giovedì 14 febbraio 2019

"Come un gabbiano nero - Gli ultimi giorni dell'imperatrice Elisabetta" - parte III




Gli ultimi giorni di Sua Maestà a Ginevra



10 settembre 1898 - pomeriggio


Poco dopo la conferma della morte dell'imperatrice, la sua dama di compagnia, con gran prontezza di spirito e incredibile lucidità, sbrigò le formalità del caso scrivendo all'Imperatore del trapasso della sua adorata moglie. Ritornò poi presso l'imperatrice, inginocchiandosi ad essa disperata: le fece il segno della croce e le chiuse gli occhi, le congiunse le mani e le fece scivolare il suo rosario fra le dita. Venne dunque preparata la camera mortuaria recandovi gli astri bianchi che quella stessa mattina l'imperatrice aveva a lungo osservato attraverso la porta sul salone: con un sospiro disse che quei fiori erano belli, ma non le piacevano perchè le ricordavano tutto ciò che era effimero. Su di un tavolo accanto al letto venne posto un crocifisso illuminato da quattro candele accese. 
Arrivò dunque un funzionario per constatare l'avvenuta morte dell'Imperatrice e altre autorità interrogarono Irma secondo le formalità del caso. Quando terminarono, il presidente ringraziò la dama di compagnia e le pregò di far con urgenza richiesta alla Corte per ottenere l'autorizzazione a procedere ad un'autopsia parziale - secondo consuetudine. Dopodiché la donna inviò telegrammi su telegrammi a tutta la famiglia di Sissi. Una nuova commissione sopraggiunse nella camera mortuaria per esaminare la salma e stilare un verbale, dopodiché arrivarono alcuni rappresentanti della Chiesa che pregarono attorno alla salma di Sua Maestà. Quando se ne furono andati, Irma rimase sola presso la sua amata sovrana e pianse lungamente. 
Alle 8 di sera ritornò tutto il personale dell'imperatrice e alle 10 il corpo di Sissi venne adagiato in una bara provvisoria. Irma le tolse la medaglia della Vergine che le aveva messo al collo all'inizio della agonia con l'intento di donarla poi all'imperatore. Ella, insieme a Berzeviczy, i cui funesti presentimenti s'erano poi avverati, rimase presso l'imperatrice fino a mezzanotte e poi se ne andò a letto.

Immagine evocativa dell'imperatrice sospesa fra le nuvole
Opera di Robert Weigl, 1902


11 settembre 1898

Alle ore 14 ebbe luogo l'autopsia parziale dell'Imperatrice, per la quale era giunta l'autorizzazione da Vienna intorno a mezzogiorno. La dama di compagnia dovette assistere a quella tremenda scena cui erano presenti anche alcune personalità ufficiali.
L'autopsia durò 55 minuti. La cassa toracica di Sissi venne aperta per stabilire la direzione della ferita, il cuore venne tolto e si scoprì che la sottile lima di Lucheni aveva trapassato cuore e polmone per 8 centimetri, mentre la quarta costola era stata spezzata probabilmente per il colpo ricevuto dall'assassino. Era morta per emorragia interna che aveva causato l'infarto, senza dolore e senza sofferenze. Il cuore dell'imperatrice per il resto era completamente sano. Aveva ancora tutti i suoi denti per di più (una buona dentatura, c'era scritto nel referto, sicché non è vero che li avesse tutti marci)... e tutti i suoi capelli  - ovviamente imbiancati ma che ella si tingeva con henné, indaco e  mallo di noce.
Irma, fedele alla sua sovrana, dovette assistere anche all'imbalsamazione di Sissi il cui volto si alterò sensibilmente, tumefacendosi, ma i medici dissero che i bei lineamenti dell'imperatrice sarebbero ritornati in breve. 
Venne poi ricomposta e rivestita con il suo abito nero e la chioma riacconciata. 
La stanza si riempì di omaggi floreali, tra gli altri anche un fascio di magnifiche orchidee bianche dalla villa dei Rotschild a Pregny, che Elisabetta aveva ammirato estasiata come se avessero voluto dirle qualcosa: un presagio?
Su di un altro tavolo stavano invece gli oggetti che l'imperatrice portava sempre con sè come il ventaglio di pelle, un orologio della Maison Christofle che recava la parola Achilleus incisa sul davanti, la catanella con la fede nuziale che Elisabetta non indossava mai al dito, il braccialetto conto il malocchio con un'infinità di ciondoli, due medaglioni uno con la ciocca dei capelli del figlio Rodolofo e l'altro con scritto il salmo 91 della Bibbia.

Il bracciale contro il malocchio dell'Imperatrice Elisabetta
Conservato alla Kaiservilla di Bad Ischl



Quella stessa sera, intorno alle 22:50 partì da Vienna il treno speciale che doveva riportare in patria l'imperatrice, per quanto ella avesse espresso il desiderio d'esser sepolta a Corfù. Le pareti del convoglio erano ricoperte di drappi neri e verdi, mentre alle finestre c'erano tendine di sera nera. Tappeti neri con delle croci bianche ricoprivano il pavimento e al centro della parte più grande dello scompartimento imperiale trovava posto il catafalco. Nella parte più piccola, collegata da una porta, erano state preparate tre poltrone per il seguito dell'imperatrice. La bara di legno e la tappezzeria erano state fabbricata all'Hofburg di Vienna appositamente ed in tutta fretta nella giornata dell'11 settembre in modo tale da poter essere portate a Ginevra con il treno speciale. La bara era ricoperta con un manto di velluto nero su cui risaltava una grande croce dorata. Sarebbe stata usata come primo catafalco, più tardi sarebbe stata inserita una seconda bara di metallo.



12 settembre 1898

Il corpo dell'imperatrice venne sistemato: la sua dama di compagnia le indossò il vestito di seta nero che portava il giorno dell'attentato, l'abito che Sissi considerava il suo "bel vestito". Il corpetto, tagliato via in seguito all'assassinio, venne sostituito con un corsetto di broccato nero.
Nello specifico, il corpetto indossato dall'Imperatrice nel giorno del suo assassinio è ancora oggi esistente e conservato in un museo in Ungheria. Si noti il foro in corrispondenza del cuore.
Ma com'è arrivato fino ai nostri giorni? 
Lasciamo le parole alla figlia di Sissi che scriverà nel suo diario in questo giorno del 1898: 
"[...] Resoconto di Irma Sztaray - il generale Berzeviczy aveva un confuso, eppure preciso presentimento della disgrazia, che tanto pregò addirittura la mamma di non andare a Ginevra... Poi mi feci portare gli abiti - vidi la camicia che ora posseggo, con il piccolo, sottile taglio e le esigue, pallide tracce di sangue."
Nel 1908 al Palazzo Reale di Budapest venne aperto un museo commemorativo alla compianta imperatrice e regina Elisabetta. Nell'anno della sua morte, nel dicembre del 1898, il ministro ungherese per la cultura e la pubblica istruzione, comunicò al già presente Museo Nazionale ungherese che la principessa reale Gisella e l'arciduchessa Maria Valeria avevano donato alla nazione ungherese parte dei ricordi della madre: la figlia prediletta mise a disposizione i libri ungheresi della biblioteca della madre ed alcuni oggetti commemorativi. Ida von Ferencsy, lettrice di Sua Maestà, donò al museo quasi 100 ritratti, statue, lettere, stampe e ricordi, mentre l'ultima dama di compagnia dell'imperatrice, Irma Sztaray, donò al museo la copia in gesso di una statua a grandezza naturale della sovrana e, non si sa come, viene citato anche l'abito che Sissi aveva indossato il giorno dell'attentato. Oggi il museo commemorativo non esiste più perchè le sue sale furono quasi completamente distrutte dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. 
Gran parte dell'inventario, però, venne stipato nei magazzini ed ancora oggi custodito nelle collezioni permanenti del Museo Nazionale Ungherese, mentre alcuni pezzi sono esposti al Castello di Godollo. L'abito è stato esposto in occasione della mostra "Elisabetta d'Austria. L'impossibile altrove" presso le Scuderie del Castello di Mirarmare di Trieste nel 2000.



Tornando al nostro resoconto,  con l'aiuto del dottor Golay, l'imperatrice venne sistemata nella bara nella quale il suo corpo avrebbe risposato per l'eternità. Il fatto che Elisabetta fosse stata sepolta con un abito chiaro o addirittura con l'abito da sposa, è solo leggenda. 
Tra le mani giunte stavano un piccolo crocifisso di madreperla e un rosario, sul petto un bouquet di orchidee bianche che copriva il cuore trafitto. Così venne inumata l'imperatrice.
Alla camera ardente di Sua Maestà, posta al primo piano dell'Hotel Beau Rivage di Ginevra, poteva accedervi solo un ristretto numero di persone. Ovunque stavano teli e drappi neri con croci argentate mentre al centro della sala s'innalzava il catafalco nero sul quale stava adagiata la bara di Sissi, aperta, rivestita da una coperta di pizzo bianco sulla quale si poteva leggere Repose en paix: attraverso questo leggero velo che copriva tutta la figura, si potevano riconoscere i tratti rilassati dell'imperatrice. 



Il catafalco era circondato da enormi candele e da candelabri d'argento, nonché da inginocchiatoi rivestiti di tessuto nero, sui quali a turno i preti dicevano le preghiere. La stanza era riccamente adornata da palme, fiori e corone, sicché c'era pochissimo spazio per le persone al suo interno. Pochi autorizzati potevano accedervi, accompagnati personalmente dal segretario di Sua Maestà, che riceveva anche i messaggi di cordoglio in nome dell'imperatore. Ginevra pullulava di invitati della stampa e il telegrafo era perennemente d'assalto.
Le finestre dell'appartamento di Sissi erano state chiuse da tendine non appena la sovrana aveva chiuso gli occhi per sempre.
Fuori dall'albergo, un corteo di gente si era assiepato nella piazza e nelle vie antistanti e fra i benevoli cittadini che si facevano il segno della croce, vi erano anche i rappresentanti del consiglio di Stato, del Comune di Ginevra e i consoli locali. Mai Vienna, scrivevano i giornali, aveva visto un corteo così ricco e variopinto come quello che s'era visto a Ginevra quel giorno.

Gente assiepata fuori dell'Hotel Beay-Rivage


Qui sotto il rosario personale dell'imperatrice Elisabetta e rosa dal suo letto di morte.
Il rosario è fatto d'oro e pietre preziose blu, con un pendente della Vergine Maria e una croce ugualmente in oro.
L'imperatrice aveva un rapporto estremamente conflittuale con Dio in seguito al tragico suicidio di suo figlio, il principe ereditario Rodolfo, e piena di amarezza, aveva a lungo dubitato nel suo credo religioso. Nonostante questo, viaggiava sempre con questo rosario, donatole dalla figlia maggiore Gisella.



Qui di seguito invece un medaglione-reliquiario realizzato in ricordo dell'assassinio dell'imperatrice Elisabetta. Esso contiene un pezzo di stoffa, probabilmente dall'abito che indossava quando è stata uccisa, mentre sul retro riporta inciso la data della morte e la corona imperiale con una croce di lutto sotto di essa. 
Questo oggetto proviene dai discendenti della sorella di Elisabetta, Maria Sofia, per la quale probabilmente venne realizzato questo medaglione.




13 settembre 1898

Quella mattina giunse da Vienna il convoglio imperiale preparato per l'imperatrice, con a bordo alcuni membri dell'entourage come la contessa Festetics e il colonnello conte Bellgarde. 
Prima di procedere alla saldatura della bara, si svolse l'identificazione del cadavere dell'imperatrice, come previsto dalla legge, alla cui cosa parteciparono i membri del seguito. A stento le dame dell'imperatrice riuscirono a trattenere la commozione. Infine la bara venne sigillata. Sulla parte alta del catafalco vennero posti due spioncini chiusi a chiave che permettevano di guardare all'interno di essa. 
Alle 5 del pomeriggio ebbe luogo la benedizione della salma nel salone principale dell'appartamento di Sissi: l'albergo si fermò per un momento, il tempo che i prelati salissero al primo piano e chiudessero la porta, poi la vita frenetica dei clienti tornò a svolgersi abitualmente - nulla stava più a dimostrare che in quell'edificio era stato benedetto il cadavere dell'Imperatrice d'Austria.

Fotografia della camera ardente dell'imperatrice all'Hotel Beau Rivage

Registro dei decessi del Comune di Ginevra, acquisito dal Sisi-Museum di Vienna


Quel giorno la figlia di Sissi, Gisella, scriverà una lettera indirizzata a Joseph Latour von Thurmburg.
Latour godeva della fiducia sia di Franz che, in particolare, di Elisabetta, ed era stato aiutante della famiglia imperiale dal 1860. Aveva studiato giurisprudenza all'Università di Vienna e lavorato per diversi anni come funzionario pubblico a Graz e a Vienna prima di iniziare la carriera militare nel 1848.  Nel 1864 entrò a servizio a Corte come educatore del principe ereditario Rodolfo per intercessione dell'imperatrice Elisabetta che fece licenziare il precedente impiegato, conte Gondrecourt, che utilizzava mezzi educativi terribili sul piccolo principe che doveva essere avviato alla carriera militare.
Latour ebbe un ruolo fondamentale nella vita di Rodolfo, ma anche dell'arciduchessa Gisella: godette della loro fede illimitata, conosceva la loro vita privata fin nei minimi dettagli e veniva sempre più volte sollecitato da loro per consigli e aiuto in tutti i settori. Questa stretta relazione rimase anche dopo la fine del periodo di studio del principe ereditario.
A lui Gisella inviava spesso poche lettere molto personali, probabilmente le più note, come questa qui sotto, estremamente toccante, dopo l'omicidio di sua madre l'imperatrice Elisabetta il 10 settembre 1898 a Ginevra:
"Caro Latour.
E' così atroce, così terribile, non possiamo ancora crederci!
E' tutto così lontano! Come un brutto sogno, qualcosa che ti soffoca e dal quale ci si vuole liberare e riprendere subito aria. L'idea di non rivedere mai più la Mamma, nemmeno nella morte... non Lo potete immaginare! Eppure noi, che la conoscevamo così bene, siamo convinti che non l'avrebbe desiderato in nessun altro modo ed è ora felice con Rudolf e conosce questo segreto, che sembra così sconcertante per noi altri. Papa è tranquillo e visibilmente rafforzato da Dio.
Io ho ancora paura quando Lui realizzerà che è tutto finito.
Georg [il figlio maggiore di Gisela] e' tornato ieri dalla Baviera ed e' sfinito; fu l’ultimo di tutti noi a vedere la mamma durante il loro passaggio per Monaco. Mio caro Latour, i migliori auguri a Voi e alla Vostra cara moglie dalla Vostra riconoscente Gisella."
acquisita nel 2000 da parte dello Schloss Schönbrunn Kultur- und Betriebsgesellschaft m.b.H.




14 settembre 1898


L'Hotel Beau-Rivage il giorno del funerale dell'Imperatrice
La finestra ad angolo del primo piano, dove venne disegnata una croce, fa riferimento all'appartamento di Sua Maestà


Venne infine il giorno in cui Ginevra dovette separarsi dall'imperatrice Elisabetta.
Per tutta la notte due pattuglie di gendarmi avevano stazionato davanti all'Hotel Beau Rivage e all'alba venne issata la bandiera a mezz'asta sulla torre della cattedrale di St. Pierre, la bandiera rossa e gialla della repubblica e del Cantone di Ginevra. Alle 6 le strade iniziarono ad animarsi e alle 7 c'era già talmente tanta gente alla porta dell'albergo che dovette essere allestito un cordone di poliziotti.
Pochi minuti dopo le 8, la bara dell'imperatrice venne condotta al piano terra seguita dal corteo di servitori e dame di compagnia col viso coperto da velette nere. Nel più assoluto silenzio si sentivano solamente i singhiozzi di Irma Sztaray.
Infine le porte dell'albergo si aprirono e la bara di Sissi venne issata su di un carro funebre riccamente addobbato con fiori e drappi neri, condotto da 4 cavalli morelli con piume di struzzo bianche sul capo. Si creò un vasto corteo al seguito del carro che, nel più completo e rispettoso silenzio, raggiunse la stazione di Ginevra. Da qui, in breve, il convoglio si mise in moto per raggiungere Vienna l'indomani...


La bara dell'Imperatrice esce dall'Hotel Beau-Rivage

Il numeroso corteo funebre dell'Imperatrice d'Austria, lascia l'Hotel Beau-Rivage per dirigersi alla stazione

Gente sul lungolago poco dopo il Beau Rivage in attesa del corteo funebre

Il corteo funebre

Verso la stazione di Ginevra

Alla stazione di Ginevra

Alla stazione di Ginevra

Alla stazione 

Autorità locali davanti al treno funebre dell'Imperatrice fermo alla stazione di Ginevra.


In occasione del centenario della morte dell'Imperatrice Elisabetta, il 10 settembre del 1998, a Ginevra è stata scoperta una statua in suo onore realizzata dall'artista Philip Jackson. Certo una raffigurazione poco somigliante nell'aspetto, ma che a me piace molto poiché sembra quasi aver colto l'anima tagliente, sfuggente e inquieta di Sissi... 





mercoledì 13 febbraio 2019

"Come un gabbiano nero - Gli ultimi giorni dell'imperatrice Elisabetta" - parte II


La tragica morte della "principessa" Sissi


10 settembre 1898

Quella notte anche l'imperatrice aveva dormito assai poco, dapprima disturbata dai cantanti italiani sotto alle sue finestre, poi dalla luce del faro del lago. Si addormentò ma si svegliò di soprassalto nel cuore della notte allorquando il chiarore della luna le illuminò solamente il viso mentre il letto e la stanza fluttuavano in una luce mistica. 
La mattina la sovrana la occupò con il suo lungo rituale della pettinatura. Alle 11, con la sua dama di compagnia, si recò in un negozio di Ginevra per vedere un organetto meccanico dal quale ascoltò le musiche di Verdi e Wagner il cui Tannhäuser era la sua opera preferita. Qui acquistò un enorme organo per i suoi nipotini a Wallsee. Il loro giro proseguì per le vie della città ma si stava già facendo tardi poiché alle 13:40 dovevano prendere il battello. Raggiunsero dunque il Beau Rivage e l'imperatrice si cambiò d'abito da sola mettendoci più del solito: la sua dama di compagnia si preoccupò poiché, se avessero perso il battello, sarebbero rimaste da sole a Ginevra considerando che il personale era già tutto partito. Poiché l'imperatrice s'attardava, Irma fece mandare il lacchè al battello affinché le aspettasse. Sissi intanto beveva del latte e ne porse un bicchiere anche alla sua dama, che però non riuscì a terminarlo tanto era in prenda all'ansia. Infine lasciarono l'albergo. Davanti all'Hotel due figure salutarono l'imperatrice inchinandosi. 
Erano le 13:35.



Le due donne si avviarono verso l'imbarcadero dove il battello già mandava il segnale dell'imminente partenza. L'imperatrice sembrava felice e serena come una bambina e guardando i castagni in fiore ricordò come anche a Schönbrunn fiorissero due volte l'anno. L'imperatore le aveva scritto che a Vienna erano già in piena fioritura. D'un tratto un uomo sbucò da dietro un albero e s'avvicinò alle due dame camminando a zig zag, poi quando fu loro vicino, sembrò come incespicare, e batté forte con una mano conto l'imperatrice che cadde all'indietro senza alcun grido. L'enorme massa di capelli aveva attutito il colpo a terra; Irma invece si chinò su di lei gridando disperatamente. 







L'assassino venne in seguito catturato, processato e arrestato. Si ucciderà qualche anno dopo.


La lima con la quale Lucheni uccise l'imperatrice.
Conservata al Sisi-Museum di Vienna

La aiutò a rialzarsi assieme ad un fiacre che aveva assistito alla scena. Sua Maestà era cosciente, spettinata ma vigile. Molta gente le si avvicinò per chiederle come stesse, non sapendo di essere al cospetto dell'imperatrice. Lei rispose a tutti nella loro lingua e disse di stare bene, che non le era stato rubato nulla. Il cocchiere le spolverò l'abito e nel frattempo era accorso pure il portiere del Beau Rivage che aveva assistito all'evento. Lei disse comunque di stare bene e che non c'era bisogno che la gente si preoccupasse, anzi si incamminò veloce verso il battello convinta che l'uomo che l'aveva assalita volesse solo rubarle l'orologio. Sissi era pallida, comunque agile e veloce. Qualche cenno di dolore sul viso al che la dama di compagnia le chiese se si sentisse bene. Sissi manifestò un lieve dolore al petto. 
Appena salita sul battello, Sissi fu presa da vertigini e si accasciò chiedendo il braccio della sua dama - nel colorito dell'incarnato e negli occhi esangui riconobbe la morte.

Il battello sul quale spirò l'Imperatrice in una fotografia dell'epoca


Elisabetta venne portata al ponte più alto affinché potesse avere giovamento dall'aria fresca. Si chiamò un medico e sopraggiunse una giovane infermiera che con acqua e acqua di Colonia cercò di rianimare l'imperatrice. La dama le slacciò il corpetto per farla respirare meglio e con una zolletta di zucchero imbevuta di etere alla fine Sissi parve riprendersi. Si sedette addirittura mentre il battello era già salpato da un po'. Sebbene fosse seduta ella aveva un'aria distrutta e i suoi occhi tristi vagavano inesistenti attorno a sé. Inginocchiata davanti a Sua Maestà, Irma osservava con attenzione i mutamenti sul volto della sua amata. Gli occhi di Sissi indugiarono sul cielo e sulle montagne. "Cosa mi è accaduto dunque?" chiese ella prima di cadere all'indietro senza conoscenza.



Si riprovò a rianimarla con l'etere mentre Irma le slacciò il corsetto di seta nera per farla respirar di più: fu solo allora che sulla camicia di batista notò una macchia scura grande come un fiorino in corrispondenza del cuore. Fu subito tutto chiaro: l'imperatrice aveva subito un attentato.
Irma fece chiamare immediatamente il comandante e gli rivelò che la dama colpita a morte era in verità l'imperatrice d'Austria. Il battello venne ricondotto al porto e il corpo dell'imperatrice riportato all'albergo su di una barella di fortuna, coperta col suo cappotto nero, scortata da un uomo che teneva aperto l'ombrellino bianco sulla testa della sovrana che sembrava lottare contro la morte.








Sissi venne ricondotta alla sua stanza dove già l'attendeva un medico cui se ne aggiunse un altro che sopraggiunse poco dopo. Oltre la dama di compagnia, sul posto erano presenti anche la moglie del proprietario dell'hotel e un'infermiera inglese che alloggiava al Beau Rivage. Irma mostrò al dottore la ferita che non poté essere esplorata con la sonda poiché con l'apertura del corsetto s'era spostata. 
Il dottore dichiarò che non c'era più speranza. Alle 14:40 venne dichiarata ufficialmente morta. 
Incisa l'arteria del braccio sinistro, non ne uscì una goccia di sangue. Arresto cardiaco: la lima sottilissima dell'assassino aveva trapassato il ventricolo sinistro del cuore di Elisabetta, ferendolo irreparabilmente ma senza dolore - uscì qualche goccia di sangue che causò l'arresto cardiaco. Ella neppure se ne accorse. 
Morì così sommessamente senza dolore, lontano dalle compassate cerimonie della Corte, come aveva sempre voluto.

Fotografia che di solito viene fatta passare per una dell'imperatrice sul letto di morte,
in realtà fotogramma dal primo film muto biografico sulla vita di Sissi del 1921.
Qui sotto il frame dell'assassinio e della morte:






Romy Schneider nella scena tagliata del "Ludwig" di Luchino Visconti, nella quale il regista volle riprodurre la famosa fotografia (falsa) dell'Imperatrice sul letto di morte. 
Il piano sequenza era previsto per essere inserito nel momento in cui Sissi, sull'Isola delle Rose sul lago di Starnberg insieme al cugino, prevede che i reali possano essere uccisi.



Orari del battello annotati dalla dama di compagnia dell'imperatrice Elisabetta. Notare come nel secondo foglio abbia scritto: "Il n'y avait pas de retour!!!"




Curiosità


A Ginevra, per un curioso caso del destino, s'è conservato il battello sul quale morì l'Imperatrice. Ovviamente non è stato fatto di proposito, sarebbe stato troppo macabro...
Il battello M/S GENÈVE è uno dei più vecchi battelli a vapore ancora esistente, risalente proprio al periodo della Belle Epoque, ma che per ovvie ragioni di conservazione non ha l'autorizzazione alla navigazione con passeggeri. Pertanto si trova ancora là all'imbarcadero dove salì Sissi, proprio come 120 anni fa. 
Questa barca fu costruita dalla Società Sulzer a Winterthur nel 1896 per la CGN, in occasione dell'Esposizione Nazionale che si svolse a Ginevra. Nel 1918, il battello venne quasi venduto al Ministero della Marina francese per essere rottamato in seguito a difficoltà finanziarie del CGN, ma il permesso all'esportazione venne rifiutato e la vendita non andò a buon fine.
Il 3 maggio 1928, il battello entrò in collisione con un altro piroscafo del CGN, il "Rhone". Nel 1934, sarà trasformato e rinnovato con l'installazione di un motore diesel-elettrico che fece perdere una piccola capacità di imbarco. 
Accantonato nel 1973, si evitò la sua demolizione grazie all'acquisto da parte di un'associazione privata per scopi sociali: questa associazione si è impegnata nel restauro dei locali interni trasformando il battello in un ristorante turistico.
Un piccolo poster informa i pedoni sulla storia della nave e sulla sua connessione con l'imperatrice Elisabetta.




Da un quotidiano dei giorni in cui morì l'imperatrice: il cuscino del battello Genève, sul quale morì Sissi. Conservato nella cappella privata della Kaiservilla di Bad Ischl, residenza estiva della famiglia imperiale. S'intravede appena nell'ultima foto, chiuso in una teca di vetro a sinistra.