martedì 28 maggio 2024

28 maggio 1872 - morte dell'arciduchessa Sofia, madre dell'imperatore Francesco Giuseppe

Nella primavera di quell'anno l'imperatrice Elisabetta si trovava in vacanza a Merano. Aveva già fatto la spola tra il Tirolo Meridionale, Vienna e Budapest, per organizzare il fidanzamento di suo fratello minore Massimiliano Emanuele che si era infatuato della principessa Amalia di Sassonia-Coburgo-Kohary, figlia di Augusto di Sassonia-Coburgo-Kohary e di Clementina d'Orléans. Poiché la fanciulla era promessa al principe Leopoldo di Baviera, l'imperatrice prontamente fece annullare il fidanzamento per permettere al fratello di sposare la ragazza; il principe Leopoldo invece si fidanzò con la figlia di Sisi, Gisela.

Durante tutti questi movimenti, a Vienna, l'arciduchessa Sofia si era gravemente ammalata e dal 10 maggio era stata condotta ai suoi appartamenti a Schönbrunn dove poteva godere di un clima più mite, di un'aria più salubre a contatto con la natura del vaso parco circostante.
L'"unico uomo a Corte", questo il soprannome che veniva dato alla donna, era stata sempre molto amata dai viennesi e dalla famiglia; una donna assai conservatrice, legata all'etichetta e al rispetto delle regole, che ebbe lungamente a scontrarsi con la nuora ma alla quale volle sempre teneramente bene.
Dopo aver assistito ad una rappresentazione teatrale presso il teatro di Corte, Sofia volle prendere una boccata d'aria sul balcone del suo appartamento presso l'ala detta "Bellaria" dell' Hofburg . Qui purtroppo ella si addormentò e si prese la polmonite. Sin da subito si temette il peggio per l'aggravarsi della situazione.
L'imperatrice Elisabetta fu immediatamente richiamata a Vienna e non si sottrasse dai suoi doveri di imperatrice, ma soprattutto di nuora e nipote. Per quanto ci fossero stati diversi alterchi fra le due, com'è normale che fosse tra suocera e nuora, Elisabetta ritornò a Vienna, anche perché non voleva che la Corte chiacchierasse. Rimase al capezzale di Sofia sino agli ultimi istanti.
Francesco Giuseppe aveva fatto spargere la paglia sulle strade della città affinché sua madre Sofia non venisse disturbata dal frastuono delle vetture.
Il 26 maggio, dopo aver trascorso tutto il giorno presso la suocera morente, Sisi si ritirò nel suo appartamento all'Hofburg ma venne richiamata lestamente a Schönbrunn poiché si temeva il peggio; l'imperatrice si precipitò al castello temendo che la zia morisse senza di lei. Confesserà alla sua dama di compagnia, Marie Festetics: "Se Sua Altezza muore prima del mio arrivo, si dirà che è stato per colpa mia e che l'ho fatto apposta."
Ma Sofia non morì, per quanto fosse quasi del tutto incosciente.

La mattina successiva vi fu una grande colazione alla quale partecipò tutta la famiglia imperiale presente a palazzo; solo Sisi non vi prese parte preferendo rimanere vicino alla suocera, digiunando addirittura più di 10 ore.
Dopo tredici ore di agonia, alle tre e un quarto, la mattina dopo, l'arciduchessa Sofia spirò. Grande fu il cordoglio generale e la vicinanza dei viennesi all'imperatore che aveva perso per sempre la sua più fidata consigliera, figura sempre presente al suo fianco nel bene e nel male.
Verrà sepolta, come tutti gli Asburgo, nella Cripta dei Cappuccini.

Elisabetta di Thurn und Taxis


Elisabetta fu la seconda figlia di Nené, sorella dell'imperatrice Elisabetta, e di Massimiliano Antonio di Thurn und Taxis. Nacque a Dresda il 28 maggio 1860 e ricevette, come la sorella Louise, un’educazione di primordine e divenne una principessa minuta e delicata, graziosa, elegante e raffinata.



Per un curioso caso del destino, la giovane si fidanzò con il duca Michele di Bragança. Il giovane, non bellissimo, era figlio di tale Miguel del quale in gioventù si era innamorata la nonna Ludovica dopo averlo conosciuto a Vienna nel 1824 in occasione del matrimonio di sua sorella Sofia: Miguel fu così colpito dalla principessa bavarese che chiese la sua mano. Il padre di Ludovica, re Massimiliano I di Baviera, tuttavia, respinse la sua domanda. Questo rifiuto potrebbe essere dovuto al fatto che Miguel aveva ordito due sommosse contro il proprio padre in Portogallo ed era quindi stato esiliato a Vienna con tutta la sua famiglia. Non era dunque un buon partito, considerando poi che le probabilità di salire al trono erano davvero molto modeste. La madre di Ludovica, la regina Carolina, si rammaricò per questo sviluppo poiché era raro trovare “un'inclinazione così naturale come in questo caso”.
Bizzarramente, Miguel divenne invece re del Portogallo nel 1828. Cercando una degna compagna da condurre all’altare, chiese subito di nuovo la mano a Ludovica. Il messaggero con la lettera, indirizzata alla madre ormai vedova di Ludovica, arrivò a Tegernsee nel settembre 1828: cinque giorni prima, Ludovica era andata in sposa al duca Max.
Due figlie di Miguel divennero arciduchesse d’Austria o si imparentarono con Ludovica: Maria Teresa sposerà il fratello di Francesco Giuseppe, Carlo Ludovico; Maria José sposerà il fratello di Sissi, Carlo Teodoro.
Il fidanzamento della figlia di Nené fu salutato con gioia da tutta la famiglia e quell’unione sembrava molto promettente poiché Michele era comunque pretendente al trono del Portogallo e, nonostante l’esilio in cui visse la sua famiglia in Austria e Germania, vi era la possibilità che potesse divenire re.
Il matrimonio si celebrò a Ratisbona il 17 ottobre 1877 quando Elisabetta aveva soli 17 anni.


Una bella foto delle due figlie di Nené: Elisabetta, a destra in piedi, e Luisa seduta



La coppia si trasferì nella Bassa Austria, a Reichenau an der Rax, dove il 22 settembre 1878 nacque il loro primo figlio, Miguel Maximiliano. Dopo la nascita del suo primo figlio, la salute della giovane andò via via peggiorando; già delicata di costituzione, i parti difficoltosi la sfibrarono. Nonostante ciò la coppia ebbe poi altri figli: prima un alto figlio maschio, Francisco José, e infine una bambina che prese il nome di Maria Theresa.
La sua salute sempre più inferma, debilitata dai tre parti in tre anni, la condusse infine alla morte all’età di 20 anni, il 7 febbraio 1881. Dopo la sua scomparsa, la madre Elena si ritirò sempre più dalla vita pubblica.

martedì 9 aprile 2024

Ida Ferenczy, dama di compagnia dell'imperatrice Elisabetta


Nacque in una famiglia di nobili proprietari terrieri ungheresi a Kecskemét, quarta di sei figli nati da Gergely Ferenczy de Vecseszék e sua moglie Krisztina Szeless de Kisjácz. L'educazione che ricevette fu simile a quella della maggior parte delle donne nobili delle campagne ungheresi dell'epoca: imparò a leggere, scrivere, a parlare fluentemente il tedesco e approfondì lo studio da autodidatta. Il suo gusto letterario fu influenzato dalla scrittrice ungherese Ida Miticzky, che si era trasferita a Kecskemét nel 1862, che le insegnò il senso della letteratura e la preparò a diventare lettrice dell'imperatrice d'Austria.
Nel frattempo Sisi si era dimostrata sin da subito particolarmente appassionata circa la storia del popolo magiaro: durante il suo periodo di studi che l’avrebbe condotta a diventare sovrana d’Austria, la giovinetta aveva dovuto imparare tante cose nuove, compresa la storia delle terre che avrebbe governato. Ebbe dunque fra i suoi insegnanti pure il conte ungherese János Mailáth che il padre Massimiliano aveva assunto nell’autunno 1853. Mailáth si recava al palazzo di famiglia, l'Herzog-Max-Palais a Monaco di Baviera, tre volte alla settimana per tenere lezioni di storia: la duchessa Ludovica di Baviera, che assisteva alle lezioni anche con parte della sua Corte, rimase colpita dall'incredibile memoria di Mailáth che teneva le sue lezioni "senza l'ausilio di un libro", come scrive Christian Sepp nel suo libro dedicato alla mamma di Sisi. Si tenga presente che due anni più tardi il Mailáth si suicidò annegandosi nel lago di Starnberg insieme alla figlia: si dice che ciò avvenne per il mancato pagamento delle lezioni tenute alla futura imperatrice d’Austria, anche se Mailáth viveva già in condizioni di estrema indigenza.
Ad ogni modo, ritornando alla passione di Elisabetta per l’Ungheria, sappiamo che fra i suoi futuri insegnanti vi fu anche il giornalista e politico Maximilian Falk che non solo la supportò nel campo della lingua ungherese, ma la istruì pure nella storia, nella letteratura e nella cultura ungherese. Egli scriverà in seguito un memoriale sui suoi giorni presso l’imperatrice Elisabetta, pubblicato nel 1898 dopo la morte della sovrana. Da questa testimonianza sappiamo ulteriormente che fu per intercessione di Sisi che anche lo storico e vescovo Jácint Rónay poté ritornare in patria e in seguito venne eletto precettore del principe ereditario Rodolfo ma anche dell’ultima figlia della coppia imperiale, Maria Valeria. Stessa cosa avvenne per lo storico Mihály Horváth.
Dal 1863 Elisabetta iniziò a prendere assiduamente lezioni di ungherese per lo scandalo di tutta la Corte viennese che non vedeva di buon occhio il popolo magiaro dopo le rivolte del 1848. Per indignare ulteriormente l’aristocrazia viennese, Sisi iniziò dunque scegliersi le proprie dame di compagnia fra la nobiltà ungherese, così le venne presentato un elenco di donne idonee e, secondo Maximilian Falk, il nome di Ida Ferenczy era stato scritto in fondo alla pagina con una grafia diversa. Non è chiaro come e perché una donna della bassa nobiltà sia stata aggiunta alla lista, ma l'imperatrice la scelse come sua lettrice ufficiale. È lecito credere che dietro questa assunzione vi fossero il politico ungherese Ferenc Deák e il conte Andrássy.




Le due donne svilupparono subito una simpatia reciproca fin dal loro primo incontro: Sisi rimase colpita dal comportamento naturale, aperto e sincero della sua nuova dama di compagnia, mentre Ida trovò la sovrana molto affascinante, intelligente e bella. Ben presto divennero amiche e l'imperatrice, che spesso si sentiva sola a Corte, iniziò a confidarsi con lei usando l'ungherese quasi come una lingua segreta. Nei suoi riguardi Elisabetta utilizzava addirittura il tu, cosa che faceva solamente quando parlava con la sua famiglia.
Ida apparteneva a quel ristretto gruppo di dame alle quali era consentito l'accesso in ogni momento della giornata nell’appartamento privato di Elisabetta, tuttavia non le era permesso di accompagnarla nei suoi impegni ufficiali poiché la famiglia Ferenczy apparteneva alla bassa nobiltà. Ogni volta che però non stavano insieme, le due donne si scambiavano lunghe e calorose lettere.
Dopo il suo viaggio in Ungheria nel 1866, l'imperatrice iniziò una corrispondenza personale con i politici ungheresi che, in varia misura, si opponevano al governo e ai metodi di suo marito, Francesco Giuseppe, avvalendosi dell'aiuto e della mediazione di Ida. Dopo lunghe trattative l’intercessione di Elisabetta condusse i sovrani austriaci ad essere incoronati regina e re d’Ungheria.

Ida accompagnò Sisi nei suoi lunghi viaggi, insegnandole l'ungherese e leggendole ad alta voce in lingua.
Qui di fianco Ida in una fotografia scattata nel 1874 in occasione del primo viaggio in Inghilterra di Sisi. Dietro si riconosce il castello di Steephill sull'isola di Wight presso il quale l'imperatrice alloggiò con la Corte.


Qui sotto invece una simpatica fotografia di Ida Ferenczy, la dama sullo sfondo, e Maria Festetics in primo piano, in sella a due asinelli sulle tradizionali selle da amazzone per donne.
La fotografia è proprietà del Museo del Castello Reale di Gödöllő, dono di dono di Maria Tolnay Kiss.
Grazie al diario Maria Festetics sappiamo che questa foto venne scattata nel 1873 a Gödöllő durante la stagione di caccia autunnale. Le due donne divennero molto amiche e il loro carattere brioso e solare rallegrava le giornate dell'imperatrice Elisabetta: La Festetics era molto schietta e sarcastica, mentre Ida, così come scritto da Marius Karafiath nella sua biografia su Ida del 1935, aveva molto umorismo ed era assai gaia e allegra.



Dopo aver dimostrato di essere un'amica assolutamente leale e discreta, le furono affidati diversi incarichi e talvolta anche compiti piuttosto delicati, come organizzare un incontro anonimo tra l'imperatrice e Friedrich List Pacher von Theinburg ad un ballo in maschera, o facendo entrare l'attrice Katharina Schratt, amica intima dell'imperatore del monarca, attraverso le sue stanze nel palazzo imperiale di Vienna. I sobillatori della Corte tentarono in ogni modo di corrompere Ida per la quale non fu di certo facile vivere in quell’ambiente.
Nel 1890, su richiesta dell'imperatrice, Ida venne ammessa all'Ordine della Croce Stellata, un ordine molto rispettato fra le nobili dame cattoliche, venendo così elevata a un rango simile a quello delle più nobili dame aristocratiche dell'Impero.

 Una foto poco nota di Ida , a destra col vestito bianco, dama di compagnia, lettrice e intima amica dell'imperatrice.
A sinistra Maria Festetics, altra dama di compagnia di Elisabetta, e al centro un uomo sconosciuto forse al seguito della sovrana.


Quando l'imperatrice Elisabetta fu assassinata a Ginevra il 10 settembre 1898, Ida fu duramente colpita dalla tragedia avendo trascorso quasi quarant'anni al suo servizio senza mai sposarsi. Insieme alla figlia minore di Sisi si prese cura del suo patrimonio e portò con sé gran parte degli scritti dell'imperatrice quando lasciò la Corte.

Ida Ferenczy in un ritratto ufficiale del 1896 circa.





Si stabilì a Vienna, prima nella Reisnerstraße, non molto distante dal palazzo imperiale, poi in un appartamento nel quartiere di Schönbrunn. Il suo salotto fu luogo d'incontro di molte personalità della vita pubblica austriaca e ungherese che qui ricordavano e commemoravano, fra tanti cimeli, la compianta imperatrice.


Una foto meno nota del seguito dell'imperatrice Elisabetta nell'appartamento di Ida Ferenczy all'Hofburg. Da sinistra a destra: il barone Nopcsa, la contessa Festetics, il vescovo Mayer, Ida Ferenczy e il barone Widerhofer.
L'immagine sembra quasi una fotomontaggio di illustrazioni e quadretti messi per l'occasione; tuttavia va notato che l'appartamento dovrebbe essere lo stesso della foto che immortala la Ferenczy seduta in un salotto insieme ad una dama più anziana seduta allo scrittoio che da anni viene fatta passare per l'imperatrice Elisabetta.


 
Ida fondò a Budapest il Museo commemorativo della Regina Elisabetta, inaugurato nel 1908.
Visse altri trent'anni dopo la morte dell'imperatrice e dovette vedere la morte del fedelissimo gran maggiordomo di Sisi, il conte Franz Nopcsa, nel 1904, della contessa Marie Festetics nel 1923 e dell'arciduchessa Maria Valeria nel 1924, nonché la disgregazione dell'impero austro-ungarico durante la Prima guerra mondiale e l’esilio degli Asburgo.

Ida morì all'età di 89 anni il 28 giugno 1928 a Vienna e fu sepolta nel suo luogo di nascita, Kecskemét, nella cripta di famiglia dei Ferenczy.

domenica 12 dicembre 2021

L'imperatrice Sissi nuda


Il 22 dicembre 1872 l'imperatore Francesco Giuseppe si trovava al suo tavolo di lavoro intento a sistemare le sue carte e a leggere la posta. Fra le numerose lettere che giungevano a Sua Maestà, quel giorno ce n'era una particolarissima: conteneva infatti una fotografia di sua moglie Elisabetta completamente nuda. Accanto alla foto c'era una lettera con la quale uno sconosciuto cercava semplicemente di estorcere il monarca. Sulla busta era scritto "A Sua Maestà l'Imperatore d'Austria, Vienna" e allegata la seguente lettera: "Sire! Ho l'onore di inviarvi una fotografia di vostra moglie che appartiene ad una collezione che verrà distribuita ovunque! Credo che sarebbe spiacevole per Vostra Maestà se questi ritratti dovessero essere venduti, e ho ottenuto l'assicurazione dal fotografo che avrebbe distrutto i negativi e bruciato le fotografie se entro 14 giorni, cioè entro il 6 gennaio, sarebbero stati fatti pervenire 3000 franchi nelle mani del Sig. Cattelli, fermoposta Amsterdam. In caso contrario, e se si tentasse di scoprire l'identità del fotografo, alcune immagini entrerebbero subito in circolazione, anche per le strade di Vienna
I 3000 franchi francesi richiesti nel 1872 avevano l'equivalente di 1.200 fiorini austriaci, che a sua volta, secondo Stailtisk Austria, ammontano a circa 14.000 euro.
La foto allegata alla lettera mostrava una donna nuda che suonava una lira. I tratti del viso erano chiaramente riconoscibili come quelli dell'imperatrice, ma il corpo formoso non poteva in alcun modo corrispondere alla figura di Sissi e questo l'imperatore lo sapeva bene. Certo, rimase senza dubbio scioccato, perché prima d’allora non c'era mai stato un tentativo di ricatto di quel tipo.


Così la Cancelleria di Corte venne incaricata di risolvere la questione ed inviò la foto e la lettera minatoria alla direzione della Polizia imperial-regia di Vienna, affidando all'ispettore capo Albert Stehling "il discreto chiarimento del caso".
Poiché la lettera era stata spedita ad Amsterdam il 19 dicembre 1872, l'ispettore capo Stehling si recò immediatamente in Olanda; con l'aiuto dei suoi colleghi olandesi, scoprì che la foto originale della signora che suonava la lira proveniva "da una scatola di donne nude" dello studio fotografico van Rooswinkel & Co.
Il commerciante di giocattoli olandese, molto indebitato, Josef J. Kievits, poté essere identificato come acquirente delle immagini e successivo ricattatore. Un confronto tra la lettera intimidatoria inviata all'imperatore con una fattura, che il signor Kievits aveva emesso di suo pugno per la sua azienda, risultò chiara prova del suo ruolo da protagonista nell’estorsione.
L'ispettore capo Stehling fu dunque in grado di telegrafare a Vienna al direttore della polizia, Anton von Le Monnier,  il 7 gennaio 1873 facendo sapere di aver risolto il caso; riuscì persino a rivelare l'identità della donna nuda sul cui corpo era stata posta la testa dell'imperatrice. Come riferì Stehling al direttore della polizia viennese il 7 gennaio, la testa dell'imperatrice era stata messa su una foto della signora van der Ley, prostituta di Amsterdam.


Qualche anno fa l'Haus-, Hof- und Staatsarchiv  sulla Minoritenplatz di Vienna hanno fatto conoscere al mondo un atto con il numero "32/1872", scoperto per caso all'inizio degli anni '90 dall'allora direttore dell'Archivio di Stato che lo richiuse in una cassetta di sicurezza ed etichettato come "Non adatto alla pubblicazione". Solo quand'egli si ritirò, il suo successore consegnò i verbali di questo strano caso, composto da due fotografie, una nota di riscatto e il rapporto della polizia che sono tutt'ora conservate presso l'Archivio di Stato fra gli atti della polizia viennese. 

E il ricattatore riuscì a farla franca. Un processo giudiziario venne cancellato.





domenica 13 giugno 2021

Incidente a cavallo di Sissi

Mi sono reso conto che, parlando del casino di caccia della famiglia imperiale, non ho mai scritto dell’incidente a cavallo occorso ad Elisabetta che capitò proprio nelle vicinanze di Mürzsteg. Ebbene, è arrivato il momento...

Non lontano dal villaggio - per dirla più precisamente, tra Mürzsteg e Frein - un ruscello sgorga da una grotta carsica e cade come una cascata alta circa 50 m e confluisce nel Mürz che scorre sotto tramite altre successive cascatelle. Oggi è designata come monumento naturale austriaco.
Il sito prende il nome di Totes Weib (letteralmente “fanciulla morta”) ma non si sa esattamente da dove derivi. Varie leggende parlano di una donna che cadde dalla parete rocciosa e morì nella gola sottostante. È più probabile che il nome, come per le montagne austriache cosiddette Totes Gebirge (“Monti Morti” per tradurla alla meglio), risalga alla divinità celtica Toutatis Teutates, dea della fertilità e della ricchezza. Qualsiasi tipo di fonte era sacra ai Celti come porta per l’aldilà.


La strada originaria tra Mürzsteg e Frein conduceva lungo la sponda sinistra del Mürz e superava il deflusso della cascata con un ponticello le cui teste di ponte sono ancora oggi visibili. L’intera gola era accessibile mediante delle passerelle in legno malmesse che in ogni caso davano al luogo un aspetto davvero pittoresco, meta di molti viaggiatori del XIX secolo.


Sappiamo quanto Elisabetta fosse spericolata, instancabile amazzone, avventurosa e indomita. Non si tirava mai indietro neppure quando c’era pericolo, ma quand’ella ebbe questo incidente non fu di certo per sua imprudenza. Sissi stava attraversando un ponte di legno a picco sulla gola, quando il cavallo scivolò in un’asse rotto, rischiando di farla cadere nel vuoto. Ne abbiamo addirittura menzione nel diario di Maria Valeria che scriverà quanto segue: “26 agosto, Mürzsteg. Mamma ci ha raccontato la seguente AVVENTURA: andava a cavallo verso il “Totes Weibl”. Però i piccoli ponti senza parapetto le sembravano tanto sinistri che tornò indietro. Allorchè tornando addietro giunse ad uno di questi ponti, il suo pony Paddy mise lo zoccolo in un buco nel ponte – lei si sentì sprofondare e il cavallo stava già per cadere nell’abisso, quando la vide un operaio e la tiro giù da cavallo…


Proprio a causa di questo incidente, iniziò la costruzione d’una strada che fosse degna d’esser chiamata tale sulla riva destra del fiume Mürz, che fu aperta già nel 1884 – in seguito divenne Lahnsattel Strasse nome che porta ancora oggi. Il tunnel stradale "Totes Weib", costruito nel 1996 per rendere il luogo facilmente percorribile anche ai camion, prende il nome dal luogo della vicenda soprascritta e aggira l'area stretta e umida della cascata. La vecchia strada può ancora essere utilizzata come camminamento pedonale e pista ciclabile ed è presente un parcheggio all'imbocco sud della galleria, dal quale si può facilmente raggiungere il punto di fronte alla cascata.
Molti abitanti di Mürzsteg ricordano che qui v’era un capitello in ricordo dell’incidente occorso all’imperatrice, che comunque ebbe eco anche in tutti i giornali dell’epoca (non a caso qui potete vedere un’illustrazione da un quotidiani del tempo). Questo pannello è mostrato nella "Cronaca di Mürzsteg". La cronaca riporta anche che quando fu costruita la nuova strada, questo monumento fu trasferito nel vicino Museo della caccia di Neuberg. Ma il museo venne poi chiuso con la vendita dell'edificio dell'ex monastero e si perse traccia di questo oggetto. Fu in realtà conservato nella casa del guardaboschi a Scheiterboden.
E’ composto da due pannelli: la raffigurazione di San Giorgio e una lapide corrispondente. 



La particolarità dell’oggetto è che la lapide corrispondente alla raffigurazione di San Giorgio fu composta a mo’ di poesia dalla figlia di Sissi, Maria Valeria:
Heiliger Georg Reitersmann
Der vor Gefahr uns schützen kann
Der meine Mutter oft beschützt
Wo keines Menschen Hilfe nützt
Ich bitte Dich mit Zuversicht
Verweigere mir die Bitte nicht
Beschütze stets das theure Leben
Das mir das Licht der Welt gegeben.
Maria Valerie. Zur Erinnerung an den 26. August 1883

San Giorgio cavaliere
che può proteggerci dal pericolo
che spesso difende mia madre
Dove nessun aiuto è di alcuna utilità,
ti chiedo con fiducia
Non rifiutarmi la richiesta
Proteggi sempre la vita preziosa
che mi ha dato la luce del mondo.
Maria Valeria. In ricordo del 26 agosto 1883


Il casino di caccia della famiglia imperiale a Mürzsteg

L'imperatore Francesco Giuseppe partecipò probabilmente per la prima volta a una caccia al gallo cedrone tra Neuberg e Mürzsteg (in Stiria) nel 1852 e apprezzò molto la posizione d’alta montagna della zona, considerata durante la Monarchia una delle località di caccia più belle dell’Impero e parte dei terreni imperial-regi votati da sempre all’arte venatoria. Vi ritornò con Sissi già nel 1854 e in seguito ella stessa vi alloggiò diverse altre volte.

Per i pernottamenti ai quali, come al solito, l'imperatore non attribuiva grande importanza al comfort, lui e il suo seguito disponevano di alcune stanze di rappresentanza nell'ala sud-est del monastero cistercense di Neuberg. Se era necessario un pernottamento a Mürzsteg, Francesco Giuseppe trascorreva la notte nell'ufficio forestale locale mentre i suoi ospiti trovavano posto nella locanda del luogo. Questa situazione era ovviamente insoddisfacente a lungo termine, tanto che l'imperatore decise nel 1869 di far costruire un proprio villino per le cacce
Il 22 maggio 1869 Francesco Giuseppe scrisse: "Ho ordinato la costruzione di un casino di caccia […] per un costo stimato di 30.000 fiorini." Tuttavia, anche al tempo dell'imperatore, il rispetto dei costi di costruzione era evidentemente un problema, poiché i costi totali del nuovo edificio superavano significativamente il budget e alla fine ammontavano a più di 46.000 fiorini – tuttavia, va detto, i fondi destinati alla costruzione del villino non erano delle casse dell’Impero, ma fondi personali e privati di Sua Maestà l’imperatore.
progetti per la residenza di caccia vennero da August Schwendenwein von Lanauberg e dal suo socio, l'architetto di Corte Johann Roman von Ringe: si compose un edificio a due piani, fortemente strutturato nel cosiddetto Heimatstil e nel cosiddetto "stile svizzero", molto più modesto dell'edificio attuale; le pareti esterne erano intonacate e gli angoli dell'edificio erano enfatizzati da blocchi di pietra angolare, graticci in legno ai piani superiori. Sulla facciata principale c'era una veranda in legno al piano terra, mentre i lati dell’edificio erano delimitati da due sporgenze angolari. Quello a ovest mostrava un bovindo piatto al piano superiore. In origine era presente anche una rientranza con veranda sul lato nord.


Il casino di caccia Mürzsteg era un fattore economico da non sottovalutare in questa zona, a quel tempo ancora dominata dall'agricoltura. Gli artigiani coinvolti nella costruzione provenivano dalla Valle di Mürz, a meno che non fossero necessari specialisti di Vienna.
Il casino di caccia trovò posto sulla riva sinistra del Mürz, all'estremità settentrionale della cittadina di Mürzsteg. Ancora oggi è circondato da un grande parco, nel quale sono presenti molti alberi che furono piantati durante il periodo della Monarchia asburgica.



Grazie alla costruzione della Ferrovia Meridionale da Vienna a Trieste, il casino di caccia era assai comodo da raggiungere e la connessione “rapida” (per l'epoca) era estremamente favorevole per un imperatore che amava la caccia ma spesso aveva poco tempo per essa. Il treno raggiungeva la stazione di Neuberg e i restanti 13 chilometri fino al casino di caccia venivano coperti in carrozza. Qui ovviamente l’imperatore si dedicava alle cacce ma, nonostante la sua passione, si dedicava ai suoi doveri di sovrano: egli aveva infatti dei corrieri che portavano di notte da Vienna i documenti più importanti in modo che potesse leggerli nelle prime ore del mattino e, se possibile, occuparsene prima di rispedirli nella capitale col primo treno.
Il casino di caccia era comunque stato costruito non per gli eventi di rappresentanza, ma come svago per il sovrano e la famiglia imperiale tutta che vi invitata sovente numerose altre notabili personalità dell’Impero, parenti, principi, arciduchi ecc… Il tutto in un ambiente rilassato e modesto. I membri dell'aristocrazia europea partecipavano volentieri alle cacce di Corte, che si svolgevano in primavera e in autunno.
Durante la stagione venatoria una buona parte della popolazione maschile più giovane del luogo era impiegata come guida o altro personale di caccia. Anche il personale femminile addetto alle cucine, o di servizio, veniva reclutato localmente. Gran parte del cibo necessario per sfamare i notabili ospiti del villino, proveniva da fornai e macellai locali o veniva acquistato sempre in zona.
In realtà, naturalmente, si sapeva già in fase di progettazione che l'edificio era troppo piccolo per una foresteria imperiale, ma l'imperatore era considerato straordinariamente parsimonioso. Al piano terra erano previsti solo cinque sale. La più grande era sul lato sud e serviva da sala da pranzo. Al piano di sopra c'erano altre sei stanze per gli ospiti.
Nel 1879 l'ala nord-ovest fu ampliata per la prima volta al fine di aumentare significativamente il numero di stanze. Questa volta i progetti vennero dall'architetto di Corte viennese Ferdinand Kirschner che, creando una continuità col precedente edificio svizzero, aggiunse altre otto camere per gli ospiti e altre due stanze per la servitù. 

Oltre al principe ereditario Rodolfo, qui al piano superiore visse saltuariamente anche l’imperatrice Elisabetta che amava fare escursioni in zona, come la ben nota alle cascate “Tote Weib” a cavallo, quando ella rischiò di rimanerci secca allorquando cedettero le lastre di legno dei ponti sul getto d’acqua.
Nel 1883 fu istituito un sentiero per l'equitazione per l' imperatrice Elisabetta tra Kuhhörndl e Hocheck giacché qui ella non prendeva parte ad alcuna attività di caccia. Tre anni dopo, nel 1886, venne invece completato il parco intorno al casino di caccia e furono costruiti i tubi per l'acqua corrente.
Il casino divenne un luogo molto amato dalla famiglia imperiale che lo riempì con doni e regali ricevuti da ciascun membro per le più svariate occasioni: compleanni, feste di Natale, anniversari di matrimonio… Quadretti che l’imperatrice e l’imperatore appendevano alle pareti, pentolame, tappeti e via discorrendo. Molte di queste cose si conservano ancora all'interno del villino, altre vendute all'asta nel corso degli ultimi anni da Dorotheum e da Hermann Historica.
Nel 1903 il casino fu ampliato nuovamente sino a raggiungere l’aspetto attuale. A quel tempo stava diventando un po' vecchio e necessitava di ristrutturazione. In particolare, fu necessario sostituire i componenti in legno come soffitti e pavimenti. Al fine di fornire una migliore resistenza al clima occasionalmente ostile e umido, la facciata al piano superiore fu rivestita con scandole di legno, mentre il piano terra venne nuovamente intonacato e riverniciato. Tuttavia, ci furono dei ritardi poiché le scandole di legno necessarie non erano disponibili con breve preavviso. L'assessore all'edilizia Franz Ritter von Neumann, incaricato della ristrutturazione, modificò il tetto caratterizzandolo con avveniristici spioventi, messi in risalto da tre torri – quella centrale più possente.
I lavori furono eseguiti dal costruttore Alois Seebacher e dal falegname Franz Schreiner.

L'esterno del casino di caccia è rimasto sostanzialmente invariato da allora. L'arredamento delle stanze era funzionale fin dall'inizio, ma artisticamente insignificante e non così splendido come si potrebbe credere. La praticità era tutto e il collegamento con la caccia assai ridondante: secondo il gusto del tempo - in particolare per le case destinate ad un uso venatorio, ogni mobile era costruito con corna di cervo (conservati al museo d'arte applicata di Vienna), intagli d’ogni sorta, le pareti interne del vestibolo e di altre stanze erano densamente tappezzate di trofei di caccia. L'unica cosa degna di nota era l'uso frequente del legno di ginepro, che altrimenti non era molto popolare nella costruzione di mobili.





La sala giochi (o sala da pranzo) al piano terra era utilizzata per eventi di rappresentanza ed è ora dominata da un grande tavolo da biliardo acquistato dall’imperatore solo nel 1895. Sotto il soffitto in legno della sala da pranzo c'era un grande tavolo ovale per un massimo di 20 persone. Al centro di uno stretto angolo c'è un maestoso camino bianco. A destra e a sinistra di questo c'erano raffigurazioni di un cervo e un camoscio di Franz Xaver von Pausinger. Successivamente furono spostati sulla parete nord, dove sostituirono le numerose incisioni su rame di piccolo formato di Johann Elias Ridinger.
La stanza a sinistra dell'ingresso era occupata dall’amministratore del castello, ma veniva messa a disposizione del gestore di caccia durante la stagione venatoria. Le restanti stanze al primo piano erano stanze degli ospiti e alloggi della servitù. Non c'era la cucina a causa del rischio di incendio e del possibile fastidioso odore che avrebbe invaso tutta la struttura; era invece allestita in un edificio nel parco.
Nella tromba delle scale erano appesi alcuni rilievi lignei intagliati accanto a quadri con motivi di caccia.
L'appartamento dell'imperatore era al piano superiore, così come quello dei suoi ospiti abituali. La stanza più grande, collegata a quella di Sua Maestà, era usata occasionalmente come sala di ricevimento
Anche i pochi mobili rinvenuti qui erano in legno di ginepro.
La camera da letto era arredata in modo particolarmente semplice: consisteva in un letto in ferro, un mobiletto, uno sgabello e un tavolo. Le decorazioni parietali comprendevano un crocifisso e diverse incisioni su rame.
Nelle stanze adiacenti abitavano il principe Leopoldo di Baviera e il principe ereditario Rodolfo, arredati n modo similare.
Non si sa dove alloggiassero le guardie ed è molto probabile che non ce ne fosse nessuna, o che il posto di gendarmeria Mürzsteg fosse responsabile della sicurezza della famiglia imperiale.
Fu solo dopo l'ultimo ampliamento che il casino divenne un centro politico. Lo zar Nicola II fu ospite dell'imperatore nel casino nel 1903. I due leader firmarono il Protocollo Mürzsteger il 3 ottobre 1903, relativo al futuro dei Balcani. Qui sotto due foto dell'evento:



Anche l'imperatore tedesco Guglielmo II, il re Edoardo VII, il genero principe Leopoldo di Baviera e suo padre il principe reggente Luitpold di Baviera, si annoverano fra gli ospiti regolari del casino.
L'ultima volta che l'imperatore Francesco Giuseppe partecipò a una battuta di caccia nel distretto di Mürzsteg fu nel 1905. Naturalmente, possedeva un certo numero di altri casini di caccia in tutte le parti della monarchia. Mürzsteg, come la Kaiservilla a Bad Ischl, aveva però qualcosa di speciale per il suo carattere intimo e privato. Per renderlo felice fu ricreato in scala 1 a 1 per l'Esposizione internazionale di caccia del 1910 al Prater di Vienna.
Nell'ottobre 1918, pochi giorni prima della caduta della monarchia, l’ultimo imperatore d’Austria, Carlo, trascorse qui alcuni giorni di relax e di caccia.
La residenza, che era proprietà privata degli Asburgo, venne sequestrata dopo la caduta della monarchia a seguito della Prima guerra mondiale e fu occupata dalla Repubblica austriaca. Nelle sale ufficiali venne allestito un piccolo museo, con alcuni ricordi dell'Imperatore e della famiglia imperiale. Le altre stanze furono affittate agli ospiti estivi. Le cacce di Corte erano ovviamente finite per sempre.
Dopo la prima guerra mondiale, la proprietà imperiale divenne a tutti gli effetti di proprietà dello Stato e il nuovo proprietario del casino di caccia, allora disabitato, divenne nel dicembre 1919 la Fondazione per le Vittime di Guerra, che vi voleva costruire prima un sanatorio, poi una colonia di villeggiatura per orfani e, non ultima, una scuola elementare. Poiché nessuno di questi ambiziosi progetti si realizzò, si deciso di aprire il castello alla gente e stimolare così il turismo nell'alta valle del Mürz.
Per alleviare la penuria alimentare subito dopo la Prima, ma anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, il parco fu messo a disposizione della popolazione locale per la coltivazione di ortaggi.
Lo stato corporativo amico degli Asburgo permise ai membri della famiglia imperiale di recuperare i beni che furono nazionalizzati nel 1918/19. Mürzsteg venne restituito nel gennaio 1938 a Otto d'Asburgo. Tuttavia, non poté goderselo a lungo perché nel marzo dello stesso anno l'Austria fu costretta ad aderire al Reich tedesco e i nazionalsocialisti accusarono Otto di alto tradimento e confiscarono nuovamente la sua proprietà.
Il casino di caccia Mürzsteg, nel quale nel frattempo era stato istituito un ufficio anagrafe, fu consegnato all’Ufficio Forestale del Reich.
Verso la fine della guerra, Ferenc Szálasi, il capo del Partito delle Croci Frecciate ungheresi (di stampo filo-nazista), nascose dei tesori nella residenza per proteggerli dall'avanzata dell'Armata Rossa. Il tesoro includeva la Sacra Corona d'Ungheria, oltre a indumenti reali, scettri, un globo e una spada di Stefano I d’Ungheria. Lo stesso Szálasi fuggì poi più a ovest con queste preziosità che furono in seguito messi in un barile e affondati nel lago Mattsee – furono recuperati dagli americani e consegnati al governo ungherese solo molti anni dopo.
Mürzsteg fu occupata dalle truppe russe da maggio a fine luglio 1945. Ma questi dovettero ritirarsi di nuovo perché la Stiria fu dichiarata zona di occupazione britannica.
Il castello sopravvisse indenne alla guerra mondiale e non fu saccheggiato dai soldati russi giacché l’amministratore Viktor Mittendorfer condusse un generale russo, che chiese di essere ammesso con i suoi soldati, attraverso il castello e fu in grado di spiegargli il passato storicamente significativo della casa, inclusa la visita dello zar Nicola II nel 1903. Il generale scrisse una piccola nota in cirillico che metteva la residenza sotto la sua protezione. La appese alla porta d'ingresso cosicché tutti i soldati russi potessero leggerla ed evitare di saccheggiarla.
Karl Renner fu eletto primo presidente federale della Seconda Repubblica il 20 dicembre 1945. Renner scelse come sua residenza ufficiale l'ala leopoldina dell'Hofburg, dove ancora oggi lavora il presidente federale. Il casino di caccia di Mürzsteg fu presto scelto dal 1947 come residenza estiva del capo di Stato, perché si trovava nella zona di occupazione britannica ed era quindi fuori dal controllo dei sovietici.
Oggi il casino di caccia è di proprietà della Repubblica d'Austria. È stato continuamente rinnovato, anche se le stanze ufficiali sono rimaste sostanzialmente invariate. La Burghauptmannschaft d'Austria (una sorta di ministero per la tutela dei Beni Culturali) gestisce ora il villino di Sua Maestà.
Sebbene Mürzsteg sia generalmente conosciuta come la residenza di caccia imperiale, qui vissero solamente due monarchi, l'imperatore Francesco Giuseppe e il suo pronipote Carlo I, mentre negli anni dalla fine della Prima guerra mondiale fino ad oggi praticamente tutti i presidenti della Repubblica austriaci trascorsero, almeno in parte, le vacanze estive nel casino di caccia.