprio dalle abili mani delle donne di Luserna.
Anche a Luserna la lavorazione del pizzo e del merletto era un’arte molto radicata, supportata da una scuola che venne aperta nel 1883 per intercessione del Governo di Vienna sotto la direzione di Maria Nicolussi, che nel periodo di fine secolo scorso avviò a tale professione molte donne del paese che poterono così contribuire, con il loro lavoro, al sostentamento della famiglia, seppur in modesta parte.
Gli eventi della prima metà del Novecento (incendio del 1911, prima guerra mondiale, emigrazioni), portarono ad un abbandono di questa tradizionale lavorazione. Dal novembre 1996 il Kulturinstitut Lusérn ha avviato un corso di tombolo, iniziativa che si è resa possibile grazie alla collaborazione e sapiente esperienza di due insegnanti di Rovereto (TN): Cesara Perini e Enrica Dalaiti. Grazie a questa iniziativa si è potuta recuperare anche parte dei disegni tipici locali e tutt’oggi, sotto la sapiente guida di Barbara Pierpaoli. E così oggi l'Associazione Culturale "Merletto di Luserna / Knöpplspitz vo Lusérn” ha riavviato l’attività della scuola di tombolo, promuovendo e valorizzando l'antica tradizione del merletto a fuselli di Luserna, in ogni occasione che le si presenta.
Predazzo (TN)
Al fine di dare un sostentamento economico alle donne della Val di Fiemme, anche a Predazzo venne aperta una scuola di merletti nel 1885 - quale filiale della scuola di Luserna - diretta da Maria Costanza di Malè cui, dal 1888, venne affiancata Caterina Guadagnini.
Leggenda vuole che durante il soggiorno di Sissi a lago di Carezza nel 1897, l'imperatrice avesse un ordine considerevole di pizzi neri. Qui sotto alcuni oggetti dell'imperatrice conservati presso l'Hotel Beau Rivage di Ginevra, dove morirà il 10 settembre 1898. Si possono notare una decorazione in pizzo bianco per l'abito dell'imperatrice e un cappellino nero con qualche inserito di merletto.
Rovereto (TN)
Nel XIX secolo, a Rovereto, ci fu una scuola di merletto. Attualmente, questa arte continua la sua presenza. Presso il Museo Civico si possono ammirare dei merletti che fanno parte della collezione di Paolo Orsi (archeologo, Rovereto 1859-1935), donata al Museo che è costituita da merletti risalenti al XVII e XIX secolo provenienti da varie parti d’Italia.
Cles (TN)
Il 1° settembre 1874 viene aperta a Cles la prima filiale della scuola di Provès che funzionò fino al 1914, cancellata dalla guerra. Ma l'arte del merletto al tombolo continua con le varie merlettaie che l'avevano bene appresa.Nel 1966 aveva cominciato a funzionare a Cles l'Istituto Tecnico Industriale e con l'autorizzazione del Ministero, l'insegnante Maria Fabbri, proveniente dall'Istituto Tecnico Femminile "Giorgina Saffi" di Forlì, iniziò le lezioni l'1/10/1967 per complessive 18 ore settimanali fino al 30 settembre l970.
Dopo anni di interruzione, grazie all'iniziativa di quella stessa insegnante e di persone che intendevano far rivivere quella che un tempo fu una radicata e rimpianta tradizione, nel novembre 1988 è stato di nuovo istituito il Corso di Merletto al Tombolo, finanziato dal Comune di Cles e organizzato dall'Assessore alle Attività Sociali. La scuola è stata limitata mediamente a 30 allieve suddivise in due gruppi, dei quali uno pomeridiano e l'altro serale per sei ore settimanali da effettuarsi nel periodo novembre - giugno.
La scuola fin dal suo sorgere ha cercato di considerare il merletto al tombolo una forma di scrittura pittorica educando le allieve al bello e alla perfezione di esecuzione.
I merletti rappresentano la sintesi di un processo di ricerca, di studio, di creatività e di buon gusto, e servendosi anche della tradizione si è proposta una lettura del merletto più attuale e più rispondente al gusto e ai modelli di vita e del costume contemporaneo.
Javrè, Villa Rendena (TN)
Javrè è una comunità di poco più di 300 persone in provincia di Trento, all'imbocco della Val Rendena, lungo la direttrice che da Brescia e da Trento porta a Madonna Di Campiglio.
L'arte del merletto a fuselli in questa località, fece la sua comparsa assai tardivamente poichè dai documenti si legge che nel 1906 il Capo Comune inviò “Supplica Comunale all’Imperial-Regia Direzione del Corso Centrale dei Pizzi in Vienna” allo scopo di ottenere per Javrè un Corso di Pizzi, “…così poter nel tempo dare stabile occupazione a tante ragazze, le quali attualmente, come avviene oggidì, sono costrette ad emigrare all'estero in cerca di lavoro o di servizio, tante volte con grave pericolo della loro moralità, senza dir nulla del poco o nessun vantaggio che ne ricavano, nonché della mancata assistenza alle loro famiglie ed ai vecchi genitori..."
Il corso di merletti di Javrè venne istituito nell'anno 1907 dall’I.R. Corso Centrale di Pizzi di Vienna. Fu riorganizzato nel 1912, come l’intero settore dei pizzi e merletti dell’Impero Austroungarico, essendo il Trentino a quell'epoca territorio dell’Impero Asburgico.
All'atto dell’assimilazione delle scuole ex asburgiche alle scuole italiane, la scuola di Pizzi di Javrè venne riconosciuta, insieme alla altre scuole della Venezia Tridentina, quale Regia Scuola di Merletti.
Alterne vicende coinvolsero la scuola, che nel periodo successivo alla prima guerra mondiale rischiò anche di essere chiusa e sopravvisse solo grazie all'impegno dell’amministrazione comunale, del parroco locale e della tenacia e determinazione delle ragazze frequentanti, che istruite da due delle lavoratrici più abili ed esperte proseguirono nell’attività dell’esecuzione di manufatti a tombolo, occupandosi anche della loro commercializzazione.
Dopo un breve periodo di chiusura, nell’anno 1957 grazie all’interessamento dell’Amministrazione Frazionale di Javrè, che si è fatta carico delle spese di gestione, venne di nuovo attivata la Scuola di Pizzi e Merletti, prima come scuola statale, sotto la Direzione della Presidenza dell’Istituto Tecnico Industriale “M.Buonarroti” di Trento, poi come scuola professionale provinciale e funzionò regolarmente fino all’anno scolastico 1989/90.
Oltre all’insegnamento del pizzo a tombolo, che era materia prevalente, venivano impartiti anche l’insegnamento di educazione civica, tecnologia dei filati e dei tessuti, disegno tecnico e storia dell’arte.
Nel 1990 la scuola chiuse definitivamente, ma in paese e nella Bassa Val Rendena rimasero comunque attive un gruppo di merlettaie, che avevano appreso la tecnica ai tempi della Scuola, e che, nel privato delle loro abitazioni, continuavano ad eseguire lavori a tombolo, portando avanti la tradizione.
Nel novembre 2008, grazie all'impegno tenace dell'Associazione "Al Filò dal Lundì" del Circolo Culturale di Javré, numerose manifestazioni hanno ricordato il centenario della fondazione della Scuola di Pizzi e Merletti di Javrè, riportando così l'attenzione su questo merletto tipico e sulla sua storia. In particolare, è stato organizzato un importante convegno (i cui atti sono stati pubblicati in un apposito volume) ed una mostra storica di manufatti, documenti e foto.
L’associazione “Al Filò dal Lundì” del “Circolo Culturale di Javrè” ripropone oggi la tradizionale lavorazione a fuselli della Scuola, non trascurando una sua rilettura in chiave moderna, con l'uso di nuovi disegni, nuovi spunti, nuovi materiali.