lunedì 26 marzo 2018

Sissi, i cavalli e l’equitazione


Johann Haag,
Kaiserin Elisabeth von Österreich mit Pferd in den Bergen (1873)
L’imperatrice Elisabetta era considerata la più abile cavallerizza del suo tempo. Nessuno riuscì a tenerle testa in questo sport, neppure le sorelle che come lei amavano molto andare a cavallo.
Fin dall'infanzia, il padre, il duca Max, l’aveva abituata ad andare a cavallo e la sua tecnica si perfezionò nel corso degli anni seguita addirittura da acrobati spericolati che il duca ospitava per le sue bizzarre serate equestri nel maneggio allestito presso il Palais-Max a Monaco di Baviera.
Qui sotto un ritratto della giovane duchessina Elisabetta:


Idillio a Possenhofen: la giovane imperatrice a cavallo, forse col padre.
Lorenzo Quaglio (1793 - 1869)
Kaiserin Elisabeth von Österreich, zu Pferd vor Schloss Possenhofen (1867)


Quando conobbe Francesco Giuseppe, Elisabetta era già un’amazzone molto promettente, dal portamento sicuro e fiero su ogni sella. L’imperatore certo non rimase immune da questo tipo di fascino, considerando ulteriormente che l’equitazione era anche una passione del sovrano. Non è certo un caso se, quale dono per il loro primo Natale da fidanzati, quello del 1853, ella gli regalò un suo ritratto a cavallo nel parco del castello di Possenhofen, realizzato da Franz Adam famoso per le riproduzioni di cavalli, e da Carl Theodor von Piloty, uno dei ritrattisti più noti:


Qui sotto la copia in olio su tela (e in incisione) che Francesco Giuseppe appese sul suo letto fino al giorno della sua morte. Si trova ancora oggi nel Museo dell'Hofburg di Vienna:

       



Tuttavia, mentre per un ragazzo di formazione militare tutto ciò era scontato, facendo parte dell’educazione stessa di un aristocratico, Sissi dovette imporlo contro ogni convenzione sociale: per quanto l’andare a cavallo fosse comunque un’attività fisica confacente ad una dama della buona società, la futura imperatrice d’Austria non poteva certo permettersi di fare scorribande come a cavallo come qualsiasi donna comune, men che meno correre all'impazzata di fianco al marito nelle battute di caccia, cosa che poi fece senza troppi problemi soprattutto nelle campagne ungheresi.

Qui sotto un ritratto dell'imperatrice a cavallo eseguito da Franz Adam (bozzetto, acquerello e definitivo in olio)

      


Questo ritratto di Elisabetta non fu mai ritirato e rimase nell'atelier del pittore fino alla morte di Elisabetta, poiché l'artista aveva il divieto di venderlo. Andato infine all'asta, la tela fu acquistata da Gisella, la figlia di Sissi.
Il ritratto non era stato accettato perché non rispondeva ai canoni della Corte sul modo in cui andasse rappresentata un’imperatrice. Si vede infatti il cavallo che sembra saltar fuori dal quadro e l’imperatrice, che guarda verso lo spettatore, rappresentata come una giovane fanciulla fresca, piena di vita, col volto arrossato dalla cavalcata, un’immagine che, dice l’artista, rappresenta l’imperatrice come il popolo se la immaginava. Il pittore scrisse in una lettera al padre: “L’energica prima dama di Corte [la contessa Lamberg, che si era recata nell’atelier del pittore per lamentarsi del dipinto] come tutte le altre dame della Corte ama un’imperatrice bianca come il marmo, l’espressione imperiosa, nulla che anche le altre persone possano avere”.

Ritratto della giovane imperatrice d'Austria a cavallo.
Otto von Thoren
Elisabeth als Reiterin, 1853

Statuetta in porcellana Biscuit raffigurante Elisabetta a cavallo

Bozzetto per una statuetta in porcellana



La futura sposa dell'imperatore a cavallo. Autore sconosciuto

Ad ogni modo, divenuta sovrana, Sissi divenne l'esponente più autorevole della Casa d'Asburgo in sella ed è rimasta un’amazzone quasi mitica fino ad oggi.

La coppia imperiale a cavallo in una litografia di Eduard Kaiser, 1855
Almeno nei primi mesi di matrimonio, la giovane e felice coppia imperiale amava farsi vedere in giro a cavallo, lungo le campagne intorno a Vienna. La stessa Elisabetta, quando il marito non poteva seguirla, aveva l'abitudine di cavalcare nei dintorni di Schonbrunn come pure nelle vallate del salisburghese quand'era in vacanza insieme a Francesco Giuseppe.
Qui sotto ritratti e varie immagini che raffigurano la coppia imperiale a cavallo insieme, sia al tempo del fidanzamento che negli anni della maturità:


Franz Zeller (Edler) von Zellenberg
Kaiser Franz Joseph I. und Kaiserin Elisabeth bei einem Ausritt (1863)

Alexander Ritter von Bensa
Kaiser Franz Joseph I. und Kaiserin Elisabeth von Österreich beim Ausritt

La coppia imperiale a cavallo. Litografia da un dipinto di Emil von Hartitzsch (1868)


Otto von Thoren (1828 - 1889)
Emperor Franz Joseph and Empress Elisabeth out riding

Sissi e Franz alle cacce in Ungheria
Julius von Blaas,
Kaiser Franz Joseph und Kaiserin Elisabeth auf der Jagd


Wilhelm Richter
Hofjagd in Ungarn,1876

Gyula Walleshausen
Jagd in Gödöllő, 1874 ca.



Julius von Blaas,
Fox hunting (1880 ca.)











Leggendariamente, si sa che si faceva cucire i vestiti che avrebbe usato per cavalcare stando seduta su una finta sella e controllando in uno specchio che le pieghe della gonna cadessero in modo perfetto: gli abiti da equitazione erano gli unici che le stavano davvero a cuore. Per proteggere le mani portava due paia di guanti. Qui sotto un servizio fotografico dell'imperatrice che la mostra con la muta da caccia:



L'unica sella dell'imperatrice giunta fino ai nostri giorni.

Elisabetta perfezionò la sua tecnica e si sottoponeva a lunghi e severi allenamenti che fino agli anni ’80 le tenevano occupata tutti i giorni, stancandosi notevolmente. Ma non poteva fare a meno di andare a cavallo: era l’unico modo per fuggire, anche per poche ore, dalla claustrofobica corte. Probabilmente il suo amore per l'equitazione era strettamente legato al bisogno di libertà dei tempi felici di Possenhofen, quando cavalcare nei boschi era la sua attività preferita.

Wilhelm Richter
Elisabetta cavalca Avolo (1876)
Emil Adam (1843-1924)
Kaiserin Elisabeth zu Pferd




L'imperatrice Elisabetta ed un cavaliere
nel parco del castello di Mirabell a Salisburgo.
L. Herday
Kaiserin Elisabeth mit Reitbegleiter

L’amore verso cani e cavalli era totalizzante. Amava quelle bestie, sapeva comprenderle e sapeva come domarle quando queste erano troppo selvagge; allo stesso modo sapeva che in loro avrebbe trovato sentimenti veri, lealtà e amore disinteressato che non avrebbe mai ricevuto da chi cercava di avvicinarla. Amava così tanto questi animali che nel suo appartamento all’Hofburg aveva fatto appendere, anziché ritratti dei suoi famigliari, dipinti che raffiguravano cani e cavalli prediletti. Fra questi spiccava un dipinto che raffigurava i cavalli Flic e Floc, due lipizzani, che ritti sulle zampe posteriori eseguivano un’acrobazia. Si immagini dunque lo scandalo della corte… 


Dirà al suo lettore di greco Constantin Christomanos: “Oggi mi ha condotto in una saletta con le pareti letteralmente tappezzate di immagini di cavali. Superbi ritratti di animali superbi.
"Vedete" mi ha detto "quanti amici ho già perduto senza trovarne uno nuovo. Molti sono morti per me, e nessun essere umano l'avrebbe mai fatto: piuttosto mi ucciderebbero!”
Curiosamente, è giunta fino ai nostri giorni anche una spilla personale dell'imperatrice, raffigurante un cavallo, regalatale dalla figlia Maria Valeria, venduta all'asta da Dorotheum nel 2011.


Fra i lotti battuti all'asta, si ritrova anche una calzamaglia per le cavalcate - come sempre circonferenza del girovita di circa 50 cm - ordinata e realizzata dal fornitore di corte Joh. P. Winkler nel 1889 circa.


 Intenzionata ad apprendere i segreti dell’Alta Scuola d’equitazione, Sissi assunse come sue istruttrici delle famose acrobate del Circo Renz, Emilie Loiset e Elise Petzold, per imparare ulteriormente acrobazie e salto agli ostacoli. A Vienna, Elisabetta s'allenava insieme alle due donne presso il meraviglioso maneggio allestito dall’architetto barocco Joseph Emanuel Fischer von Erlach nel 1729-35; la Spanische Hofreitschule la cosiddetta Scuola d'Equitazione Spagnola dell'Hofburg, l’unica istituzione al mondo in cui si è conservata fino ad oggi l’equitazione classica, solo ed esclusivamente con cavalli Lipizzani, così come praticata dall’alta scuola del Rinascimento.




Il ritratto qui sotto, sovente indicato come uno dell'imperatrice a cavallo, raffigura in realtà la cavallerizza Elisa Petzold insegnante d'equitazione di Elisabetta nel 1875. 

Figlia di un fabbricante sassone di saponette, dopo aver fatto il suo debutto nel circo del cavallerizzo francese Francois Loisset, nel 1867 fu assunta dal circo Renz che all'epoca accampava a Vienna. Sovente, nelle varie biografie su Elisabetta, si ritrova scritto che la sua insegnate sia stata Elisa Renz, figlia del grande Ernst Renz, ma la realtà è ben diversa: l'errore nasce dal fatto che in tutti i cartelloni del tempo, la giovane fu sempre indicata col solo nome di Elisa o 'Elisa di Vienna', al più 'Elisa de' Renz'. La giovane divenne intima amica di Sissi, e quest'amicizia diede vita a vari pettegolezzi come quello di una ipotetica relazione saffica tra le due. Ad ogni modo, il 23 aprile del 1875, in una lettera al marito Francesco Giuseppe, l'imperatrice si sentì quasi in dovere di metter in chiaro la faccenda scrivendo "Elisa è una donna molto per bene". 

Sissi le fece dono di un cavallo di nome Lord Byron, il più bello delle sue stalle!





Un servizio fotografico che ritrae l'imperatrice Elisabetta, felice e sorridente, in sella ad uno dei suoi cavalli:






Da sinistra a destra: l'imperatrice Elisabetta, l'imperatrice Eugenia di Francia
e l'imperatore Francesco Giuseppe.

La passione per le cavalcate l'accomunava al cugino Ludwig, re di Baviera, col quale sovente andava a cavalcare nel cuore della notte lungo le rive del lago di Starnberg o nelle fitte boscaglie coperte di neve. Leggende o verità, questo dipinto poetico evoca le passeggiate notturne dei due sovrani:

Albert Rieger
König Ludwig II. von Bayern und Kaiserin Elisabeth von Österreich vor Burg Falkenstein

Il divertimento maggiore di Sua Maestà, oltre ad essere le lunghe corse a cavallo per le campagne e i boschi, erano le battute di caccia: dopo le numerose battute in Ungheria, Sua Maestà si recò in Inghilterra trascorrendovi diversi e lunghi periodi autunnali dedicandosi a questo passatempo. Si pensi che, durante il suo primo soggiorno in suolo inglese, nel 1874, l’imperatrice conobbe la società internazionale delle cacce e delle corse a cavallo, e ricevette in dono addirittura un cavallo da caccia inglese: un modo per invogliare l’imperatrice a dedicarvisi anima e corpo. A proposito di questo soggiorno inglese scrissero di lei: “ Quell’attività le dava gioia e faceva trasparire le sue doti migliori. Era serena e felice, e quand’era lieta era buona, premurosa e generosa, l’esatto contrario della creatura egoista, introversa e capricciosa della corte viennese. 
Come pilota durante queste battute di caccia inglesi, le viene affiancato uno dei migliori cavallerizzi d’Inghilterra, William George “Bay” Middleton, che rimase assai impressionato dal coraggio, dalla tenacia e dall’incredibile resistenza dell’Imperatrice.









Con il suo aiuto, Elisabetta riuscì ad arrivare al traguardo, come unica donna, in gare di caccia alle quali talvolta partecipavano fino a 100 uomini. Elisabetta in sella era un’apparizione sconvolgente e nessuno sapeva resistere al suo fascino, neppure il Middleton col quale, leggenda vuole, l’imperatrice ebbe una relazione extraconiugale

Qui sotto alcune immagini di Elisabetta alle cacce in Inghilterra:



 

Caricatura di Sissi da un giornale inglese


Max Claude
L'imperatrice Elisabetta di ritorno da una cavalcata ad Hyde Park a Londra

Wilhelm Richter
Kaiserin Elisabeth zu Pferd






In quegli anni praticò con vero accanimento la corsa e il salto, esercitandosi senza remore sia in Ungheria che a Vienna preso la Scuola d’equitazione spagnola, nonché al Prater o al Freudenau, facendo gridare allo scandalo tutti i nobili e la società del suo tempo. Oltre a ciò, era incredibile che quella sovrana sempre assente da Vienna, se ne andasse alla cetichella fin in Irlanda dove si tenevano le cacce più difficili e pericolose: e anche qui Sissi diede prova di essere un’abile amazzone, angosciando non poco la sua dama di compagnia, Maria Festetics, che nel suo diario descrisse quei lunghi e ansiosi giorni – ma Elisabetta riuscì a domare anche i cavalli più imbizzarriti e tutti l’ammirarono per la sua prontezza di spirito in sella. 

Autore ignoto
L'imperatrice Elisabetta cavalca "Merry Andrew", 1874 ca.
Copia del dipinto sovrastante. Xilografia di F. L. Alkinson,1880 ca.
Hans (Johann) Haag
Kaiserin Elisabeth von Österreich zu Pferd , 1873

Julius von Blaas
Kaiserin Elisabeth von Österreich zu Pferd

Thomas Blinks
The Empress of Austria Riding Side-Saddle
and Jumping a Stile out Hunting, accompanied by Captain Bay Middleton
, 1892 


Carl Reichert
Ausritt der Kaiserin Elisabeth




Nel 1875 però l’imperatrice ebbe un grave incidente a cavallo: durante il suo soggiorno in Normandia, Sissi era solita dedicare le mattinate al nuoto e i pomeriggi ai cavalli. La Contessa Festetics aveva notato come l'istruttore equestre inglese Allen incitasse l'imperatrice ad eseguire acrobazie sempre più spericolate in sella ad un nuovo cavallo, Zouave. La conseguenza fu un grave incidente: l'11 settembre, durante uno degli allenamenti, il cavallo di Elisabetta inciampò e lei cadde fuori dalla sella. Nella caduta, l'Imperatrice perse il suo cappello e batté forte la testa contro il terreno, indurito dalla stagione calda, a seguito del quale l'imperatrice riportò una lieve commozione cerebrale. Immediatamente fu mandato un telegramma a FG. L'imperatore volle andare a trovarla, ma fu fortemente sconsigliato di farlo, visti i rapporti tra l'Austria e la Francia. L'imperatrice si riprese in pochi giorni e Sissi non ci pensò neppure di frenare la sua attività appassionata. 
Pochi giorni dopo in una lettera a FG Elisabetta scisse:"Sono afflitta di avervi spaventato così tanto, ma sia voi che io siamo preparati a questi incidenti...Mi piacerebbe tanto avere altri cavalli a Godollo. Qui ne ho avuto così pochi per lavorare bene e sono ansiosa di far vedere di non aver pero il sangue freddo con questa caduta"
Sappiamo anche di un altro incidente dell’imperatrice, avvenuto a Murzsteg non per sua spericolatezza, del quale esiste una stampa pubblicata su un giornale viennese a corredo dell'articolo: Sissi stava attraversando un ponte di legno a picco su di una gola, quando il cavallo scivolò in un’asse rotto, rischiando di farla cadere. Quando succedevano questi incidenti, il povero Francesco Giuseppe la tempestava di lettere in cui la scongiurava di smettere di cavalcare.


Specialmente negli ultimi anni, l'imperatrice non amava farsi fotografare e non amava essere seguita dalla gente durante le sue lunghe cavalcate. In queste circostanze, per proteggersi dagli sguardi indiscreti, un ventaglio era suo fedele compagno:

 

Julius von Blaas
Elisabetta e Francesco Giuseppe a cavallo a Göding, 1878
Bozzetto di Julius von Blaas





Nonostante ciò, in seguito a lunghi problemi di saluti causati dal nervo sciatico infiammato, l’imperatrice smise di andare a cavallo intorno agli anni ’80 e Maria Valeria, la figlia prediletta, dovette promettere alla madre di non salire mai a cavallo.
Confiderà in seguito alla contessa Irma Sztáray: «D’improvviso e senza ragione alcuna avevo perso il coraggio e io, che fino a ieri deridevo ogni pericolo, ne vedo uno in ogni cespuglio e non riuscivo a liberarmi dell’immagine del terrore. È questa la ragione per cui non ho mai permesso a Valeria di montare a cavallo; non sarei mai stata capace di sopportare la continua agitazione!»

L'imperatrice Elisabetta con le due figlie a cavallo

Elisabetta a cavallo col figlio Rodolfo al Prater


Dopo aver smesso di andare a cavallo, Sissi iniziò le sue lunghe e veloci passeggiate… un’altra passione dell’imperatrice, nella quale s’impegnava totalmente sfinendo addirittura le dame di compagnia che non riuscivano a starle al passo. 




Qui sotto, varie immagini di Sissi a cavallo: 

Frank Reynolds (1876-1953)
Ritratto dell'imperatrice Elisabetta in tenuta da amazzone

 

Julius von Blaas
Kaiserin Elisabeth zu Pferdanche se non credo sia l'imperatrice!


Elisabetta a cavallo. Litografia da un dipinto di Wilhelm Richter (1862)









Un quadro realizzato in metallo dalla Wiener Kunst Werke
raffigurante l'imperatrice a cavallo.



Ritratto dell'imperatrice Elisabetta

Dipinto poco noto - che certamente non le rende giustizia - raffigurante l'imperatrice Elisabetta in abito da ballo. Autore ignoto




lunedì 19 marzo 2018

Maria Josè di Braganza, cognata di Sissi

Nasceva oggi, 19 marzo del 1857, Maria José (o Josepha) di Braganza, seconda moglie di Carlo Teodoro in Baviera, fratello di Sissi.


Nacque quale figlia del deposto re del Portogallo, Michele di Braganza - che per un curioso caso del destino era quel "Don Miguel" del quale s'era innamorata Ludovica, la madre di Sissi, un partito che i genitori di lei non avevano visto di buon occhio in quanto non sarebbe mai diventato re... e invece... 
Michele ebbe ben 5 figlie femmine che si sposarono con notevoli partiti del loro tempo: Maria Teresa (1855-1944), ad esempio, sposò l'arciduca Carlo Ludovico d'Austria, fratello di Francesco Giuseppe.

 Una bella foto delle tre sorelle di Braganza: da sinistra Maria Josè, Adelgonda (1858-1946) e la sopracitata Maria Teresa.

Qui sotto alcune foto giovanili di Maria Josè.



Ad ogni modo, Maria Josè si fidanzò col fratello di Sissi, Carlo Teodoro, col quale aveva una notevole differenza d'età: ben 19 anni separavano i due - lui fascinoso uomo di 34 anni e lei 17 appena compiuti!! Nonostante ciò, il matrimonio tra Maria José e Carlo Teodoro, avvenuto il 29 aprile 1874, fu molto felice. Lui si risposò ben 9 anni dopo la tragica morte della prima moglie, Sofia di Sassonia, della quale parlammo proprio qualche giorno fa.




Lei fu attratta dalla personalità carismatica del marito, persona molto colta e raffinata, e anche musicista di talento, apprezzandone soprattutto l'intelligenza. Carlo Teodoro non si interessò mai di politica, tutta la sua vita fu dedicata alla medicina. Rinomato oftamologo fondò numerose cliniche, che ancora oggi portano il suo nome, dove curò gratuitamente persone bisognose di qualunque ceto. La moglie lo aiutò sovente in questa professione.

La clinica di Carlo Teodoro a Monaco di Baviera

Maria Josè aiuta Carlo Teodoro in un intervento oculistico 

Maria José portò nella sua nuova famiglia tutto il calore e la spontaneità tipici delle persone del sud. Seppe comprendere, con il tatto innato che possedeva, la mentalità dei componenti della famiglia del marito, che erano allo stesso tempo romantici ed eccentrici.
Profondamente religiosa e praticante, sovrintese con severità sull'educazione delle 3 belle figlie (Sofia Adelaide, Elisabetta e Maria Gabriella) cercando di inculcare in loro un forte senso del dovere e di rispetto per le tradizioni e le convenzioni sociali. Con i figli maschi fu più indulgente.


Maria Josè con la figlia Maria Gabriella




Morì l'11 marzo 1943, durante la Seconda guerra mondiale a Possenhofen, casa di famiglia, dove Hitler con una eccezionale concessione le permise di abitare negli ultimi anni della sua vita.

Carlo Teodoro e Maria Josè a Possenhofen o allo Schloss Tegernsee 


Maria Josè e Carlo Teodoro a Possenhofen insieme alla duchessa Ludovica, i figli, l'arciduca Carlo Ludovico ed Elisabetta,  figlia di Maria Josè e CT (la ragazza a destra, diverrà regina del Belgio). 


Di nuovo una foto di Maria Josè e Carlo Teodoro con le figlie e la duchessa Ludovica


La figlia Elisabetta, dal 1909 al 1934 fu regina dei Belgi come sposa di Alberto I: la loro figlia Maria Josè, divenne invece regina d'Italia per quel mesetto appena di regno (dal 9 maggio al 10 giugno 1946) che le valse l'appellativo di "regina di maggio".

Elisabetta di Wittelsbach, duchessa in Baviera, qui regina del Belgio nel 1914
con i tre figli Leopoldo, Carlo Teodoro e Maria Josè
Maria Josè da adulta, regina d'Italia nel 1946




domenica 18 marzo 2018

Ricostruzione di un abito da ballo dell'imperatrice Sissi

Dalla pagina Facebook del castello di Gödöllő ci giunge questa bella foto della ricostruzione di un abito dell'Imperatrice Sissi, indossato da una donna che diversi anni fa fu scelta come sosia della sovrana ad un concorso di bellezza:


Ricostruzione dell'abito da ballo dell'imperatrice Elisabetta del 1878, raffigurato nel bel dipinto di Georg Raab dello stesso periodo e che immortala per sempre la mitica bellezza della sovrana, che indossa pure una parure di rubini rimaneggiati per lei nel 1854, provenienti dal lascito della regina Maria Antonietta di Francia e inserita fra i gioielli personali della casa imperiale.

Originariamente questi rubini erano un regalo di Maria Teresa d'Austria per le nozze della figlia Maria Antonietta, che sposò Luigi XVI di Francia nel 1770. Si racconta che la regina di Francia, prima della famosa "fuga di Varennes", avesse spedito alla sorella Cristina a Bruxelles una cassetta contenente diamanti e altri suoi gioielli, compresi i rubini di Sissi. Tra il 1787 ed il 1801 (le fonti variano con la data) i gioielli furono ricondotti in Austria e quando la figlia di Maria Antonietta -
Maria Teresa Carlotta di Borbone-Francia, detta "Madame Royale" - unica superstite della famiglia reale francese, ritornò in Austria riscattata dal cugino imperatore in cambio di alcuni prigionieri politici, questi le restituì la cassetta contenente alcuni gioielli compresa la parure di rubini e diamanti che "Madame Royale" cedette alla corte di Vienna in cambio di una pensione: questi entrarono a far parte della collezione di gioielli della Casa Imperiale e i rubini furono rimontati in occasione del matrimonio di Sissi e Franz nel 1854 nella versione del dipinto di Raab che potete vedere qui sopra. I gioielli non erano però personali della sovrana, ma erano "gioielli della corte", quindi indossati da tutte le imperatrici. 
Il 1 novembre 1918, l'ultimo imperatore d'Austria (Carlo I), con la caduta della monarchia portò con sé, nella sua residenza, questi rubini e altri gioielli della corona che furono affidati al confidente dell'imperatrice, Leopold Berchtold. Il 4 novembre tutto fu condotto in Svizzera e affidato al banchiere e gioielliere Alphonse de Sondheimer. Nelle sue memorie, dove pare ci siano descrizioni precise dei gioielli, scrisse d'aver ottenuto questi preziosi dalla Corte e che a nome della famiglia imperiale furono sciolti e le singole pietre smontate e rivendute per far fronte agli anni difficili dell'esilio. 
Ancora oggi gli Asburgo contestano fermamente questa tesi e raccontano che, durante il trasporto, i gioielli furono invece rubati dal confidente dell'imperatrice.


Un altro ritratto dell'imperatrice, dove si può vedere nuovamente la parure del dipinto di Raab:




Ricostruzione Swarovski della parure di Sissi, conservata al Sisi-Museum di Vienna






Qualche anno fa, montati su un bel busto dell'imperatrice:



Sofia di Sassonia, cognata di Sissi

Ricordiamo anche la povera Sofia di Sassonia, poco nota cugina e cognata di Sissi, moglie di Carlo Teodoro in Baviera, morta il 9 marzo 1867.
La breve vita di Sophie iniziò a Dresda il 22 marzo 1845. Ella nacque principessa di Sassonia quale figlia del re Giovanni di Sassonia e di Amalia Augusta di Baviera, figlia a sua volta di Massimiliano I di Baviera.
Sposò, l'11 febbraio 1865, il cugino Carlo Teodoro in Baviera, fratello di Sissi. Dopo la nascita della loro prima e unica figlia ( Amalia in Baviera nata come Sissi il 24 dicembre di quell'anno), Sofia fu colpita da gravi problemi respiratori che le provocarono una lunga debilitazione fisica. Riuscì a riprendersi ma l'anno dopo contrasse una grave influenza che non riuscì a superare. Morì giovanissima, a soli 22 anni.
Rimasto vedovo, Carlo Teodoro volle intraprendere gli studi medici e divenne oculista. Nel 1874 Carlo Teodoro si risposò con Maria José di Braganza ed ebbe altri figli.




 Sofia con la cugina Sofia Carlotta, sorella di Elisabetta



Gorizia: inaugurata una nuova mostra su Sissi


Una donna moderna, colta, brillante, abile mediatrice, con idee ben chiare su qual era il suo ruolo e la sua importanza: questo è ciò che principalmente emerge dalla mostra “Elisabetta d’Austria. Donna imperatrice viaggiatrice nelle collezioni italiane” a cura di Marina Bressan e Marino De Grassi, con l’allestimento di Roberta Calvo, che oggi, venerdì 9 marzo, alle 18, si inaugura nelle sale del Museo Santa Chiara di Gorizia. L’esposizione, promossa dal Comune di Gorizia, assessorato alla Cultura e realizzata dal Centro Ricerche Turismo e Cultura presenta la figura di Elisabetta d’Austria, dai più conosciuta come Sissi, riportata al suo contesto storico e alla sua dimensione umana, al di là del mito e della superficie a cui il cinema e la leggenda ci hanno abituati. Il percorso espositivo, che si snoda lungo i tre piani del Museo, intreccia i ruoli chiave di Elisabetta: donna, imperatrice, viaggiatrice attraverso dipinti, incisioni, fotografie, materiali d’archivio, libri, abiti e gioielli che evidenziano principalmente una donna di vasta cultura e con un’educazione solida. A questo proposito, sarà assolutamente rilevante il ruolo dei genitori di Elisabetta, in special modo del padre Max, uomo ricco e coltissimo che le farà amare il teatro, la musica, ma anche la natura e il viverla in maniera libera e totale in special modo a Possenhofen, la residenza estiva della famiglia ducale, sulle rive del lago di Starnberg, a sud di Monaco di Baviera.

Come sottolineato dalla curatrice Marina Bressan «la ragazzina sedicenne, cresciuta all’ombra del padre Max in Baviera, rimane affascinata da un mondo di fiaba che le si schiude davanti: il bel principe azzurro, la vita in una gabbia dorata, la condanna al culto dell’apparenza le faranno rimpiangere l’ambiente intimo e indipendente dalle convenzioni del secolo di Possenhofen e Monaco, di cui l’arciduca Max era l’artefice, e al quale continuerà a sentirsi legata da un senso di appartenenza forte e ancestrale. Anche il mare, visto per la prima volta a Trieste in occasione del viaggio imperiale, rappresenterà per lei la via verso la libertà tanto agognata».
Al piano terra, dedicato ai “Luoghi dell’anima” di Elisabetta, si possono ammirare dipinti, diversi dei quali provenienti dai Musei civici di Trieste, delle città che Elisabetta ha visitato e amato, Trieste, Miramare, Venezia, Roma, Vienna, Corfù, accanto all'olio su tela “Allegoria della navigazione”, dipinto da Hans Makart nel 1878 in occasione dei festeggiamenti per le nozze d'argento dell'Imperatore Francesco Giuseppe e della sua consorte Elisabetta. L'opera, che celebra il Lloyd austro-ungarico e la navigazione sul Danubio, venne acquistata dal Museo Revoltella nel 1901. L’allestimento del piano terra prevede anche l’esposizione dell’abito indossato da Romy Schneider nel film “Ludwig” di Luchino Visconti del 1973, dove l’attrice interpretava proprio l’imperatrice.
Il secondo piano accoglie invece i ritratti della famiglia, sia della famiglia di provenienza che di quella imperiale. Il ruolo di imperatrice è particolarmente evidenziato nei suoi primi anni, quando al braccio dello sposo Francesco Giuseppe, Elisabetta inaugurò una tratta della Südbahn, quando intraprese il viaggio in Italia, compresa la visita a Trieste e a Gorizia. Inoltre, in mostra viene sottolineato il suo ruolo nello Ausgleich con l’Ungheria e la visita a Trieste nel 1882.
Il senso del viaggio per Elisabetta occupa una parte rilevante della rassegna, come si può appurare dall’allestimento del secondo piano. «Inizialmente viaggio come fuga, poi di passione e di scoperta e infine di ritrovamento di se stessa: mai banale, ma sempre documentato e suffragato da letture appropriate – prosegue Marina Bressan - viaggio come confronto di cultura-civiltà, viaggio alla scoperta di valori integri, viaggio in compagnia di autori del passato a lei molto cari, Shakespeare, Omero, Heine, Swinburne, Carmen Sylva, Ibsen. Viaggio per mare partendo da Miramare per arrivare all’amata Corfù. Viaggi vissuti anche da coloro che le stavano accanto come l’ammiraglio Oscar Cassini, legato alla Famiglia Coronini».
Infine gli ultimi viaggi già gravati dal presentimento di morte, segnati dalla perdita del figlio Rodolfo e l’ultimo viaggio a Ginevra, con il compimento del suo destino nel 1898 ad opera dell’anarchico Luigi Luccheni.


La mostra è aperta ogni fine settimana fino al 10 giugno 2018, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13e dalle 15.30 alle 19.30. L’ingresso è gratuito. Visita guidata ogni domenica alle ore 16.30. Catalogo edito dalle Edizioni della Laguna.