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mercoledì 26 febbraio 2014

Il ballo del 1897 della Duchessa del Devonshire

In questo periodo carnevalesco non poteva di certo mancare un post dedicato ad uno degli eventi più mondani del XIX secolo: il ballo in maschera a Devonshire House! Seppur non organizzato per il Carnevale dell'epoca è un spunto interessante poichè a tutti gli ospiti fu imposto di presentarsi mascherati. Ovviamente non c'erano problemi economici sul perchè e sul per come farsi un abito, dato che gli invitati provenivano tutti dai ranghi più alti della società di fine Ottocento.

Ebbene... C'era una volta la Londra del 1897. C'era una volta, ma adesso non c'è più perchè demolita nel 1924, la splendida residenza dei Duchi del Devonshire, costruita a Picadilly nel 1740 dall'architetto William Kent in puro stile barocco. Una grande villa, ricca di storia ma soprattutto ricca di ornamenti e decorazioni. Una villa viva dove, spesso e volentieri, i padroni di casa organizzavano dei gran balli! 




C'era una volta anche la proprietaria della casa, la Duchessa Louisa di Devonshire (1832-1911). Essa era una delle donne più importanti di Londra e come tale, quando si sparse la voce che stava organizzando un ballo in costume per celebrare il Giubileo d'argento della Regina Vittoria per il 2 luglio 1897, non ci fu alcun tentativo da parte delle altre dame londinesi di organizzare un evento a suo sfavore. Investirono invece tutti i loro sforzi per garantirsi la partecipazione all'evento! Insomma, non si poteva non esser invitate ad un ballo al quale avrebbe partecipato tutta, ma proprio tutta, la nobiltà!  
Peculiarità di questo evento era il dress code: ognuno doveva vestirsi ispirandosi a figure storiche, mitologiche o della letteratura presente e passata. Questi poi avrebbero formato diversi cortei e avrebbero danzato anche la quadriglia, per la quale molti invitati studiarono per giorni e giorni. 
Secondo la cronaca del tempo, un mese prima dell'evento furono spediti quasi 700 inviti (alcuni dicono addirittura 3000) che portò ad uno studio approfondito dei ritratti e delle miniature delle dame e dei cavalieri d'altri tempi. Anche se il concetto di una carriera, e soprattutto una carriera sul palcoscenico, era un anatema per le classi superiori inglesi, molte dame inglesi amavano dilettarsi col canto eseguendo delle performance private oppure per beneficenza... Ma il pubblico era molto ristretto! Vestirsi in costume storico, comunque, per presentare un tableau vivant era un divertimento popolare, rispettabile e molto apprezzato come forma artistica. Qui sotto potete vedere la Duchessa Louisa con il suo abito ispirato a Zenobia, regina di Palmyra:



Gli invitati al ballo spesero fortune per i loro costumi, che in quasi tutti i casi furono indossati solo per questo evento. Il couturier Jean Worth di Parigi scrisse di "un numero anomalo di ordini presi" dal suo stabilimento, per il quale ogni perla e diamante furono cuciti a mano. Un pezzo di ricamo tenne occupate diverse ragazze per quasi un mese, e affermò che il costume più costoso costava 5000 franchi. Lo stesso abito della duchessa Louisa che potete vedere qui sopra, fu confezionato dalla maison Worth.


Questa la sala principale della Devonshire House a Picadilly: fu svuotata del mobilio per far spazio a tutti gli invitati.

Molti esponenti dell'aristocrazia erano però assai conservatori e questo evento diede adito a molte chiacchiere e pettegolezzi. Molte signore infatti non amavano trovarsi in una festa del genere, men che meno amavano una festa in maschera! Si presume quindi che molte delle persone invitate non parteciparono all'evento. Sta di fatto che un evento del genere richiamò moltissima attenzione e se ne scrisse a lungo anche sulla stampa. 
Per l'occasione venne contattato il fotografo James Lauder della Società Lafayette che installò una tenda nel giardino del parco del palazzo, con lo scopo di fotografare tutti gli ospiti invitati. Di questo evento ci sono giunte circa 200 fotografie, che mostrano gli invitati nei loro strabilianti abiti. Non tutti però furono fotografati durante la festa e questo è ben comprensibile a causa della complessità dei costumi e dei tempi di esposizione necessari per i negativi su lastra di vetro: semplicemente non c'era abbastanza tempo per catturare tutti gli ospiti!  In un'intervista a un giornale i seguenti anni, James Lafayette affermò di aver fotografato 200 sedute in quattro ore e mezza - una velocità impressionante di 1 minuto 21 secondi per fotografia! Inoltre, forse non tutti gli ospiti di sesso maschile erano desiderosi di essere immortalati nei loro abiti...
La conoscenza che un album con i ritratti degli ospiti in costume sarebbe stato pubblicato dopo la festa, portò coloro che non erano soddisfatti dei risultati della frettolosa sessione fotografica a visitare lo studio Lafayette una o due volte di più con i propri costumi. Alcune persone ci si recarono perfino 6 mesi dopo!!

Quel che è certo è che, di quella festa in maschera, ci sono giunte moltissime fotografie che ci mostrano gli esponenti della nobiltà londinese vestiti "filologicamente", con abiti incantevoli! Queste alcune fotografie:













Il Carnevale al tempo di Sissi

Questo periodo tutto il mondo festeggia il Carnevale! Un'antichissima tradizione che si perde nei secoli e che merita un capitolo di approfondimento!


Benché presente nella tradizione cattolica, i caratteri della celebrazione del Carnevale hanno origine in festività ben più antiche, come per esempio le dionisiache greche o i saturnali romani. Rappresentava innanzitutto un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio del carnevale seguente. Nel mondo antico, romano, la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell'impero Romano, comportava la presenza di gruppi mascherati ed uno scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari! Tutto questo ad altro non mirava che alla dissoluzione del mondo antico, per uno nuovo più bello e prospero! 
Uno dei carnevali più famoso è certamente quello di Venezia al quale si fa già riferimento In un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta. L'istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell'antica Roma, di concedere alla popolazione, e soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.
Nel Medioevo i festeggiamenti divennero assai sregolati e lussuriosi. La gente si lasciava andare alle orge, a incontri clandestini di ogni sorta... Ma tutto ciò non fu certamente ben visto dalla Chiesa, che vietò queste forme di celebrazione e furono ben preso rinnovate e ridimensionate. E così il carnevale iniziò ad esser rappresentato da compagnie di attori in maschera che nel ‘500 si esibivano nelle corti dei nobili e presso la gente meno abbiente. Allo stesso tempo anche la popolazione iniziò a mascherarsi rappresentando i vizi e le virtù degli uomini e questo è intuibile anche analizzando le caratteristiche delle maschere italiane più famose.


Ma il Carnevale a Vienna com'era?

A Vienna il carnevale era festeggiato come in tutto il resto d’Europa. La gente appartenente ai ceti più poveri si mascherava con ogni sorta di abito particolare dalle fogge assai eccentriche.
I costumi potremmo definirli quasi “moderni”, poiché la gente si vestiva come spesso accade tutt'oggi: si potevano vedere animali (spesso pipistrelli o api), streghe e stregoni, fate e diavoli, uomini e dame del passato (spesso dei secoli precedenti l’Ottocento). Per questa puntualizzazione ci vengono incontro i giornali di moda del tempo (uno dei più famosi "La Mode Illustrée")che dedicavano alcune pagine all'abbigliamento carnevalesco.


Mentre gli aristocratici potevano permettersi di ordinare un abito direttamente dalla loro sarta di fiducia, i popolani dovevano accontentarsi di guardare le figure e poterli ricreare con mezzi di fortuna, come meglio riuscivano a fare.
L’arte sartoriale dei teatri fu un bel incentivo per le maschere di carnevale, poiché questa realizzava numerosi costumi per gli spettacoli teatrali, che fondamentalmente erano figure stereotipate per dar modo alla gente di capire che “essere” poteva esser quello sul palco: ed ecco che compariva un’olandesina tutta trecce, pizzi, cuffiette e tulipani; oppure un antico romano con tuniche lunghe e una corona d’alloro in testa; dame del ‘700 con parrucconi chilometrici e abiti altrettanto giganteschi. Lo stesso modo di concepire e realizzare un abito o una maschera si trasportava immediatamente anche ai costumi di carnevale.
Insomma, le maschere non sono cambiate per niente... Spesso di dubbio gusto, esattamente come oggi!!






Spesso per la città giravano carri e cortei di gente mascherata. Spesso si stanziavano in determinati punti della città dando vita ad una sorta di circo, dove spesso venivano mostrate persone con deformità fisiche: uomini molto grassi, gente con un arto più lungo e uno più corto, volti deformati, donne barbute e nani venivano mostrati come classici fenomeni da baraccone. Spesso questo mostrarsi alla gente poteva esser volontario e retribuito dai padroni del carro, oppure poteva esser forzato.


Altresì, le classi più povere spesso si riunivano in grandi sale per dar vita a balli sregolati, aperti a tutto il beau monde di Vienna, alla maniera delle celebrazioni orgiastiche del carnevale del Medioevo. Mentre durante il resto dell’anno la vita era regolamentata da regole ben precise da rispettare, durante il Carnevale ci si lasciava andare alla sregolatezza.


Carnevale nella famiglia imperiale

Tutto ciò che accadeva al di fuori della residenza imperiale, all’interno non c’era.
Poiché questo modo di festeggiare il carnevale era riservato per lo più ai ceti poveri, la famiglia imperiale lo festeggiava con un gran ballo a corte, al quale erano invitati numerosi esponenti dell’aristocrazia austriaca.
L’usanza di indire un ballo per quei giorni risale a Maria Teresa.
Per l’occasione fece riaprire i teatri della Hofburg, utilizzati un tempo per la rappresentazione di opere liriche e concerti, che erano stati chiusi per risparmiare. Una partnership di aristocratici suggerì all'imperatrice che queste ampie stanze erano adattate come sale da ballo per i sempre più popolari Redouten (balli in maschera) all’Hofburg che erano aperti anche al pubblico. Maria Teresa amava ballare e quindi accettò il consiglio e riaprì la Redoutensaal.


Prima della riapertura di queste stanze la nobiltà del tempo si riuniva nei propri palazzi o al Mehlgrube, una sala da ballo pubblica sul Neuer Markt, che era riservato esclusivamente per la nobiltà.


In ricordo dei vecchi fasti della corte di re Luigi XIV, non era insolito che l’imperatrice Maria Teresa si mascherasse per il Carnevale: nel 1730 la coppia imperiale ricevette i loro ospiti come l’ “oste e la moglie da l'Aquila Nera”, Maria Teresa vestita come un contadino della Bassa Austria. Gli ospiti invece apparvero vestiti con abiti degli ordini sociali inferiori, come cuochi o servi, o nei costumi di varie nazionalità, mentre alcuni addirittura indossarono abiti più esotici come romani, persiani, turchi o schiavi. Ci furono feste di questo genere per moltissimi anni, tant'è che Maria Teresa spesso indicava di mascherarsi negli inviti ai balli.
Gli eventi di Carnevale erano conosciuti per la loro caratteristica del causare eccessi, disordini e spesso numerosissimi omicidi che erano commessi sotto la copertura di una maschera che celava l'identità della persona. L' uso delle maschere in strada venne quindi vietato, pena severe punizioni a tutte le classi sociali, tra cui anche la nobiltà. Tale regolamento era rivolto in particolare a garantire la sicurezza e prevenire cospirazione politica tra le classi sociali più basse.


In generale non era possibile acquistare i biglietti per questo evento e, solo gli ospiti che avevano ricevuto un invito personale, erano ammessi - e anche qui la vecchia aristocrazia austriaca collocava il valore più alto esclusività sociale. Il cosiddetto 'primo livello' della società, cioè i membri della nobiltà ereditaria che sono stati ammessi a corte, cercava di garantirsi quest’esclusività. Chi apparteneva a questa cerchia ristretta ha avuto accesso ad un mondo di raffinata eleganza e di gusto squisito; famiglie aristocratiche gareggiavano tra loro in magnifiche manifestazioni di splendore.
Durante il periodo di Carnevale c’erano circa 3 balli a settimana e, considerata la grande importanza attribuita alle apparenze dalla società aristocratica viennese, le dame facevano a gara per superare i loro coetanei con un sempre nuovo repertorio di creazioni di alta moda! Non esisteva un vero e proprio dress code ma molte signore civettuole portavano con se un maschera per coprirsi gli occhi.


Elisabetta mal sopportava questi fasti e spesso non partecipò al carnevale viennese… Vi partecipò una volta e diede adito a moltissime chiacchiere circa il suo comportamento. Ma di questo parleremo un'altra volta!




martedì 25 febbraio 2014

Carnevale Asburgico a Madonna di Campiglio

Come ogni anno si rinnova la tradizione del Carnevale Asburgico di Madonna di Campiglio (TR), un'importante rievocazione storica in ricordo dei soggiorni di Sissi e Franz nella cittadina fra le Dolomiti di Brenta. Un evento molto sentito a Madonna di Campiglio, tanto da richiamare moltissime persone dai dintorni, ma anche appassionati provenienti da molto lontano, che non vogliono perdersi questo tuffo nel passato nell'epoca degli Asburgo!


Sempre molto curato il programma di questa festa che si snoda, in una settimana, fra balli, sciate e gite in carrozza trainata da cavalli. Essenziale è il dress code per questo carnevale particolare! Tutti possono partecipare alla festa e tutti debbono esser necessariamente vestiti con abiti ottocenteschi, specialmente in occasione del gran ballo finale. Per chi non fosse munito di vestito, può sempre noleggiarlo in uno dei negozi del paese che, proprio per l'occasione, si riforniscono di abiti e di accessori in stile.
Il tutto inizia con una bellissima sfilata al centro del paese, una specie di corteo storico dove sfilano tutti i figuranti, ed uno spettacolo pirotecnico nei luoghi dove furono allestiti anche durante le visite di Sissi e Franz nel 1889 o nel 1894 (pista da sci del Belvedere). Si prosegue con la "sciata asburgica" durante la quale i figuranti, compresi l'imperatrice e l'imperatore, scenderanno fino al limitare del paese! Immancabile la fiaccolata notturna (Grande fiaccolata imperiale), con Sissi e Franz che sugli sci scendono fino a valle...  
Tutto un pò kitsch effettivamente... Troppo turistico... Sopratutto se si pensa che Sissi e Franz non sciarono mai in vita loro!!


Nel corso del Carnevale si susseguono le feste presso il Salone Hofer del Grand Hotel Des Alpes, lo stesso nel quale soggiornarono Elisabetta e Francesco Giuseppe. Certamente il momento più significativo del Carnevale è il Gran Ballo dell'Imperatore dove figuranti, vestiti alla maniera di Sissi e Franz, aprono le danze fra Ussari e Dragoni.





Curiosità: il salone del Gran Ballo fu affrescato a cavallo tra il XIX e XX secolo, dal pittore bolzanino Gottfried Hofer (dal quale poi prese il nome), con il tipico stile liberty del tempo. Nella parete di fondo, sopra un coro ligneo, sono stati realizzati due ritratti di Sissi e Franz:




Nel 2008 un incendio distrusse il tetto del salone Hofer. Dopo un lungo restauro è stato riaperto nel 2009 con una conferenza di Paolo Luconi Bisti (storico di Campiglio, nonché scrittore di un volume dedicato ai soggiorni di Sissi a Madonna di Campiglio) e Matteo Tuveri (scrittori di alcuni libri dedicati a Sissi). 

Per informazioni:
Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena
Pradalago, 4
38086 Madonna di Campiglio
Tel: +39 (0465) 447501
Tel: +39 (0465) 501007